24 ore di Daytona 2020 | Record, albo d’oro e statistiche

La cinquantottesima edizione della 24 ore di Daytona è alle porte: la storia del tracciato e della corsa, le statistiche, i record e le curiosità della classica di inizio stagione

Il Tracciato

Il Daytona International Speedway è inaugurato nel 1959 da Bill France, come successore del popolare circuito di Daytona Beach: l’immenso triovale di 2,5 miglia con un banking di ben 31% è da allora la sede spirituale della NASCAR e della sua gara principale, la Daytona 500.

Tuttavia fin dall’inizio si decise, diversamente dall’Indianapolis Motor Speedway, di ospitare altre gare: nell’estate del 1959 iniziò la costruzione di un circuito stradale interno, che collegato all’anello aveva la lunghezza di 6132 m: per via della forma a ferro di cavallo il tracciato interno è noto come “International Horseshoe”, in seguito intitolato anche a Pedro Rodriguez. Il tracciato ha subito modifiche importanti solo nel 1973, con l’inserimento della chicane sul rettilineo di ritorno, e nel 1985, con l’accorciamento della prima parte del “ferro di cavallo” e l’inserimento delle esse iniziali, che lo hanno portato ai 5729 m attuali.

Rispetto agli standard europei Daytona è un circuito assai più “rustico”, con un asfalto ricco di bumps, anche se non ai livelli di Sebring.

Nel 1998 Daytona si dotò di un immenso impianto di illuminazione, il quale è però tenuto acceso solo al 20% durante la 24 ore, con il circuito stradale che rimane particolarmente buio. Essendo inverno, la notte dura 13 ore e 20 minuti, rispetto alle 8 ore di Le Mans. In confronto al WEC, L’IMSA consente solo 4 meccanici “oltre il muro” per rifornimento e cambio gomme, che però posso essere svolti in parallelo

La Rolex sponsorizza l’evento dal 2006, e ognuno dei vincitori riceve in premio un orologio della casa svizzera.

24 ore di Daytona | Quali insidie comporta il banking da 31°?

La Storia daytona 24 ore record

Nel 1962 Daytona esordì nel Mondiale Marche con la Continental 3 Hours. Nel 1964 la gara fu allungata a 2000 km, e nel 1966 si tenne la prima 24 ore di Daytona, vinta da Miles e Ruby sulla nuova Ford GT Mk. II, l’inizio di una annata triondale per l’ovale blu nella sua battaglia contro Ferrari. Nel 1967 fu Ferrari a prendersi una grossa rivincita contro la Ford (colpita da diversi guasti), con una celebre tripletta delle nuove 330 P4, immortalata dall’arrivo in parata. La 24 ore di Daytona entrò così a far parte della cosidetta “Triple Crown” dell’Endurance, assieme alla 12 ore di Sebring e a Le Mans, e non era affatto meno probante di queste: il banking causava grossi problemi alle fragili sospensioni delle Sport, e la visibilità non era certo quella delle NASCAR.

L’era del dominio Porsche e delle GTP

L’edizione 1968 vide la prima vittoria per Porsche, che dominerà le edizioni 1970 e 1971 con le Porsche 917K, e esclusa la vittoria nel 1972 della Ferrari 312PB (in una gara accorciata a 6 ore) e nel 1976 della BMW, andrà a vincere tutte le gare degli anni ’70 con le Carrera GT e in seguito con la 935.

Il dominio di Stoccarda non finì anche quando nel  1982 la gara cessò di essere parte del Mondiale Sport Prototipi, giacchè le nuove Porsche 962, adattate al regolamento IMSA GTP (simile al gruppo C) continuarono a mietere successi con piloti del calibro di Foyt, Derek Bell, Boutsen e Al Unser, fino alla vittoria della Jaguar XJR-9 nel 1988, bissata nel 1990 con la XJR-12.

Le ultime due edizioni con la classe GTP furono vinte dalla Nissan R91CP del team ufficiale nel 1992, e dalla Toyota Eagle Mk.III del team All American Racers, il team di Dan Gurney, una vettura in anticipo sui tempi che ha detenuto fino all’anno scorso il record del tracciato.

Immagini Toyota

L’era delle WSC

Nel 1993 l’IMSA introdusse una nuova categoria di punta, le World Sports Car, una classe di prototipi aperti, più economica e accessibile. Ai più casalinghi prototipi iniziali si sostituirono poi i Riley & Scott Mk III e la Ferrari 333SP, l’ultimo prototipo di Maranello, che domineranno l’IMSA negli anni successivi, con 3 vittorie per il primo e una vittoria, nel 1998 per la 333SP, la #30 di Giampiero Moretti, Baldi, Theys e Luyendyk.

L’era GRAND-AM

Nel 1999 dopo alterne vicende il mondo endurance americano si scisse in 2 categorie: la tecnologica ALMS, ideata da Don Panoz e collegata ai regolamenti ACO Le Mans, e la Grand American Road Racing Association, o Grand AM, ideata da Jim France.

Quest’ultima, essendo di proprietà della NASCAR, gestì dal 2000 la 24 ore di Daytona, con uno sguardo rivolto alla riduzione dei costi: dal 2003 vennero introdotti i Daytona Prototype, prototipi semplici, con telaio a tubi d’acciaio e motori derivati dalla serie. Curiosamente nel primo anno di questa classe fuuna Porsche 911 GT3 a vincere, a causa dell’inaffidabilità dei prototipi.

I DP, sebbene poco attraenti, erano favoriti dalle squadre per i costi bassi, e vi erano diversi motori disponibili, tra cui Chevrolet, Porsche, Ford e BMW.

Nel 2014 le due serie si sono riunitesotto il marchio IMSA, e e per 3 anni i Daytona Prototypes e le LMP2 corsero insieme; dal 2017 i primi sono stati sostituiti dalla classe DPi, derivata dalla LMP2 2017, che formano le due classi di prototipi attuali, mentre le GT sono rappresentate dalla classe GTLM (identica alla GTE) e dalla GTD (parificata alla GT3).

I record

La Victory lane del 2018
  • Distanza in gara: 4,629.84 km, Barbosa/Albuquerque/Fittipaldi, Cadillac DPi, 2018.
  • Record in qualifica: 1:33.685 (media di 220,14 km/h), Oliver Jarvis, Mazda RT24-P, 2018
  • Giro più veloce in gara: 1.34.504, Felipe Nasr, Cadillac DPi, 2019
  •  Record in qualifica GTLM: 1.42.257, Nick Tandy, Porsche 991 RSR, 2019
  • Giro più veloce in gara GTLM: 1.42.908, Colton Herta, BMW M8 GTE, 2019

Albo d’oro (1966-2019)

Costruttori:

  1. Porsche: 22 vittorie (1968, 1970–71, 1973, 1975, 1977–87, 1989, 1991, 1995, 2003, 2009–10)
  2. Ford: 6 vittorie (1966, 1997, 1999, 2012, 2015)
  3. BMW, Cadillac, Chevrolet, Lexus: 3 vittorie

Piloti:

  1. Haywood, Pruett: 5 vittorie
  2. Rodriguez, Wollek, Gregg, Stommelen: 4 vittorie
  3. Redman, Wallace, Leitzinger, Bell, Montoya, Rojas, Fittipaldi C., Barbosa: 3 vittorie

La gara del 2019

Immagini BMW Motorsport

Daytona è colpita da una forte perturbazione, la pioggia non lascia tregua ai concorrenti, e vi sono parecchie interruzioni dovute alle condizioni critiche e a incidenti. L’ultima bandiera rossa, esposta a 2 ore dalla fine, di fatto conclude la gara.

In DPi le Mazda, partite in pole, soffrono di problemi tecnici, mentre le Acura, pur rimanendo molto vicine alle Cadillac, non riescono a porsi in testa. La vittoria è decisa pochi minuti prima dell’ultima bandiera rossa, quando Felipe Nasr, al volante della Cadillac #31, sbaglia la scivolosa staccata di curva 1, cedendo la testa a Fernando Alonso sulla Cadillac #10 Wayne Taylor Racing, che vedeva al volante anche Kobayashi, Jordan Taylor e Van Der Zande. Chiude terza la Acura #7, quarta la Nissan del team CORE.

In LMP2 è trionfo per la Dragonspeed con Gonzalez/Maldonado/Saavedra/Cullen

In GTLM la BMW con Farfus/De Philippi/Eng/Herta porta a casa il primo prestigioso successo della BMW M8, dopo una lunga lotta sotto la pioggia con la Ferrari #62 Risi Competizione.

Secondo successo di fila per la Lamborghini in GTD, dopo un finale convulso che incorona la #11 di Ineichen/Bortolotti/Engelhart/Breukers

 

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24 Ore di Daytona | Orari TV e anteprima

Francesco Ghiloni

Studente universitario e grande appassionato di motorsport, specialmente di endurance.