Analisi tecnica F1 | GP USA – Analisi delle strategie di gara

Il Gran Premio degli Stati Uniti non è stato privo di sorprese. Vi sono stati diversi duelli: per la vittoria, a centro gruppo e per la zona punti. Tuttavia, decisiva si è rivelata ancora la strategia. È stata infatti proprio quest’ultima il fattore determinante che ha permesso alla Red Bull di prevalere. GP USA analisi strategie

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Due soste tassative

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Come preannunciato nella guida alle strategie, l’ingente stress esercitato dalla pista sui pneumatici, unito al tipico caldo texano, hanno aumentato notevolmente il livello di usura. Per questo motivo è stato palese sin dai primi giri che la gara si sarebbe giocata su due soste. GP USA analisi strategie

Infatti, se il primo pit stop, secondo i piani, sarebbe dovuto avvenire intorno al giro 15, già diverse vetture si erano fermate prima del giro 10.

Estremamente potente è stato l’undercut. Questa strategia consiste nel fermarsi prima, per completare giri veloci sfruttando la gomma nuova, in modo da aver superato l’avversario al momento del suo pit stop. Su queste piste spesso ciò paga enormemente, dato che l’elevato degrado comporta un netto peggioramento dei tempi ogni giro, aumentando conseguentemente il divario a vantaggio del pilota con il pneumatico fresco.

Analisi dei pneumatici

Persino la gomma media, con la quale sono partiti quasi tutti i piloti, ha faticato notevolmente nelle prime fasi di gara. Ha infatti richiesto un’importante gestione, maturando un degrado facilmente riscontrabile nel progressivo innalzamento dei tempi. Leggermente più performante è stata con macchina più leggera durante i secondi stint, utilizzata da chi non aveva a disposizione due treni di hard.

A maggior ragione, i team hanno tassativamente evitato la soft, comparsa solo sulle vetture obbligate a partire con essa. Tuttavia, è da sottolineare la notevole gestione di Carlos Sainz, che è riuscito a dare alla rossa la medesima vita della mescola gialla senza perdere tempo dai rivali.

Il pneumatico duro si è invece confermato il più veloce ed è stato largamente quello più usato. La maggioranza delle vetture hanno completato ben due stint con quest’ultimo. La gomma bianca si è confermata, oltre che notevolmente veloce, anche molto consistente, permettendo ai piloti di spingere nonostante gli alti livelli di usura della pista. È stato proprio con la C2 che Hamilton ha siglato il giro veloce di 1:38.485, che gli è valso il punto addizionale.

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Il duello per la vittoria

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L’attrazione principale di questo weekend è stata sicuramente la lotta al vertice tra Hamilton e Verstappen, i due contendenti del mondiale. In questa occasione, il discriminante è stata proprio la strategia, che è parsa a tutti gli effetti una gara di poker texano tra le due scuderie. Se infatti la W12 si è dimostrata per gran parte della gara al livello se non superiore alla vettura rivale, il muretto delle frecce d’argento ha complicato notevolmente la corsa del loro pilota di punta.

Hamilton ha guidato la prima parte di gara in modo perfetto, prendendosi di forza la prima posizione al via. Tuttavia, l’olandese ha rimediato alla sua precaria partenza rimanendo incollato all’inglese per i primi giri. Il che ha consentito alla Red Bull di anticipare la sosta per tentare un redditizio undercut.

A questo punto Mercedes si è trovata difronte a un bivio: pittare il giro dopo, nonostante avessero già perso la posizione, per non perdere ulteriore tempo e uscire subito dietro o rimanere fuori per tentare una gara ad una sosta. Sfortunatamente, la scuderia non ha preso prontamente nessuna delle due strade, pittando solo un paio di giri dopo. Tardare la sosta di così poco non gli ha conferito un vantaggio di mescola per la successiva parte di gara, comportando d’altro canto una massiccia perdita di tempo ai danni di Hamilton. Infatti, il pluricampione del mondo, dopo il cambio gomme, si è trovato ad un rilevante distacco dal leader.

A commettere un errore strategico, di minore entità, nella seconda parte è stata invece la Red Bull. La scuderia austriaca ha optato per una scelta estremamente conservativa, anticipando in modo esagerato il pit stop con l’intenzione di coprirsi da un eventuale undercut di Hamilton. Questo ha permesso al n°44 di guadagnare una decina di secondi fino ad incollarsi nuovamente all’ala posteriore della RB16-B, senza però riuscire a sorpassarlo.

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Matteo Venezia

Studente di ingegneria meccanica, classe 2002. Appassionato e studioso della tecnica di Formula 1, in particolare nell’area strategica.