Amarcord | Accadde oggi, 26 marzo 1952: nasce Didier Pironi, vero campione del mondo 1982

Il terzo appuntamento della nostra rubrica “Accadde oggi” ci porta a narrare le gesta di uno dei personaggi più chiacchierati e controversi della storia della Formula 1 e della Ferrari: Didier Pironi, che il 26 marzo avrebbe compiuto 68 anni. Didier Pironi F1 1982.

Didier Pironi F1 1982
Credit: flickr

La sua figura suscita infatti emozioni contrastanti, soprattutto nei fan della Rossa. C’è chi lo ritiene il principale responsabile della morte dell’idolo delle folle Gilles Villeneuve. Ma è anche colui che, a suon di grandi prestazioni, stava conducendo la Ferrari sul tetto del mondo. Ma di questo ne parleremo più avanti. Didier Pironi F1 1982.

Le origini e gli anni nelle categorie minori Didier Pironi F1 1982.

La sua vita, sin dal principio, somiglia tanto alla pellicola di un film: Didier nasce a Villecresnes, nei pressi di Parigi, il 26 marzo 1952. Le sue origini italiane sono facilmente intuibili dal cognome. Sua madre, originaria di Villesse, piccolo comune nel goriziano, è poi emigrata per motivi di lavoro in Francia, dove la sua famiglia ha fatto fortune nel campo dell’edilizia. Didier Pironi F1 1982.

Come in ogni famiglia abbiente che si rispetti, la volontà è quella che i successori portino avanti l’azienda in futuro. Ed invece Didier si appassiona all’automobilismo grazie al cugino Josè Dolhem. Cugino sì, ma anche fratellastro: i due hanno infatti lo stesso padre, Louis Dolhem, ma madri diverse e per giunta sorelle! Didier Pironi F1 1982.

Il 1972 è il primo anno nelle competizioni ed i risultati sono immediati: partecipa al Volante Elf, campionato promosso dalla compagnia petrolifera francese per scovare giovani talenti transalpini. Didier vince il campionato al primo tentativo.

Nel 1973 passa alla Formula Renault francese, in cui giunge secondo, ma l’anno successivo fa suo il titolo. Nel 1975, la Formula Renault diventa un campionato europeo e Pironi lo conquista nel 1976. L’anno seguente, è terzo in Formula 2 e si aggiudica il prestigioso gran premio di Monaco di Formula 3.

L’arrivo in Formula 1 e la chiamata della Ferrari

Inevitabilmente, nel 1978, si spalancano le porte della Formula 1. Disputa le prime due stagioni con la Tyrrell, dove nel 1979 conquista due terzi posti a Zolder ed a Watkins Glen. Sempre nel 1978 si toglie l’enorme soddisfazione di trionfare alla 24 ore di Le Mans al volante della Renault Alpine.

Didier Pironi F1 1982
Didier Pironi conduce la Renault Alpine alla vittoria della 24 ore di Le Mans 1978 – Credit: pinterest

Nel 1980 passa alla più competitiva Ligier e conquista la sua prima vittoria, sempre a Zolder. La Ligier di quell’anno è una vettura molto competitiva, tant’è che Pironi aggiungerà altri quattro podi, ma allo stesso tempo poco affidabile. Spesso infatti viene abbandonato dalla sua vettura quando si trova nelle prime posizioni. Termina quindi il campionato in quinta posizione.

Nel 1981 arriva la chiamata di Maranello. Jody Schekter, campione del mondo 1979, annuncia l’addio alle corse al termine della stagione 1980 ed Enzo Ferrari decide di affiancare a Gilles Villeneuve proprio Didier Pironi.

Pironi sulla Ligier-Ford Cosworth a Zolder nel 1980 – Credit: pinterest

Tra i due si instaura subito un ottimo rapporto, ma il 1981 è un anno di transizione per la scuderia di Maranello. La Ferrari ha infatti portato al debutto il motore turbo, che accusa normali problemi di gioventù.

Nonostante ciò, Villeneuve ottiene due spettacolari vittorie a Monte Carlo ed in Spagna ed oscura il suo compagno di squadra che invece non riesce andare al di là di un quarto posto, ottenuto sempre a Monte Carlo.

Il maledetto 1982

Il 1982 è finalmente l’anno giusto per dare l’assalto al mondiale. Per supplire alle carenze di telaio, la Ferrari ha chiamato il progettista inglese Harvey Postlethwaite. Dopo un anno di apprendistato, il motore turbo è finalmente a punto ed affidabile. Dalla matita dell’ingegnere inglese, con la supervisione del solito Mauro Forghieri, nasce la 126 C2, una delle vetture più belle e veloci della storia del Cavallino. Purtroppo si rivelerà anche una delle più maledette.

Nelle prime tre corse però, Villeneuve e Pironi ottengono un solo punto, frutto del sesto posto del francese in Brasile. Si giunge così ad Imola per la quarta gara della stagione. E’ La gara del boicottaggio delle scuderie appartenenti alla FOCA di Bernie Ecclestone in seguito alla squalifica della Brabham di Piquet e della Williams di Rosberg, trovate sottopeso alle verifiche dopo la gara in Brasile. Ma è soprattutto la gara del grande malinteso fra il box della Ferrari ed i due piloti.

La corsa, come prevedibile, diventa una lotta fra le Renault e le Ferrari. Ma a 16 giri dalla fine, le due teiere gialle sono KO e la doppietta Ferrari, con Villeneuve primo e Pironi secondo, è ormai cosa fatta. Dal muretto Ferrari espongono un cartello con un alquanto enigmatico “slow”: mantenere le posizioni oppure no? Gilles si sente sicuro della vittoria, mentre Didier non vuole sentire ragioni: attacca e supera il compagno di squadra.

I due si sorpassano e controsorpassano ripetutamente, finchè all’ultimo giro Pironi porta l’attacco decisivo alla Tosa e va a vincere il gran premio di San Marino. E’ la seconda vittoria della sua carriera. Il volto di Villeneuve sul podio è una maschera di delusione: si sente derubato della vittoria dal compagno di squadra, ma soprattutto da colui che riteneva suo amico.

Il podio di Imola 1982: la gioia di Pironi, la rabbia di Villeneuve – Credit: F1race

Quel giorno ad Imola inizia a consumarsi il dramma di Gilles Villeneuve. Due settimane dopo è infatti in programma il gran premio del Belgio a Zolder. A pochi minuti dal termine delle qualifiche, Pironi è sesto, davanti a Villeneuve ottavo, con entrambi che hanno terminato i set nuovi di gomme da qualifica.

Gilles decide lo stesso di tornare in pista con gomme usate, per un ultimo disperato tentativo di fare meglio del compagno di squadra, senza riuscirvi. Ma nel giro di rientro ai box, il canadese non rallenta. In un curvone sinistrorso, la Ferrari numero 27 colpisce la ruota posteriore della vettura di Jochen Mass e decolla letteralmente. Villeneuve, sbalzato fuori dalla vettura, finisce contro le reti di protezione. Morirà poche ore dopo in ospedale. La Ferrari in segno di lutto, decide di ritirarsi dal gran premio.

La stagione di Pironi e della Ferrari prosegue tra soddisfazioni e drammi. A Monte Carlo, il francese è in testa all’inizio dell’ultimo giro, quando rimane bloccato nel tunnel a pochissimi chilometri dal traguardo. Sarà comunque classificato secondo, alle spalle della Brabham di Riccardo Patrese, unico pilota giunto al traguardo.

Nel primo gran premio di Detroit, conclude in terza posizione. In Canada, Pironi è ancora involontario protagonista di una tragedia. La Ferrari è velocissima nelle prove e parte in pole position, ma alla partenza, rimane piantata e viene centrata in pieno dall’Osella di Riccardo Paletti. Il giovane e sfortunato pilota italiano rimane intrappolato nella macchina che purtroppo prende fuoco. Verrà portato in ospedale, ma per lui non ci sarà niente da fare e perderà la vita a soli 24 anni.

La gara, interrotta immediatamente, si terrà ugualmente. Ma Pironi è costretto a correre con la macchina di riserva e termina fuori dai punti. A questo punto la velocità e l’affidabilità della Ferrari, unite alla classe di Pironi vengono fuori alla grande.

In Olanda, parte in quarta posizione. Al via supera la Brabham di Piquet, poi ci mette solo 5 giri per fare fuori le due Renault e salutare la compagnia. Una superiorità schiacciante della 126 C2: è la seconda vittoria dell’anno e la terza della carriera. Il pilota della McLaren John Watson, leader del campionato, è adesso distante una sola lunghezza.

Pironi sulla Ferrari 126 C2 a Zandvoort – Credit: pinterest

Pironi conquista la vetta della classifica quindici giorni dopo, con il secondo posto ottenuto a Brands Hatch, alle spalle dell’altro pilota McLaren, Niki Lauda. Posizione rafforzata la settimana dopo a Le Castellet, dove conclude terzo alle spalle delle due Renault.

Si giunge così ad Hockenheim in Germania, per la dodicesima gara della stagione. Pironi si conferma dominatore di questa fase della stagione. Nelle qualifiche del venerdì la pole position è sua e nessuno potrà togliergliela, data la pioggia che bagna il circuito al sabato.

Nelle prove libere di sabato mattina, decide comunque di scendere in pista per provare le nuove gomme Goodyear da bagnato. Sta percorrendo il rettilineo che porta al Motordrome, alle spalle della Williams di Derek Daly, che si sposta. Pironi crede che voglia agevolare il suo sorpasso ed invece… invece dietro quella nuvola d’acqua si nasconde la Renault di Prost, che procede lentamente. Didier non se ne avvede e la centra in pieno, decollando, così come accaduto a Villeneuve, ed atterrando di muso.

I soccorritori che si precipitano immediatamente sul luogo dell’incidente assistono ad una scena raccapricciante: le gambe di Didier Pironi sono a pezzi, tant’è che Nelson Piquet, fermatosi per soccorrere il collega ferito, non resiste alla crudezza della scena ed accusa problemi di stomaco.

Pironi, intrappolato nelle lamiere, urla per il dolore e per la paura che l’auto vada a fuoco, ma dopo qualche minuto viene estratto e portato all’ospedale. E’ salvo, ma le fratture alle gambe sono gravissime ed il suo 1982 finisce inevitabilmente qui. Un anno tragico, conclusosi nel peggiori dei modi.

Nonostante debba saltare le ultime 5 gare, riesce comunque a classificarsi secondo nel mondiale, a soli 5 punti dalla Williams di Keke Rosberg. Superfluo aggiungere che senza l’incidente di Hockenheim, il campione del mondo 1982 sarebbe stato lui.

Il tentato ritorno e la tragica scomparsa

Didier Pironi ha a quel punto un unico obiettivo: tornare in Formula 1 per riprendersi quel titolo che era ormai a portata di mano. Dopo l’incidente di Hockenheim, sarà sottoposto alla bellezza di 34 operazioni alle gambe! Nel 1986 effettua alcune sessioni di test, prima con la AGS e poi con la sua ex Ligier: i tempi ci sono, ma le gambe non reggono la durata di una gara. Didier deve alzare bandiera bianca e rinunciare al ritorno.

Ma un campione di Formula 1 ha le competizioni nel sangue. Decide così di dedicarsi alla motonautica, ma le corse in mare dureranno davvero poco. Il 23 agosto 1987 al largo dell’isola di Wight, la sua barca, denominata Colibrì, si ribalta e Pironi morirà insieme agli altri due membri dell’equipaggio. Un destino già scritto verrebbe da dire.

Alle volte però, anche nei finali più tristi c’è spazio per un pizzico di gioia. Quattro mesi dopo la morte di Pironi, la sua compagna darà alla vita due gemelli: li chiamerà Gilles e Didier.

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Elia Aliberti

Classe 1994, studente di ingegneria meccanica. Appassionatosi alla Formula 1 ed al motorsport fin da tenera età, sulle orme dei trionfi di Schumacher e della Ferrari