Analisi tecnica | Quali vantaggi per Mercedes dal doppio impegno in Formula 1 e Formula E ?

La Mercedes si appresta ad entrare in Formula E: quali vantaggi potrà trarne il team di Formula 1?

Foto: Mercedes Benz e Formula Passion

La sesta stagione di Formula E vedrà l’ingresso in forma ufficiale nella categoria della Mercedes. Le frecce d’argento hanno dominato le prime cinque stagioni dell’era turbo-ibrida in Formula 1 e si apprestano a competere per la vittoria anche nel campionato elettrico, dove dovranno lottare tra gli altri anche contro Porsche, Audi e BMW.
Formula 1 e Formula E sono estremamente differenti dal punto di vista tecnologico. Vi sono tuttavia degli aspetti in comune tra le due categorie che potrebbero far sì che il team di Stoccarda possa beneficiare in Formula E dalla propria esperienza in Formula 1, per poi successivamente trarre vantaggio nella categoria regina dal proprio operato nel campionato elettrico.

Motori, inverter e batterie i punti in comune

Il trasferimento di conoscenze tra i due team potrebbe riguardare principalmente due aspetti: hardware e software.
Per ciò che riguarda la componentistica, le parti in comune tra le due vetture sono motore elettrico, presente in Formula 1 sotto il nome di MGU-K, inverter, pacco batterie e sistema di raffreddamento.
Il motore elettrico ha la duplice funzione, in entrambe le categorie, di fornire potenza alle ruote, ma anche di frenare la vettura ricaricando energia. L’inverter invece converte la corrente elettrica diretta proveniente dal pacco batterie in alternata per poter essere utilizzata dal motore e viceversa.
Sebbene le specifiche tecniche dei componenti citati differiscano molto tra le due serie, è comunque lecito aspettarsi un trasferimento tecnologico. Questo non è da intendersi come montaggio di una stessa parte da una vettura all’altra., bensì come sviluppo di tecniche di progettazione che possono rivelarsi utili anche con specifiche di funzionamento differenti.

Strategie di raffreddamento, materiali impiegati, tipologia del cablaggio e packaging, ossia posizionamento dei componenti all’interno della monoposto, sono tutti fattori che è possibile sviluppare, per poi applicare le scoperte fatte anche in un’altra categoria. In particolare, in Formula 1 il pacco batterie è sviluppabile dai singoli costruttori, mentre in Formula E questo sarà concesso solo dal 2025. L’esperienza accumulata in Formula 1 in questo settore costituirà sicuramente un notevole vantaggio per la Mercedes in Formula E.

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Foto: Mercedes AMG F1 Twitter

Lo sviluppo nascosto dei software

Vi è poi tutta la parte di ricerca e sviluppo “invisibile”, ossi quella legata ai software e ai programmi di controllo. Troviamo per esempio il controllo del “brake by wire” ad opera della centralina, ossia la cooperazione tra la frenata rigenerativa e i freni a disco sulla base della velocità, della ripartizione di frenata e delle temperature di gomme, dischi, batterie e motore. Perfezionare il controllo del brake by wire permette di migliorare l’efficienza di frenata, abbassando i tempi sul giro e ricaricando una quantità di energia maggiore.

Anche i software che comandano motori e inverter possono essere sviluppati per migliorare l’efficienza di tutto il powertrain, ossia la catena di trasmissione della vettura. Non sono da sottovalutare nemmeno le strategie di erogazione della corrente e della potenza, della gestione della carica residua e delle temperature in gara, così come le mappature e i controlli del motore.

In conclusione, Formula 1 e Formula E hanno tanti aspetti in comune. Sebbene le specifiche tecniche dei componenti siano differenti, è possibile sviluppare e apprendere conoscenze di progettazione da una categoria per poi applicarla all’altra. Tale possibilità riguarda sia l’hardware che i software. Per questo motivo è lecito aspettarsi che la Mercedes possa trarre reciprocamente vantaggio in Formula 1 e Formula E dall’impegno del team in entrambe le categorie.

La nuova Mercdes-Benz EQ Silver Arrows 01. Foto: Mercedes EQ Formula E/Twitter

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Formula E | L’analisi del campionato: tanti punti di forza, ma c’è ancora da lavorare

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Nato e cresciuto a Torino, studio ingegneria dell'Autoveicolo nel Politecnico della mia città. Ho una grande passione per il motorsport in tutte le sue forme che mi piace trasmettere negli articoli. Ho lavorato nella Squadra Corse della mia università con la speranza un giorno di entrare in Formula 1.

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