Analisi Tecnica F1 | Zandvoort: rischio Indianapolis bis con il nuovo banking?

A poco più di tre mesi dal Gran Premio di Zandvoort, cresce l’attesa per il ritorno della Formula 1 in Olanda, non senza qualche apprensione legata alle caratteristiche del circuito e al nuovo banking.

Banking Zandvoort
Getty Images

Il 2020 segnerà il ritorno in calendario di Zandvoort, sede del Gran Premio d’Olanda di Formula 1.
Lo storico tracciato olandese vanta un layout unico nel suo genere, particolarmente apprezzato da molti piloti e appassionati. Allo stesso tempo tuttavia, si presenta estremamente ostico per i sorpassi.
Per ovviare al problema, gli organizzatori dell’evento hanno deciso di intervenire sul tracciato con due modifiche radicali. Banking Zandvoort

La prima riguarda l’allargamento della sede stradale, così da permettere a due vetture di viaggiare affiancate.
La seconda modifica invece consiste nella realizzazione di un banking in alcune curve del circuito.
Il banking è largamente diffuso sugli ovali americani quali Daytona e l’Indianapolis Motor Speedway. Si tratta di una pendenza laterale rispetto alla direzione di marcia, che permette una velocità di percorrenza di curva maggiore. In particolare, l’ultima curva di Zandvoort avrà una pendenza di 17°. Secondo le simulazioni, le monoposto saranno in grado di percorrerla in pieno, allungando di fatto quello che è il breve rettilineo di partenza e arrivo, agevolando i sorpassi.

Vetture più veloci grazie alla pendenza

Banking Zandvoort

Il principio alla base del banking è il seguente.
In curva, per tenere l’auto in traiettoria gli pneumatici devono esercitare una forza laterale diretta verso l’interno pari e opposta a quella centrifuga. In una curva in pendenza, il peso della vettura, scaricandosi verticalmente, avrà una componente perpendicolare all’asfalto ed una parallela ad esso. Quest’ultima componente è diretta verso l’interno della traiettoria e quindi aiuta gli pneumatici nel loro compito di opporsi alla forza centrifuga verso l’esterno.
Inoltre, la stessa forza centrifuga, essendo diretta in orizzontale esternamente, in parte si scaricherà perpendicolarmente al suolo in pendenza e solo la parte restante sarà parallela all’asfalto.
In questo modo, grazie al contributo del peso e alla scomposizione della forza centrifuga, il carico di lavoro sugli pneumatici è nettamente minore, consentendo di raggiungere velocità maggiori.

I pericoli del banking di Zandvoort

D’altro canto, come appena evidenziato, vi è un aumento del carico verticale sugli pneumatici stessi. Infatti, sebbene parte del peso non si scarichi più perpendicolarmente a terra, essendo diretta parallelamente al banking, sulle gomme viene a gravare una componente della forza centrifuga.
Con un banking di 17° quale quello di Zandvoort, la forza peso sugli pneumatici sarà minore di circa il 5%, ma viene a gravare anche circa il 3% della forza centrifuga.  Tuttavia, sebbene la forza peso sia il prodotto della massa per g, l’accelerazione di gravità terrestre, la forza centrifuga è il risultato della massa moltiplicata per 1, 2, 3, 4 o anche 5 volte lo stesso valore g. In proporzione quindi, la forza verticale in più sugli pneumatici può essere della componente del peso che viene a mancare.

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L’aumento del carico verticale comporta due tipi di rischio.
Il primo è legato a un collasso strutturale o ad un’esplosione della gomma stessa.
Secondariamente, oltre un certo valore di forza verticale, il grip garantito dallo pneumatico inizia a diminuire, arrivando fino ad una perdita del controllo.

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Gli insegnamenti del passato

L’ultima volta che la Formula 1 ha corso su un circuito con un banking accentuato è stato Indianapolis, avente una pendenza di 9°.
Nel 2005 il Gran Premio si disputò con le sole sei vetture aventi pneumatici Bridgestone. Michelin infatti non fu in grado di garantire l’affidabilità delle proprie gomme a seguito dei numerosi incidenti occorsi nelle sessioni di prova. In quell’occasione tuttavia, ad acuire i problemi vi fu anche la superficie scanalata della sede stradale.

In vista del prossimo Gran Premio d’Olanda quindi permangono i dubbi in merito all’affidabilità degli pneumatici Pirelli, non essendo stati progettati per correre su un banking.
Da un lato, il progresso tecnologico, l’esperienza degli episodi del 2005 e il correre con pneumatici slick rispetto a quelli scanalati di 15 anni fa infondono ottimismo. D’altra parte, il banking di Zandvoort sarà quasi il doppio rispetto a quello dell’ovale americano, con una componente della forza centrifuga perpendicolare al suolo del 3% contro l’ 1.5% di Indianapolis. La massa delle vetture inoltre è salita rispetto al 2005, incrementando ulteriormente quello che sarà il carico che le gomme dovranno sostenere in Olanda.

L’ultima curva del tracciato olandese continua a lasciare dei dubbi, ma qualora dovesse andare tutto secondo i piani, veder tornare le Formula 1 a sfrecciare su un banking sarà sicuramente motivo di grande fascino.

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Carlo Platella

Nato e cresciuto a Torino, studio ingegneria dell'Autoveicolo nel Politecnico della mia città. Ho una grande passione per il motorsport in tutte le sue forme che mi piace trasmettere negli articoli. Ho lavorato nella Squadra Corse della mia università con la speranza un giorno di entrare in Formula 1.