Analisi di fine stagione | Red Bull in cerca di continuità

La Red Bull si è confermata una squadra di vertice capace di vincere Gran Premi e di infastidire Ferrari e Mercedes. L’impossibilità di lottare per il titolo è stata attribuita dagli uomini di Milton Keynes alla scarsa competitività e affidabilità della power unit Renault. Le cause tuttavia sono ben più articolate

Foto: Nu.nl

Le premesse stagionali e l’inizio di campionato

La Red Bull si approccia al campionato 2018 determinata più che mai a lottare per entrambi i titoli in palio. Nella doppia sessione di test  a Barcellona viene raccolto come miglior risultato un 4° tempo complessivo con Daniel Ricciardo e per due volte il miglior tempo di giornata, sempre con l’australiano.

L’inizio di stagione tuttavia non rispetta le aspettative. Entrambe le vetture chiudono il gran premio di apertura a Melbourne fuori dal podio, precisamente al 4° e 5° posto. La seconda gara in Bahrain è disastrosa con entrambe le Red Bull che sono costrette al ritiro. Nel corso dello stesso giro Ricciardo parcheggia a bordo pista per cause tecniche e Verstappen rientra ai box per poi ritirarsi a causa di un contatto con Hamilton.

In Cina arriva la prima vittoria stagionale targata Red Bull, con Daniel Ricciardo che approfittando della Safety car effettua il proprio pit stop e con gomme più fresche rimonta a suon di sorpassi fino a cogliere la vittoria. Probabilmente sarebbe stata doppietta se Max Verstappen non si fosse girato in un contatto con Vettel durante un tentativo di sorpasso.

Per il Gran Premio successivo a Baku entrambe le vetture si ritirano nuovamente a causa di un incidente sul rettilineo principale mentre erano in lotta tra di loro.

A Montecarlo arriva la seconda vittoria stagionale, ma anche questa dal sapore agrodolce. Ricciardo vince tenendo dietro Vettel ed Hamilton nonostante un problema alla sua power unit, ma Verstappen chiude al nono posto. Nel corso della terza sessione di prove libere infatti entrambi i piloti erano in lotta reciproca per il miglior tempo quando Verstappen è andato a muro alla seconda chicane delle piscine, danneggiando la sua monoposto con conseguente impossibilità di disputare le qualifiche, buttando all’aria un’altra probabile doppietta.

Il successo di Ricciardo a Montecarlo [Foto: Autosprint]

La lunga estate e il finale in crescendo

Il primo successo per Max Verstappen arriva in Austria, in una gara segnata dai ritiri eccellenti di Hamilton, Bottas e dello stesso Ricciardo.
La gara in Austria tuttavia segna l’inizio di un lungo periodo di crisi per la Red Bull, che conclude per sei gare di fila con una sola macchina ancora in gara. La competitività viene a mancare anche su circuiti favorevoli alla vettura austriaca, quali Ungheria e Singapore.

Per il ritorno alla vittoria bisogna aspettare il terzultimo appuntamento stagionale in Messico, dove Verstappen si rende autore di una prestazione magistrale. Il ritiro di Ricciardo per noie al motore stronca nuovamente la possibilità di una doppietta. Il Gran Premio del Messico si trova in mezzo ad altre due vittorie mancate per la Red Bull e Verstappen. Ad Austin l’olandese chiude al terzo posto lottando fino all’ultimo giro con Hamilton e Raikkonen, mentre in Brasile viene speronato da Ocon durante una fase di doppiaggio mentre era agiatamente al comando della corsa.

La Red Bull conclude la propria stagione con un terzo e quarto posto ad Abu Dhabi.

I piloti

Daniel Ricciardo è stato il trascinatore della Red Bull nella prima metà di stagione, grazie soprattutto ai successi in Cina e a Montecarlo. L’australiano tuttavia non è mai stato supportato all’interno della Red Bull quanto Max Verstappen e la situazione è peggiorata dopo l’annuncio della firma con la Renault.

La sua seconda metà di stagione non è stata all’altezza della prima. Ciò è dovuto anche a delle prestazioni personali spesso non eccellenti che lo hanno relegato in svariate occasioni alle spalle del compagno di squadra. L’ultimo acuto stagionale resta la pole position in Messico. L’australiano ha perso anche motivazioni nel corso dell’anno causa dei suoi 8 ritiri complessivi, 6 dei quali per cause tecniche, contro i soli due ritiri per guai meccanici del compagno di squadra. La sua avventura in Red Bull si è conclusa con un 6° posto nel mondiale costruttori con 170 punti.

Max Verstappen ha iniziato la propria stagione continuando a commettere tanti errori dovuti all’eccessiva foga, tanto da iniziare a porre dubbi su una sua possibile maturazione. Dei suoi 4 ritiri stagionali due sono dovuti a incidenti, ma i numeri non raccontano tutta la verità. In Australia è andato in testacoda perdendo tante posizioni, in Bahrain si è ritirato per un contatto con Hamilton, in Cina ha sprecato le proprie possibilità di rimonta con un attacco disperato a Sebastian Vettel, in Azerbaijan la sua eccessiva aggressività ha portato al ritiro lui e il proprio compagno di squadra e infine a Montecarlo, dove nutriva serie possibilità di vittoria, si è preso un rischio eccessivo nelle prove libere che lo ha condotto all’errore e a saltare le qualifiche.

Dal Gran Premio del Canada c’è stata l’inversione di tendenza e l’olandese è cresciuto di pari passo con la propria vettura, conquistando il primo posto in Austria e in Messico e sfiorando la vittoria in Brasile e negli Stati Uniti. Una rimonta che ha portato Verstappen al quarto posto finale nella classifica piloti con 249 punti.

Verstappen viene speronato da Ocon mentre è al comando del Gran Premio del Brasile [Foto: F1GrandPrix-Motorionline]


La gestione interna

Un capitolo a parte merita la politica interna della Red Bull. I vertici della scuderia e in particolare Helmut Marko si sono resi protagonisti di tante scelte sbagliate e dichiarazioni alquanto discutibili.
L’errore più grande è stata la cattiva gestione del rapporto interno tra i due piloti, che ha portato Verstappen e Ricciardo a duellare tra di loro con conseguenze disastrose, come a Baku e nelle prove libere a Montecarlo.

Successivamente vi è stata una totale mancanza di appoggio nei confronti di Daniel Ricciardo, prima e dopo la sua firma con la Renault. In particolare Helmut Marko si è reso protagonista di una grossa caduta di stile quando in occasione della pole dell’australiano in Messico ha dichiarato ad Auto Motor un Sport: “Questa è la terza pole in carriera per Ricciardo e farebbe bene a godersela, perché potrebbe essere la sua ultima per un bel po’ di tempo. Alla Renault dovrà aspettare molto per essere competitivo”.

Con questa dichiarazione Marko ha mostrato profonda ingratitudine verso un pilota che dal 2014 ha conquistato 7 vittorie contro le 12 totali della squadra e 29 podi al fronte dei 51 complessivi Red Bull.

Il divorzio con la Renault per quel che concerne la fornitura della Power unit anche si è svolto in maniera burrascosa e con dichiarazioni spesso al veleno. Accusare solo il motore per la mancanza di performance della macchina inoltre è deleterio per gli stimoli di tutti gli uomini in fabbrica. Il rischio è quello di ritrovarsi con un motore competitivo che evidenzi altri limiti della vettura.

Una scelta che si è rivelata efficace invece è stato l’allontanamento dai Gran Premi di Jos Verstappen, la cui presenza minava la serenità del figlio. Nei confronti dell’olandese tuttavia è mancata la mano ferma della dirigenza quando si è reso necessario.

Il bilancio stagionale e le aspettative per il 2019

Ricciardo tampona Verstappen nel Gran Premio di Azerbaijan [Foto: Motorsport.com]
La Red Bull ha concluso la stagione con 4 vittorie e 11 podi totali. Nel campionato costruttori si è piazzata al terzo posto con 419 punti. Nonostante la grande competitività emersa in alcune gare il distacco da colmare per lottare per il titolo è ancora ampio, evidenziato dai 236 punti di ritardo dalla Mercedes e i 159 di Verstappen da Hamilton.

Il primo passo da fare è sul fronte della continuità: i ritiri stagionali sono stati 12, 8 dei quali per cause tecniche. Il prossimo anno la Red Bull monterà la power unit Honda,;che sebbene a detta di molti abbia ormai superato in potenza quella Renault, lascia ancora molte perplessità sul tema affidabilità.
Da migliorare è anche la continuità dei piloti, sebbene nel finale di stagione Verstappen abbia dato prova della sua ritrovata maturità.

In alcune occasioni inoltre è mancato il cinismo della Red Bull per concretizzare la propria superiorità su circuiti quali Budapest e Singapore,;per i quali sono stante sacrificate anche le gare precedenti per arrivarci nella migliore condizione possibile.

Rimane da appurare anche se il ritardo da Mercedes;e Ferrari in termini di velocità di punta non sia dovuto anche al telaio oltre che alla carenza di cavalli motore. Le prime due scuderie della classe infatti hanno impostato i propri progetti sull’efficienza aerodinamica;e sulla minimizzazione della resistenza all’avanzamento, mentre la RB13 è una vettura a passo corto e ad alto carico aerodinamico.

Per poter lottare per il campionato 2019 restano ancora tanti punti da risolvere.
Il primo è l’introduzione in squadra di Pierre Gasly, un pilota che con la Toro Rosso è andato 5 volte a punti e ha raccolto 29 punti in campionato contro i soli 4 del compagno. I vertici dovranno essere abili nel mantenere un clima sereno per non ricreare una situazione tra i piloti analoga a quella del 2018.

In secondo luogo bisognerà integrare la power unit Honda nel telaio Red Bull, mantenendo gli stessi ingombri nella parte posteriore della vettura per;non inficiare sui flussi aerodinamici e allo stesso tempo garantire un adeguato apporto d’aria al nuovo motore per non causare problemi di surriscaldamento. Infine i progettisti di Milton Keynes dovranno essere abili nello sfruttare al meglio la nuova ala anteriore semplificata prevista per il 2019.

I punti in sospeso sono ancora tanti, ma la grande crescita nel finale di stagione,;che ha visto una Red Bull velocissima e docile con gli pneumatici, lascia aperta la possibilità di vedere la scuderia austriaca in lotta per il titolo il prossimo campionato.

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Carlo Platella

Nato e cresciuto a Torino, studio ingegneria dell'Autoveicolo nel Politecnico della mia città. Ho una grande passione per il motorsport in tutte le sue forme che mi piace trasmettere negli articoli. Lavoro nella Squadra Corse della mia università con la speranza un giorno di entrare in Formula 1.