Analisi tecnica | Ferrari: tutte le ipotesi sulla prestazione in Australia

Nei giorni seguenti al Gran Premio di Australia il mondo della Formula 1 ha formulato diverse ipotesi sui motivi della deludente prestazione della Ferrari. Ecco un riassunto di tutte le teorie formulate negli ultimi giorni.

Foto: Scuderia Ferrari

La Ferrari nel Gran Premio di Australia è apparsa in grande difficoltà, accusando 7 decimi di ritardo in qualifica e quasi un minuto al termine della gara. Nei giorni successivi non sono arrivate indicazioni dai membri del team sulle cause di questa prestazione. Sono state fatte quindi una moltitudine di ipotesi e speculazioni sui motivi di un simile ritardo da molti ingegneri esterni, giornalisti, blogger o semplici spettatori. Segue un riassunto di tutte le ipotesi fatte nei giorni seguenti al gran premio. E’ importante sottolineare che si tratta di pure ipotesi e non di verità assolute. Da un semplice sguardo esterno è quasi impossibile arrivare a delle conclusioni affidabili. Pertanto, è necessario limitarsi a sfruttare le seguenti ipotesi come un modo per interrogarsi sulla debacle australiana della Ferrari e per osservare nel prossimo Gran Premio del Bahrein se gli eventi daranno credito a una teoria piuttosto che a un’altra.

Ipotesi numero 1: una vettura nata male

L’ipotesi di una Ferrari nata male come nelle stagioni 2014 e 2016 è quella che più di tutte toglie il sonno ai tifosi ferraristi. A sostegno di questa teoria vi sarebbe il distacco enorme rimediato dalle SF90 a fine gara, tanto da risultare più vicine alla Haas che alla Mercedes. Sebastian Vettel e Charles Leclerc inoltre sono apparsi in evidente difficoltà alla guida, lottando continuamente col volante e andando spesso fuori pista.

D’altra parte, vi sono anche dei fattori che remano contro questa teoria. La Ferrari è stata la vettura apparsa in forma migliore nei test pre stagionali. Ciò lo si evince non solo dai tempi, che nei test invernali sono sempre poco affidabili, ma soprattutto dagli on-board e dalle dichiarazioni degli uomini in rosso da cui traspariva una monoposto estremamente veloce e stabile.
A conferma di questo, i rivali della Mercedes hanno sempre professato il loro ritardo dalle rosse di Maranello e dopo la doppietta in Australia sono apparsi tutti molto sorpresi. Sebbene potesse trattarsi di pura pretattica, il loro stupore è un altro indice di come fossero consapevoli che la Ferrari sarebbe stata un’avversaria ostica per il campionato.

Ipotesi numero 2: un motore depotenziato

La seconda ipotesi mette nel mirino le power unit di Maranello. Il ritardo in qualifica poteva essere inizialmente attribuibile al nuovo regolamento tecnico che vieta nel 2019 l’utilizzo del “party mode” in qualifica. La nuova limitazione avrebbe dunque danneggiato maggiormente i motori Ferrari rispetto a quelli Mercedes. Il ritardo prestazionale tuttavia è stato presente anche in gara. L’analisi allora si è spostata su un quadro più ampio.

Riguardando alcuni on board, è possibile avvertire in alcune situazioni uno strano calo dei giri motore delle monoposto motorizzate Ferrari, sintomo di un’anomalia nei propulsori. Anche questa osservazione tuttavia non può essere ancora confermata, in quanto alcuni spettatori hanno notato lo stesso fenomeno anche su altre monoposto, attribuendo il rumore strano a una cattiva qualità dei video.

Altre voci invece parlano di una Ferrari con problemi di affidabilità, costretta quindi a girare con un motore depotenziato per precauzione. Già nei test invernali molte monoposto motorizzate Ferrari si sono fermate a bordo pista, sebbene in alcuni casi questo si sia verificato a fine giornata, quando cioè i team effettuano prove di pescaggio del carburante.
Il rischio è che il retrotreno della SF90 sia stato compattato a tal punto da causare problemi di surriscaldamento dei componenti interni. Il problema secondo questa ipotesi avrebbe dato parecchi problemi alla Ferrari in Australia, che non aveva predisposto per tempo l’utilizzo di un telaio con gli sfoghi aperti ai lati dell’abitacolo per l’estrazione del calore.
Viste le alte temperature del deserto, molto probabilmente in Bahrein la Ferrari aprirà le famose “branchie” nel telaio. Questo darà modo di confermare o smentire tale teoria.

Foto: Scuderia Ferrari

Ipotesi numero 3: la pitch sensitivity

Un’altra ipotesi avanzata è quella della pitch sensitivity, ossia di una Ferrari estremamente sensibile al pitch. Il pitch è l’oscillazione della macchina in avanti e indietro, che se non controllata a sufficienza porta a un malfunzionamento di tutte le appendici aerodinamiche. La SF90 monta degli schemi sospensivi più semplici di quelli delle frecce d’argento. Questo, unito al manto stradale dell’Albert Park di Melbourne molto sconnesso, potrebbe aver portato le SF90 a soffrire dei problemi di pitch sensitivity.
Se questa teoria dovesse rivelarsi vera, l’asfalto livellato del Bahrein dovrebbe permettere alla Ferrari di tornare alle ottime prestazioni messe in mostra a Barcellona nei test invernali.

Ipotesi numero 4: una pista non congeniale

Mattia Binotto nelle dichiarazioni post gara ha ripetuto che Melbourne non sia una pista adatta alla Ferrari. Guardando alle stagioni precedenti, le rosse hanno sempre sofferto a Melbourne. La pista australiana inoltre richiede alto carico aerodinamico e un’ottima trazione in uscita dalle curve lente. Grazie alle ruote sterzanti posteriori, la Mercedes si è dimostrata la migliore macchina in trazione nel finale della scorsa stagione. La Red Bull invece è storicamente la macchina a più alto carico aerodinamico.

Gli ingegneri della Ferrari si sarebbero quindi trovati alle prese con difficoltà della messa a punto dell’assetto. La necessità di recuperare carico aerodinamico sarebbe andata a svantaggio delle velocità di punta, a cui si va a sommare la cattiva uscita di curva. Tutti questi fattori starebbero anche alla base degli ultimi posti occupati dalla Ferrari nei rilevamenti allo speed trap.
Il monitor dei tempi mostra inoltre una monoposto maggiormente in difficoltà nella seconda parte di gara. Il tutto quindi sarebbe indice di un set-up non ideale per la gestione delle gomme.

Ipotesi numero 5: le attenuanti

I problemi delle ipotesi elencate in precedenza potrebbero anche essersi sommati tra di loro. Sebbene non siano tali da giustificare per intero il ritardo in Australia della Ferrari dalla Mercedes, vi sono anche alcune attenuanti da tenere in considerazione. La prima è che le qualifiche si sono disputate al tramonto. Il calare delle temperature ha causato un repentino cambio delle condizioni della pista, danneggiando i piloti che hanno fatto il loro tentativo nel momento meno opportuno.
Viste le grandi difficoltà in gara inoltre, è ragionevole pensare che dopo il sorpasso subito da Verstappen in Ferrari abbiano tirato i remi in barca, per portare a casa il risultato. Questo spiegherebbe perché il ritardo al giro di Vettel da Hamilton sia passato da circa 2 decimi a quasi 4 secondi.

Foto: Scuderia Ferrari

Il Gran Premio del Bahrein illuminerà le ombre del mistero che ancora avvolge la prestazione australiana delle due Ferrari.

Il Monitor dei Tempi – GP Australia 2019 [GARA] – Ferrari, proviamo a capire – Bottas incontenibile – Midfield compatto

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Carlo Platella

Nato e cresciuto a Torino, studio ingegneria dell'Autoveicolo nel Politecnico della mia città. Ho una grande passione per il motorsport in tutte le sue forme che mi piace trasmettere negli articoli. Lavoro nella Squadra Corse della mia università con la speranza un giorno di entrare in Formula 1.