Amarcord | Accadde oggi: 24 marzo 1991, Senna conquista il Brasile con il cambio rotto

24 marzo 1991: per molti sarà una data come tante. Per chi vive di motorsport, no. Perché il 24 marzo 1991 vide disputarsi uno dei Gran Premi più amati di sempre. Il 24 marzo 1991, Ayrton Senna su McLaren vinse la sua prima gara di casa, sul circuito di Interlagos. E lo fece in un modo molto particolare. Molto “Senna”, potremmo dire. Senna Brasile 1991

Senna Brasile 1991
foto: f1i.com

Ayrton Senna, all’inizio della stagione 1991 di Formula Uno, è un due volte campione del mondo. Nel marzo di quell’anno, in concomitanza con il suo trentunesimo compleanno, si accinge a correre il Gran Premio del Brasile, a casa sua. Senna quel Gran Premio non l’ha ancora mai vinto, e la posta in gioco è alta. Con un Prost che in quella stagione raramente avrà la possibilità di confrontarsi da vicino con il grande rivale, il brasiliano non vede un gran pericolo nel francese; diverso è il discorso “Nigel Mansell”: è il britannico su Williams il primo leone da cui guardarsi. E così si arriva all’attesa domenica. Senna Brasile 1991

Senna, forte della pole position conquistata il giorno prima, scatta lasciandosi il resto della griglia dietro, ad eccezione proprio di Mansell: l’inglese, trascorsi i primi venti giri, chiude il gap attaccandosi alla coda della McLaren numero 1 e, pur non riuscendo a sorpassare un concentratissimo Senna, non lo lascia scappare verso quella che avrebbe benissimo potuto essere una vittoria in solitaria. Per ben trenta giri la situazione resta invariata, con Mansell pericolosamente vicino all’eroe di casa; poi, mentre il meteo sul circuito paulista continua a mostrarsi inclemente, ecco la svolta inaspettata: Mansell è vittima di una foratura. Dopo il pit stop riparatore è la monoposto a iniziare ad abbandonarlo, facendolo finire in testacoda e portandolo all’ormai ovvio ritiro.

Buon per Senna, no? Tecnicamente, sì: ora Ayrton può andare a prendersi con estrema facilità la tanto agognata vittoria di casa. Se non fosse che, intorno al sessantesimo giro, il cambio della McLaren comincia a dare segnali di cedimento: prima Senna perde la quarta marcia, e poi, a pochissimi giri dal traguardo, lo abbandonano anche la terza e la quinta. Morale: il cambio si blocca in sesta, e Ayrton deve fare quel che può per portare la sua monoposto verso la bandiera a scacchi prima degli altri. In questo caso, “fare quel che può” si traduce in un immane sforzo fisico: nelle curve medio-lente la monoposto quasi si ferma, e per tenerla sotto controllo il brasiliano dà tutto ciò che gli è rimasto. Inoltre, Riccardo Patrese si sta facendo sotto malgrado dei problemi analoghi.

Alla fine è Senna a tagliare il traguardo per primo: urla di gioia per avere finalmente vinto a casa, poi si lascia andare nell’abitacolo,;stremato dagli sforzi degli ultimi giri grazie ai quali si procura febbre e crampi. Il beniamino di casa viene tirato fisicamente fuori dalla monoposto e condotto al podio sull’auto medica; quando gli consegnano il trofeo, quasi non riesce a sollevarlo. Ma il dolore poco importa: Ayrton ha appena vinto in Brasile, per la prima volta, davanti alla gente che tanto credeva in lui; la stessa gente che, tre anni più tardi, inonderà le strade di San Paolo per porgere l’ultimo omaggio a uno degli uomini più amati del Paese. Senna Brasile 1991

Il Gran Premio del Brasile di quell’anno fu una delle tante dimostrazioni del valore del pilota Senna. Fu uno di quegli episodi che lo introdussero di diritto nel novero dei migliori. E il fatto che la vittoria più attesa fu anche una tra le più sofferte non fa che confermare che il “mito” è davvero degno di quel nome.

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Martina Andreetta

Studentessa di lingue e comunicazione con una grande passione per il motorsport. Un giorno sogno di far parte di questo mondo.