50 sfumature di auto – Come tamponare alla grande anche se hai la frenata automatica d’emergenza

In questo nuovo articolo di 50 sfumature di auto, affronteremo un altro dei temi fondamentali del mondo automotive: la frenata automatica d’emergenza.

frenata automatica emergenza
Credit: Gestionefast.it

La parola ADAS mi ricorda il nome di un detersivo. Advanced Driver Assistance Systems. Indubbiamente l’acronimo funziona ma continuo a pensare che si poteva trovare di meglio. Per ADAS si intende tutta la famiglia dei sistemi di sicurezza (e comfort) che sono e saranno sempre più presenti sulle vetture di nuova generazione. frenata automatica emergenza

Tra questi il più importante è certamente l’AEB, Autonomous Emergency Brake, il sistema di frenata automatica d’emergenza. I tamponamenti rappresentano un terzo del totale degli incidenti stradali e, secondo lo studio della Fondazione Caracciolo, le vetture dotate di AEB riducono di circa il 50% i rischi di tali collisioni. Se avessi letto questa statistica qualche tempo fa avrei evitato un gran bel botto. Probabilmente mi sarei domandato chi fossero quei cazzari che rappresentano quell’altro 50%, cioè quelli che riescono a tamponare pur avendo l’AEB sulla loro auto. Eccone uno, presente!

Ricordo perfettamente quando ritirai da un noleggiatore la mia prima auto con il sistema di frenata automatica. L’immediata tentazione fu quella di testarlo cercando di schiantarmi contro una vettura ferma al semaforo. Niente da fare, l’istinto di sopravvivenza interviene prima e mi ritrovai a frenare. Dopo pochi giorni alla guida di quest’auto riuscii a sentire almeno l’avviso acustico. Ero in una rotonda in cui il veicolo che mi precedeva stava svoltando a sinistra senza preavviso. Mi dissi: “Ma allora ci sei!”. Da quel momento ho sempre pensato di avere a bordo un angelo custode capace di mettermi al riparo da qualsiasi distrazione o brutta abitudine alla guida. Ma è esattamente così?

Che siate pilotini o tassisti mancati, alla guida di un’auto il momento del fesso arriva per tutti. Il mio più recente è stato un lunedì mattina di qualche tempo fa in cui mi spostavo sull’Autostrada A4, una stradina niente male con 100.000 veicoli che ogni giorno sgomitano tra seconda e terza corsia. Parafrasando il film Fight Club, “la prima regola dell’A4 è: mai parlare dell’A4”. Qui, negli orari di punta, le regole della strada vengono sostituite da quelle della savana: correre sempre, inseguire, mai mollare. Pena ritardo assicurato.



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In un contesto di frenate e accelerazioni improvvise, ero preceduto da un furgone e in una ripartenza da fermo lo tallonavo come un’ombra pensando di ricreare spazio d’arresto man mano che la velocità fosse salita. Di fronte a noi il sole quel giorno sorgeva maledettamente alle 7,52 e per un attimo, quello fatidico, non ho visto nulla. L’AEB ha suonato e quasi immediatamente ha frenato con vigore, ancora prima che io potessi intervenire. Si andava solo a 70 chilometri all’ora ma il furgone era praticamente quasi fermo a ruote bloccate. A Bologna direbbero che ho dato un gran busso! Il radiatore ha esalato subito l’ultimo respiro. Il resto ve lo lascio immaginare: spostare l’auto dalla terza corsia, ricevere insulti vari dall’autista del furgone con accento dell’est Europa, osservare sguardi di compatimento da parte degli automobilisti che seguivano e compilare una constatazione amichevole della mia evidente imbecillità.

Perché è successo? AEB, ti eri addormentato? L’ho chiesto a Giac, al secolo Ingegner Giacomo Vitali, mio socio, collega e mentore per tutto ciò che è tecnica automobilistica. Riporto di seguito i cinque punti chiave che mi ha illustrato per comprendere l’intervento della maggior parte dei sistemi AEB in circolazione. Date retta a chi non aveva capito una mazza: leggeteveli un paio di volte.

1)    Esistono diverse soluzioni di AEB. I più sofisticati utilizzano telecamera + radar, intervengono a tutte le possibili velocità dell’auto e riconoscono sia pedoni che ciclisti oltre ai veicoli che precedono;

2)    Il sistema AEB monitora il tempo che manca all’impatto con l’ostacolo che precede. Questo tempo dipende dalla differenza di velocità e dalla distanza dall’ostacolo stesso. Se si riduce drasticamente L’AEB interviene;

3)    Quando manca un po’ meno di 2 secondi all’impatto il sistema avverte il guidatore con un segnale luminoso sul quadro strumenti e un avviso acustico;

4)    Se dopo gli avvisi il conducente intervenisse frenando, il sistema avrà svolto la sua funzione primaria: avvertire chi guida per lasciarlo a quel punto agire nella maniera ritenuta più consona. Ad esempio il conducente potrebbe decidere di ridurre la velocità ma simultaneamente evitare l’ostacolo grazie alla direzionalità dell’auto, garantita dall’ABS anche in fase di frenata in condizioni di scarsa aderenza.

5)    Se, dopo gli avvisi acustici e visivi, il conducente (molto distratto) non dovesse reagire, quando saremo a meno di 1 secondo dall’impatto, l’AEB interverrà con la massima frenata possibile, evitando la collisione con l’ostacolo o, quantomeno, limitando i danni grazie alla riduzione della velocità. L’esito dell’azione da parte dell’AEB dipenderà da diversi fattori come l’aderenza del fondo stradale, l’usura degli pneumatici o l’efficienza dell’impianto frenante.

Giac, ma che succede se guido perennemente a meno di un secondo dall’impatto? “Quello che accade lo sai già perché hai fatto quattromila euro di danni e te la devi finire di guidare come se fossi in pista a cercare la scia di chi ti precede! Fai una bella cosa, comprati un’auto che oltre all’AEB sia dotata anche di Active Cruise Control che gestisce al posto tuo la corretta distanza di sicurezza.”

Touché! Fine dell’intervista all’Ing. Vitali. Non parlo più!

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Marco Cucchi

Formatore, consulente e coach nel settore automotive, cofondatore di HL Consulting srl, appassionato di Motorsport, autore del libro "Ayrton Senna, io c'ero" Edizioni Acar.