24 ore di Daytona | Quali insidie comporta il banking da 31°?

A poco più di due settimane dalla 24 ore di Daytona, andiamo a scoprire le insidie legate al banking dell’ovale della Florida, uno dei più ripidi al mondo.

 

La 24 ore di Daytona inaugura la stagione motoristica in pista. Oltre a rappresentare una delle corse di durata più importanti al mondo, la classica della Florida è celebre per l’accentuato banking delle curve nella sezione dell’ovale.
Largamente diffuso nei tracciati americani, il banking consiste in una pendenza laterale rispetto alla direzione di marcia. L’inclinazione consente così di raggiungere velocità di percorrenza di curva maggiori.  Con i suoi 31°, quello di Daytona è tra i più ripidi al mondo, rappresentando una grande sfida per piloti e ingegneri. banking Daytona

Stress enorme sugli pneumatici!

Il principio alla base del banking è il seguente.
In curva, per tenere l’auto in traiettoria gli pneumatici devono esercitare una forza laterale diretta verso l’interno pari e opposta a quella centrifuga. In una curva in pendenza, il peso della vettura, scaricandosi verticalmente, avrà una componente perpendicolare all’asfalto ed una parallela ad esso. Quest’ultima componente è diretta verso l’interno della traiettoria e quindi aiuta gli pneumatici nel loro compito di opporsi alla forza centrifuga verso l’esterno.
Inoltre, la stessa forza centrifuga, essendo diretta in orizzontale esternamente, in parte si scarica perpendicolarmente al banking e solo la parte restante è parallela all’asfalto.
In questo modo, grazie al contributo del peso e alla scomposizione della forza centrifuga, il carico di lavoro laterale sugli pneumatici è nettamente minore, consentendo di raggiungere velocità maggiori.

Banking Daytona
Nelle caselle verdi, in rosso sono evidenziate le componenti delle forze sugli pneumatici in più o in meno rispetto ad una curva senza banking

D’altro canto aumenta il carico verticale sugli pneumatici stessi. Infatti, se parte del peso non si scarica più perpendicolarmente a terra, ma è diretto parallelamente al banking, sulle gomme viene a gravare una componente della forza centrifuga.
Con un banking di 31° quale quello di Daytona, la forza peso sugli pneumatici sarà minore di circa il 15%, ma viene a gravare anche circa il 50% della forza centrifuga.
Inoltre, la forza peso è il prodotto della massa per g, l’accelerazione di gravità terrestre, mentre la forza centrifuga è il risultato della massa moltiplicata per 1, 2, 3, 4 o anche 5 volte lo stesso valore g. In proporzione quindi, la forza verticale in più sugli pneumatici è notevolmente maggiore della componente del peso che viene a mancare.

Quanti problemi nel 2018

L’aumento del carico verticale comporta due tipi di rischio.
Il primo è legato a un collasso strutturale o ad un’esplosione della gomma stessa.
Secondariamente, oltre un certo valore di forza verticale, il grip garantito dallo pneumatico inizia a diminuire, arrivando fino a una perdita del controllo.
Nella 24 ore di Daytona del 2018 ad esempio si è assistito a numerose forature e altri problemi, che hanno condizionato la gara di alcuni team dotati di pneumatici Continental. Il tutto perché le squadre, nel tentativo di estremizzare l’assetto e la performance, non hanno rispettato i range di pressione e camber consigliati da Continetal o hanno percorso un eccessivo chilometraggio con lo stesso treno di gomme , incappando di conseguenza nei problemi di affidabilità e nelle insidie del banking.

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Foto: Autoweek.com

Trovare l’assetto giusto a Daytona può essere estremamente complicato. Gli pneumatici infatti devono adattarsi all’escursione termica dal giorno alla notte, non perdere eccessivamente grip nelle numerose neutralizzazioni e bilanciare prestazione e usura. Il tutto dev’essere raggiunto senza correre con un set-up estremo, che sul banking può portare a esplosioni e forature, come avvenuto nel 2018.

I 31° del banking costituiscono uno dei tanti motivi di fascino della 24 ore di Daytona, aggiungendo un’ulteriore insidia alle numerose già presenti in una gara endurance.

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Carlo Platella

Nato e cresciuto a Torino, studio ingegneria dell'Autoveicolo nel Politecnico della mia città. Ho una grande passione per il motorsport in tutte le sue forme che mi piace trasmettere negli articoli. Ho lavorato nella Squadra Corse della mia università con la speranza un giorno di entrare in Formula 1.