Amarcord – Accadde oggi, 14 febbraio

#F1OnThisDay – 14 Febbraio

Puntata molto particolare della ormai rinomata serie #F1OnThisDay. Ci ritroviamo oggi a parlare di un ragazzo svedese nato proprio in queste ore a Örebro in una fredda giornata del 1944. Stiamo parlando proprio di lui, Ronnie Peterson. Difficile racchiudere in poche parole la carriera di uno dei più eccitanti talenti della F1.

Ronnie Peterson 14 febbraio
Foto: [unknown]
Dopo aver corso in varie formule minori (tra kart, F3 e F2) sbarca in Formula 1 nel 1970 con la March. Ci mette poco ad adattarsi e concluse la sua seconda stagione al secondo posto dietro a Jackie Stewart.

Dopo la deludente stagione ’72 decise di passare sotto il comando di Colin Chapman. E fu proprio con la Lotus che si diffuse il fenomeno Peterson. Nei due anni successivi raccolse sette vittorie facendo impazzire il pubblico con le sue linee al limite. Ed è proprio cosi che ci piace ricordarlo: in curva, sui 200 km, con la macchina piegata.

Costretto a correre con la vecchia auto nel ’75 matura la decisione di lasciare il team ma, né alla March (con eccezione per la vittoria a Monza nel ’76), né alla Tyrell riesce a trovare una macchina competitiva.

Poi finalmente arrivò la grande occasione. Quella che ti arriva una volta nella vita. Nel ’78 decise di tornare alla Lotus. La macchina andava forte ma ogni storia che si rispetti ha i suoi alti e bassi. Chapman gli fece sottoscrivere un contratto da secondo pilota portando Peterson a firmare con la McLaren per la stagione successiva. Ma in pista lo svedese aveva ben pochi rivali. Vinse due gare, arrivò sette volte a podio e si giocò il mondiale con il compagno Mario Andretti.

La stagione procedeva a gonfie vele. Già ad agosto la Lotus poté festeggiare, grazie ad una magistrale gara all’Osterreichring dello svedese, il campionato costruttori.

Mario e Ronnie si giocavano il mondiale. Rispettivamente primo uno e secondo l’altro avevano dominato per tutto il campionato. L’unica pecca erano quei vincoli contrattuali che non permisero mai a Peterson di scavalcare il compagno.



E arriviamo proprio qui. In Italia, a Monza. Nel circuito che più segnò la carriera del talento scandinavo. In pochi anni aveva collezionato ben 3 vittorie e un secondo posto. Insomma, anche quando tutto andava male, quando la macchina non era competitiva, a Monza si accendeva qualcosa che lo faceva andare più veloce di tutti.

Ma questa volta la storia fu diversa. Per Peterson fu una gara maledetta già dal sabato. Ruppe il motore dopo aver segnato il secondo giro più veloce nelle qualifiche e gli fu affidata la macchina di riserva concludendo le qualifiche in quinta posizione.

Al via i 24 mostri scatenarono la loro furia, ma la magia fu spezzata da un’incidente nelle retrovie. L’eccitazione fu subito oscurata dalla paura. Una decina di macchie coinvolte, detriti ovunque, l’esplosione… La Lotus di Peterson dopo aver toccato la McLaren di Hunt urtò violentemente il guardrail ed esplose.

Ronnie Peterson Monza 1978
© [unknown]
Fu subito chiaro che la situazione era grave. Lo stesso Hunt aiutato da Regazzoni e dai Leoni della CEA estrassero con difficoltà lo svedese. Fu portato all’ospedale Niguarda, cosciente, ma con gravi ferite agli arti inferiori. Subì un lungo intervento ma nella mattinata successiva si spense a causa di un’embolia.

E fu così che ci lasciò uno dei talenti più eccitanti che abbia mai guidato una F1. Lo ricordiamo oggi con le parole pronunciate da Gilles Villeneuve qualche anno dopo il tragico incidente di Monza: la gente vuole piloti che escono di curva spazzolando come faceva Ronnie Peterson!

Matteo Franzo
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Matteo Franzo

Grande appassionato di motorsport, specialmente anni '70 e '80. Grazie ad articoli nostalgici vi porterò a rivivere le grandi opere del passato con la speranza di trasmettervi questa sana passione.