Analisi tecnica F1 | Come viene definito l’assetto di una monoposto

Spesso in Formula 1 si sente dire “Su questo circuito prevarrà l’auto che avrà l’assetto migliore”. Il setup di una monoposto è infatti la chiave affinché quest’ultima si adatti alle caratteristiche della pista. Per questo è fondamentale per i team ottimizzare al meglio questo aspetto. Andiamo dunque ad analizzare l’iter percorso dagli ingegneri per definire al meglio l’assetto della vettura. F1 assetto monoposto

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I fattori che determinano il setup

Innanzitutto, bisogna definire quali sono i criteri in base ai quali viene stabilito il setup. Molto dipende dalle caratteristiche del circuito, in primis dal suo layout. Il numero e la lunghezza dei rettilinei o la tipologia delle curve prevalenti, di certo influiscono enormemente sulla direzione che si prende. F1 assetto monoposto

Tuttavia, ci sono altri fattori secondari che vengono in considerazione, come le previsioni meteorologiche, i livelli di abrasione dell’asfalto o la scelta delle mescole effettuata da Pirelli. In particolare, anche i pneumatici giocano un ruolo di primissimo piano, in quanto fargli raggiungere l’ottimale finestra di utilizzo consente di sfruttarne il massimo del grip meccanico.

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Le simulazioni

La preparazione di un weekend di gara, ovviamente, inizia diversi mesi prima dell’appuntamento. Per questo, non potendo girare in pista, ai team non resta che avvalersi della loro sofisticatissima tecnologia. Infatti, i primi step per delineare un assetto avvengono mediante simulazione.

Tuttavia, al contrario di quello che comunemente si pensa, questa fase non prevede direttamente l’utilizzo dei simulatori da parte dei piloti. Infatti, ben prima, le linee guida generali, oltre ai dati risalenti ai precedenti anni, vengono ottenute mediante test automatici effettuati da computers. Questi ultimi valutano autonomamente migliaia di possibilità per poi comunicare quelle più valide. In pratica, è come se il software sia previsto di un pilota virtuale, che effettua un cospicuo numero di giri sul circuito provando tanti assetti diversi. Questo tipo di soluzione è anche utile agli ingegneri per ottenere dati puliti, in quanto provenienti da giri perfetti, senza che i numeri siano inficiati dalle inevitabili sbavature umane dei piloti.

©️ Mercedes F1 team

Successivamente, con l’avvicinarsi dell’evento, i piloti titolari e i “test drivers” guideranno il simulatore della scuderia, per testare e comparare gli assetti suggeriti dal software virtuale e, nel caso, proporne delle modifiche. Il setup “vincente” da questa selezione è quello che debutterà nelle prove libere.

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I dati della pista

Nel weekend di gara la vettura finalmente gira fisicamente sul circuito. In questo frangente gli ingegneri possono confrontare i dati provenienti dalla pista con quelli della simulazione. Nel caso la correlazione dovesse risultare positiva, il team può progredire nella sua curva di apprendimento della vettura. Invece, nel caso ci fossero delle discrepanze, non si può continuare con la raccolta dei dati senza prima rettificarle. Per questo motivo è fondamentale effettuare un lavoro di simulazione molto efficiente ed accurato, altrimenti ne consegue un cospicuo ritardo difficile da recuperare lungo il corso del weekend.

Per raccogliere i dati in pista i team si servono di migliaia di sensori posti in ogni minima parte della monoposto, che forniscono informazioni di ogni genere. Tuttavia, nonostante ciò, la fonte principale rimane il pilota, in quanto nessuna tecnologia può raggiungere l’accuratezza del feeling di colui che guida.

I circuiti nuovi

Preparare l’assetto per un circuito inedito è decisamente più complesso. In questo caso non si dispone del “database storico” di dati per quella determinata pista, che avrebbe potuto essere convertito secondo i parametri della vettura attuale e utilizzato per la preparazione del weekend.

In aggiunta, mancano indicazioni sugli “esperimenti” effettuati gli anni precedenti nel tentare varie soluzioni per migliorare l’assetto. Perciò, gli ingegneri non hanno orientativamente l’idea a priori se un determinato tipo di modifiche, su quella pista, può portare benefici o meno.

In queste situazioni, come si può immaginare, acquista ancora più importanza la simulazione e il lavoro dei piloti sull’ “auto virtuale”.

©️ Mercedes F1 team

L’assetto perfetto

L’ ”assetto perfetto”, a detta degli ingegneri, non esiste. Infatti, per delinearlo, servirebbe una quantità di tempo e di gomme non lontanamente paragonabili a quelli disponibili in un weekend di gara.

Spesso i piloti parlando di assetto perfetto si riferiscono ad un bilanciamento di loro gradimento, ad un buon feeling con la monoposto e ad un suo positivo comportamento con i pneumatici, fattori che forniscono la fiducia di spingere la vettura al limite. Tuttavia, anche in una situazione idilliaca per i piloti, dal lato ingegneristico, analizzando i dati, sicuramente saranno ancora presenti delle imperfezioni che i tecnici potrebbero limare ulteriormente.  F1 assetto monoposto

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Matteo Venezia

Studente di ingegneria meccanica, classe 2002. Appassionato e studioso della tecnica di Formula 1, in particolare nell’area strategica.