Approfondimento: le conseguenze del “Russia Ban” nel motorsport

La messa al bando della Russia e dei suoi atleti dalle competizioni sportive internazionali ha scosso il panorama internazionale, e le sue conseguenze nel motorsport sono incerte. Cerchiamo di fare chiarezza, attenendoci alla lettera delle disposizioni normative, degli accordi e delle decisioni dell’Agenzia Mondiale Anti Doping.

russia motorsport

L’ambito di applicazione Russia motorsport

Per prima cosa, è assolutamente necessario partire da un presupposto imprescindibile. La grande indipendenza e autonomia della FIA rispetto agli altri organismi di regolamentazione sportiva internazionale rende difficile trovare il bandolo della matassa. Tuttavia, è possibile determinare con un buon grado di sicurezza la relazione fra l’Agenzia Mondiale Anti Doping (da ora in poi WADA) e la Federazione.

Le decisioni della Commissione Esecutiva WADA rispetto allo scandalo russo si applicano a due categorie di federazioni sportive: le Major Sports Organisations e le Code Signatories, cioè quelle che hanno ratificato il Codice Anti-Doping. Spesso, le due categorie coincidono: è questo il caso della FIA. Firmataria del Codice in quanto “Federazione riconosciuta dal Comitato Olimpico Internazionale (membro ARISF)”, la FIA è anche Major Sports Organisation in quanto “organismo regolamentare di competizioni regionali, continentali e internazionali“.

Alla luce di queste considerazioni e della sicura efficacia delle decisioni WADA di incidere nella sfera delle competizioni motoristiche FIA, è relativamente semplice determinare quali siano gli eventi e gli atleti coinvolti. Il Gran Premio di Russia è ad ora l’unico evento FIA-sanctioned che si tiene nel Paese (ricordiamo che non tutte le competizioni motoristiche ricadono sotto l’egida FIA: le altre sono, quindi, escluse). Per quanto riguarda gli atleti, qualunque pilota che corra con licenza (e sotto bandiera) russa, Daniil Kvyat fra i tanti, è destinatario della decisione. Ma c’è davvero pericolo?

Come il motorsport “si salverà”

Per capire se, come e quanto la FIA sarà coinvolta dallo scandalo c’è bisogno di partire dalla lettera della decisione WADA. Per quanto riguarda gli eventi, la Commissione Esecutiva si pronuncia così.

“Qualora il diritto di ospitare un Major Event nel quadriennio sia già stato concesso alla Russia, il Code Signatory deve ritirare tale diritto e riassegnare l’evento in un altro Paese, a meno che non sia legalmente o praticamente impossibile farlo.”

Il contratto per il Gran Premio di Russia, firmato nel 2010, si estende fino al 2025. Al netto di possibili appelli dell’agenzia Anti Doping Russa (RUSADA) rispetto alla pronuncia WADA, almeno l’edizione 2020 del GP dovrebbe comunque essere salva, e lo stesso “salvacondotto” dovrebbe essere accordato anche alle successive. Gli organizzatori dell’evento, infatti, sostengono che le clausole contrattuali che. legano la Formula 1 alla Russia rendano “tecnicamente impossibile” la rinuncia all’organizzazione dell’evento nel caso specifico, rispettando quindi quanto previsto dalla stessa decisione WADA.

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La sicurezza degli atleti

Per quanto riguarda i piloti, la loro estraneità alla decisione potrebbe essere ancora più semplice da dimostrare. Così prescrive infatti la decisione WADA. Russia motorsport

“Gli atleti russi e il loro personale di supporto possono partecipare ai Major Events organizzati nel quadriennio solo se sono in grado di dimostrare che non sono in alcun modo implicati dal mancato rispetto delle condizioni, che non sono stati segnalati risultati positivi per loro nella banca dati WADA e non sono stati manipolati dati relativi ai loro campioni, e che sono stati sottoposti ad adeguati test in gara e fuori gara prima dell’evento in questione secondo condizioni rigorose che saranno definite dalla WADA In questa circostanza [cioè di esito positivo di queste verifiche, ndr], essi non possono rappresentare la Federazione Russa.”

Daniil Kvyat e gli altri piloti russi che gareggiano in competizioni FIA sono al riparo da ogni dubbio. La FIA stessa, infatti, ha una sua regolamentazione Anti Doping, una specifica commissione di controllo, test a campione prima, durante e dopo ogni evento riconosciuti come “validi e indipendenti” dalla WADA. Trattandosi quindi di verifiche assolutamente autonome e non passibili di influenza da parte della RUSADA, quindi,. l’averle superate sempre con successo è condizione sufficiente per la partecipazione a qualunque campionato internazionale. Kvyat e gli altri, tuttavia, saranno costretti a correre sotto “bandiera neutra”,. come previsto dalla disciplina del Comitato Olimpico Internazionale e dalla stessa decisione WADA, e come già accaduto agli atleti russi durante le Olimpiadi 2018.

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Aurora Dell'Agli

Classe 1997, studentessa di Giurisprudenza, blogger su @theracingchick. Ho un occhio di riguardo per Endurance, competizioni GT, Formula 1 e Formula E.