Analisi tecnica F1 | GP Italia – Analisi delle strategie di gara

L’entusiasmante GP di Italia è volto al termine non senza colpi di scena. Andiamo ad analizzare le strategie che, condizionate dalla Safety car, hanno caratterizzato l’appuntamento di Monza.

©️ Pirelli F1

Scelte convergenti

©️ Pirelli F1

Come si poteva immaginare, la libertà di scegliere la mescola con cui iniziare il Gran Premio ha fatto convergere le scelte strategiche. La maggior parte delle scuderie ha optato per la strategia ad una sosta dalla gomma media a quella dura. GP Italia analisi strategie

Qualcuno, invece, ha optato per la strategia inversa. Essa prevede l’utilizzo dei stessi pneumatici, ma in ordine invertito. Ciò permette di allungare il primo stint sulla gomma più dura, per poi trarre un notevole vantaggio con una mescola morbida nuova nel finale di gara. Tra questi vi è proprio Bottas, che ha visto in questo piano strategico la migliore possibilità di sfruttare le proprie potenzialità nel tentativo di rimonta.


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Soft non pervenute, Hard a pieni voti

Ad eccezione di Mazepin, che ha dovuto effettuare 3 soste per imprevisti, le gomme più morbide non sono state considerate per niente dai team.

Storicamente il circuito di Monza, per la sua poca severità sull’anteriore, permette un utilizzo della mescola soft in gara ben più frequente rispetto al solito. Tuttavia, in questa edizione, le squadre non hanno voluto rischiare sfidando le alte temperature presenti, sapendo che la mescola morbida ne è maggiormente colpita. Questo compound, avendo una temperatura di esercizio ben più bassa degli altri, è più facilmente soggetto a surriscaldamento, con conseguente generazione di “graining“, che ne va a ledere le prestazioni e ad accorciarne la vita.

Per la stessa ragione, al contrario, quest’oggi la mescola più dura è stata quella meglio funzionante. Il clima caldo non ha comportato difficoltà nello generare temperatura all’interno dello pneumatico, facendogli esprimere il pieno delle sue potenzialità. In aggiunta, la gomma in questione si è dimostrata anche estremamente robusta e consistente, dal momento che, dalla ripartenza della Safety car per tutto il resto della gara, tutte le vetture hanno mantenuto un ritmo molto spinto. Indice che i pneumatici non hanno mostrato segni di usura, nonostante non siano stati minimamente gestiti dai piloti.

©️ Pirelli F1

Safety car determinante

Anche quest’anno la Safety car non è tardata a scendere sul circuito di Monza, questa volta al giro 26, in seguito all’incidente tra i due contendenti del mondiale. A differenza dell’anno scorso, le finestre del pit stop erano aperte già da diversi giri, quindi molte vetture avevano già effettuato la sosta. Di conseguenza, sono state proprio le monoposto rimaste fuori più a lungo a poterne trarre vantaggio. Tra di esse spuntano le Ferrari, con Leclerc che fermandosi da leader ha perso solo una posizione, ripartendo 2° dalla Safety car. Un altro pilota “graziato” da quest’avvenimento è stato sicuramente Bottas, che così ha potuto completare la rimonta che lo ha visto raggiungere il podio dall’ultima posizione. Infatti, il finlandese non solo ha avuto la possibilità di effettuare la sosta perdendo metà del tempo, ma ha anche annullato il distacco dalle vetture in testa maturato partendo dal fondo.

La strategia di Hamilton

Il primo colpo di scena lo si è avuto ancora prima del via, nel vedere le gomme di partenza dei piloti. Se la maggior parte, come previsto, si è affidata alla media, Hamilton ha optato per la mescola più dura. Questa scelta, per quanto possa sembrare azzardata, presenta motivazioni ben precise che andiamo ad analizzare.

Infatti, Hamilton sarebbe partito 4° e, a separarlo dal suo rivale in pole, c’erano due McLaren. Com’è emerso nella sprint qualifying di ieri, l’elevatissima velocità di punta delle monoposto color papaya, le permettono di respingere molto efficacemente i tentativi di sorpasso degli avversari, anche se questi ultimi prendono il nome di Hamilton o Verstappen. Quindi la Mercedes, prevedendo la difficoltà anche oggi di effettuare il sorpasso in pista, ha attuato una strategia che gli avrebbe permesso di superarli ai box sfruttando il loro passo gara.

Sebbene non presentassero velocità sul dritto sufficiente per sorpassare, le frecce d’argento avevano un ritmo sul giro decisamente più competitivo delle McLaren e, per questo, Hamilton rimaneva bloccato dietro di esse senza poter esprimere tutta la velocità complessiva della sua monoposto. Partire con la hard e allungare il primo stint avrebbe permesso al n.44 di “liberarsi del tappo Norris”, quando quest’ultimo sarebbe entrato per effettuare il cambio gomme. Così facendo il 7 volte campione del mondo sarebbe rimasto in aria pulita, avendo possibilità di liberare tutto il suo potenziale ed effettuare un “overcut”. Quest’ultimo consiste nel fermarsi dopo il proprio avversario, guadagnando tempo dopo la sua sosta, per poi uscire davanti dopo aver effettuato il cambio gomme.

La tattica aveva funzionato

La Mercedes, fermando Hamilton al giro 26, ha decisamente anticipato il pit stop rispetto al previsto. Infatti, con le hard, Lewis sarebbe potuto tranquillamente rimanere fuori più a lungo. Tuttavia, il suo ritmo fantastico e il pit stop lento della Red Bull, avevano già aperto una finestra sufficiente per essere davanti sia a Verstappen che a Norris. Per questo in casa Mercedes non hanno voluto rischiare di perdere l’occasione e l’hanno immediatamente chiamato ai box.

Sfortunatamente, neanche pit stop di Hamilton è stato celere, annullando il margine che aveva su Norris e Verstappen, facendo ingaggiare un duello con quest’ultimo di cui tutti conosciamo l’epilogo.

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Matteo Venezia

Studente di ingegneria meccanica, classe 2002. Appassionato e studioso della tecnica di Formula 1, in particolare nell’area strategica.