Analisi F1 | Williams: L’ora più buia

Il mondiale che stiamo vivendo ci sta rendendo partecipi di uno dei drammi sportivi più clamorosi della storia del motorsport. La minaccia che incombe sulla leggendaria scuderia inglese è arrivata senza preavviso, come un fulmine a ciel sereno che si è abbattuto sui sogni di rivincita e sulla voglia di tornare a splendere come un tempo, simile ad un gioiello sulla corona. Ora, a metà della stagione più cupa per Sir Frank, le poche speranze di scongiurare la catastrofe risiedono nell’orgoglio della famiglia Williams e nella tenacia del grande Robert Kubica.

Analisi F1 Williams: L'ora più buia
Richard Kelley Photography

Prestazioni previste dopo i test

Arriva il 2018 anche per la Williams, scuderia notevolmente in calo negli ultimi due anni rispetto al primo fortunato biennio con motorizzazione Mercedes nel quale gli inglesi si affermarono come terza forza del campionato. L’obiettivo è vincere la corsa al 4° posto nel mondiale costruttori, puntando su una rosa di tutto rispetto a partire dal direttore tecnico Paddy Lowe (3 titoli iridati con Mercedes) per passare dal capo ingegnere Rob Smedley e arrivando infine al rientrante Robert Kubica come collaudatore di lusso.

Sembrano esserci dunque tutte le carte in regola per dare il via alla stagione del riscatto ad iniziare dai primi test stagionali in terra catalana, eppure qualcosa non va per il verso giusto. Le Williams faticano sin da subito, pochi alti e tantissimi bassi per il confermato Lance Stroll mentre l’esordiente Sergej Sirotkin dimostra di non avere ancora il feeling con la nuova FW41 rimanendo costantemente dietro al compagno di squadra e spesso anche al resto dei colleghi.

Sarà quindi Kubica a mostrare il reale potenziale della monoposto girando costantemente più veloce, e non di poco, dei due “pilotini” e portando i tempi in linea con quelli delle principali rivali. Nonostante gli acuti del polacco, a test finiti, sembra essere sceso il gelo all’interno del box britannico oltre che sul Montmelò.


Reali prestazioni

foto: Glenn Dunbar

Seppur le aspettative dopo i test invernali, in casa Williams, si;siano notevolmente ridimensionate, sono state comunque tradite nell’arco di questa prima metà di stagione.

I numeri sono impietosi: solo 4;i punti conquistati dagli uomini al servizio di Sir Frank Williams fino ad;ora, tutti ottenuti dal canadese Stroll con l’ottavo posto nell’ormai consueta gara fortunata di Baku. Gran Premio dell’Azerbaijan escluso, le restanti uscite stagionali hanno visto le monoposto d’oltremanica costantemente relegate nelle retrovie e protagoniste di gare anonime e incolori a partire dal primo appuntamento in Australia, dove Sirotkin è costretto al ritiro dopo soli 3 giri mentre Stroll finirà 14° alle spalle dell’altro esordiente, poi rivelazione dell’anno, Charles Leclerc confermando le terribili sensazioni invernali.

Seguiranno altre due gare disastrose, quelle del Bahrein e della Cina, terminate entrambe decisamente lontano dalla zona punti. Boccata di ossigeno grazie al sopracitato GP Azero in cui comunque fa da contraltare il ritiro del giovane russo che causa una collisione con Alonso ad inizio corsa.

Da qui in poi saranno solo una serie di Gran Premi da;0 punti, in cui le prestazioni di monoposto e piloti passeranno completamente inosservate fino ad arrivare al punto più basso in occasione del GP di Germania in cui entrambi i piloti saranno costretti al ritiro per problemi tecnici in un weekend in cui le buone prestazioni sembravano poter arrivare dopo il 12° posto ottenuto in qualifica da Sirotkin. Altro doppio 0 in ultima e penultima posizione in Ungheria prima della sosta estiva.

Foto: Williamsf1.com

Al giro di boa è giusto e doveroso tirare delle somme, i risultati nelle 12 gare disputate fino ad ora sono assolutamente negativi e bollano la Williams come la più grande delusione dell’anno. Ad onor del vero è giusto ricordare le inaspettate prestazioni di scuderie come Sauber e McLaren, entrambe in;netto miglioramento rispetto all’anno scorso, che comunque non forniscono un scusa valida a;giustificare l’ultimo posto nella classifica costruttori con parecchi punti di distacco dalle rivali.

Reattività nel trovare l’assetto ideale e nella strategia

La FW41 dunque ha dimostrato di essere una macchina nata male già in partenza e, come;se questo non bastasse, non si è vista traccia di miglioramento alcuno. I problemi sono soprattutto riguardanti l’aerodinamica ed evidentemente non sono stati affrontati nella giusta direzione come dimostrano le soluzioni provate a Silverstone, dove si è montata un ala posteriore del tutto nuova che però si è rivelata incompatibile con il fondo piatto della macchina causando uno stallo aerodinamico e il conseguente ritiro dal Q1 in qualifica.

Si ritorna dunque sui propri passi in casa Williams ripristinando la;vecchia configurazione e incassando una vera e propria figuraccia pensando al peso dei nomi che compongono la squadra tecnica. Il divario di punti che separa gli inglesi dalla Sauber passa anche da qui, la dove gli svizzeri sono riusciti con grande e costante lavoro a recuperare l’enorme gap prestazionale sulle rivali, il team di Grove non è stato capace di applicare le proprie menti brillanti nel;miglior modo, limitate certo anche dalle difficili condizioni economiche in cui versa la società. I risultati disastrosi porteranno oltretutto all’allontanamento di;figure importanti quali il capo progettista Ed Wood, in Williams dal 2006, e del responsabile dell’aerodinamica Dirk de Beer.

Difficile inoltre parlare di strategia quando le proprie monoposto sono costantemente escluse già;nel primo turno di qualifiche e in gara sono, salvo alcuni rari casi, le più lente sul tracciato. L’unica occasione in cui avremmo potuto vedere una gara diversa da parte di una delle Williams, grazie all’incredibile 12° piazzamento in;griglia ottenuto da Sirotkin ad Hockenheim, è sfumata a seguito del ritiro di quest’ultimo.


Confronto rispetto all’anno scorso

Se l’ultimo anno si è rivelato deludente, il 2018 rischia di essere il peggior anno della storia della scuderia. Il calo di competitività è generale e riguarda ogni aspetto del weekend, dal venerdì alla domenica. In qualifica, soprattutto ad inizio anno, nello scorso campionato la presenza nel Q3 di Massa era data praticamente per scontata con qualche apparizione anche per lo stesso Stroll che si è reso protagonista anche;di un’eccezionale prestazione sotto l’acquazzone di Monza ottenendo una prima fila memorabile (con;la complicità delle Red Bull penalizzate per sostituzione della power unit).

Quest’anno invece la sorpresa è vedere una delle due monoposto qualificarsi al secondo turno, impresa riuscita comunque soltanto tre volte. Sul piano dei risultati in gara la storia è la stessa, Felipe a punti sei volte su undici gare disputate mentre Lance solo in tre occasioni conquisterà i;punti ma metterà in bacheca l’unico trofeo conquistando anche l’unico podio stagionale. La differenza di punti quindi, inutile dirlo, è abissale: solo 4 nel 2018 contro i comunque non troppo esaltanti 39 ottenuti prima della sosta estiva.

Foto: Williams

Aree migliori e peggiori

Sicuramente qualcosa da salvare nella Williams è rimasto, l’affidabilità pare essere fin;qui ottima con un solo guasto tecnico a testa per le monoposto avvenuto nello stesso weekend in Germania, fatto che dimostra solidità strutturale e,;come ormai noto, un rendimento super del motore Mercedes. Altro elemento da inserire nella colonna dei Pro è la presenza nel box di Robert Kubica, il polacco ha infatti dimostrato, nelle sessioni di prove libere e nei test disputati, di;essere più veloce dei titolari dando la possibilità alla;di fatto Team Principal Claire Williams, in futuro, ma;perchè no, già nelle prossime gare, di;insignirlo della carica di prima guida, fatto che garantirebbe sulla carta la conquista di qualche punto in più.

Foto: Williamsf1.com

Per quanto riguarda i lati negativi se ne potrebbe parlare davvero a lungo, dai già citati problemi aerodinamici ai protagonisti in pista e fuori. La coppia di giovani piloti paganti si;è rivelata, come da pronostico, inaffidabile e poco concreta, colpevole si di scarsa esperienza ma;di certo non sempre responsabile per i pessimi risultati.

Altro tasto dolente riguarda la figura di Claire Williams, apparsa debole sia nelle dichiarazioni sia nelle scelte amministrative e pratiche, la sensazione è che non sia del tutto adeguata a ereditare lo storico ruolo del padre Frank la cui presenza, quasi mistica, manca a molti non solo tra i tifosi ma anche, per esempio, tra il personale di pista che si è reso spesso protagonista di errori evitabili come nel caso del GP di Monaco, sintomo che tradisce mancanza di tranquillità che va ad aggravare una situazione già di per sé molto complicata.

Possibilità di miglioramento per il resto della stagione

Foto: LAT PHOTOGRAPHIC

C’è chi, come Jaques Villeneuve, che con la leggendaria scuderia inglese si è laureato campione del mondo, ritiene la Williams in declino e ormai prossima alla “morte”. La possibilità concreta di perdere gli Stroll, padre e figlio, e i loro investimenti sommati alla conclusione della sponsorizzazione della Martini e il quasi certo ultimo posto nel mondiale costruttori non;fa sperare in un futuro diverso da quello della nobile casata ormai decaduta.

Lo sviluppo per la vettura 2018 è pressoché in stallo data la fuga di ingegneri degli ultimi mesi e la grave crisi economica che sta attraversando la casa di Grove fatto che mette in serio pericolo anche;la progettazione della monoposto futura. La crescita costante della Alfa Romeo Sauber, in oltre, non lascia spazio a;pensieri di rimonta per agguantare quantomeno il penultimo posto.

L’unica strada percorribile è quella che porta il nome di Robert Kubica, che in caso di;chiamata su un sedile da titolare potrebbe rispondere portando i punti necessari per scongiurare il peggior fallimento della storia della Williams.

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