AUTO D’ EPOCA: tra meccanica e mito

Con questo articolo vogliamo parlarvi di alcune auto d’epoca.          Abbiamo deciso di selezionare auto sportive, prototipi e auto che tutti avremmo voluto avere nel nostro garage.

Abbiamo selezionato, per voi, un’ auto che ha partecipato alle competizioni, la Lancia LC2, un prototipo di Casa Fiat che anticipa una visione di mobilità che sarebbe stata capita solo quarant’anni dopo, la X1/23, e l’ Alfa Romeo Giulia degli anni ’60. Iniziamo col parlare della Lancia!

LANCIA LC2

LANCIA LC2

La storia di questa vettura inizia tra la fine degli anni ’70 e gli inizi degli anni ’80, quando Lancia decide si iniziare un nuovo capitolo della sua importante storia sportiva lanciandosi nelle competizioni. 

Lancia partecipava già nelle competizioni con la Lancia Beta Montecarlo Turbo, auto che, oltre ad essere apprezzata per la sua aerodinamica e per l’ estetica, riuscì ad aggiudicarsi molti successi. 

Nel 1982 succede qualcosa: il cambio di regolamento FIA porta Lancia a sviluppare una nuova vettura. Nacque, così, la LC1.Questa vettura, equipaggiata col motore della Montecarlo Turbo, fu costruita in soli quattro esemplari, tutti con livrea Martini Racing. 

La vettura conquistò tre pole position su otto gare disputate, riuscendo a tenere testa alle Porsche, pur avendo 200 CV in meno. Proprio per colmare questa differenza abissale di cavalleria, Lancia, in collaborazione con Ferrari, diedero vita ad una nuova vettura, la LC2. 

PROFILO LATERALE DELLA LANCIA LC2

Ora arriva la parte più bella perché parliamo di numeri, anzi dati! 

La biposto montava un motore 8 cilindri a V di 90° da 2.6L, con quattro valvole per cilindro. La potenza raggiunta da questo motore è impressionante, toccava i 700 CV a 9000 giri/minuto e aveva una velocità massima di 360 Km/h. 

Questo potente V8 era installato su un telaio realizzato in lega leggera (per essere precisi in avional, una lega di alluminio e rame). La cella di sicurezza si componeva di un roll bar in titanio e pannelli in inconel (una lega superleggera a base di nichel-cromo). La lancia LC2 era straordinariamente leggera. Il suo peso, infatti, variava dagli 810 Kg agli 850Kg. 

Ne vennero prodotti sono 5 esemplari di questa vettura, tutti con tinta bianca e livrea Martini. 


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FIAT X1/23

FIAT X1/23

Negli anni ’70 accadde qualcosa che sconvolse il settore automotive: parliamo della crisi petrolifera. Questo porta le case case costruttrici a investire sempre di più nella ricerca in quelle che possiamo definire “auto alternative”.

In questi anni Fiat presentò al Salone di Torino, precisamente nel 1974, una vettura avveniristica. Questo prototipo risultò innovativo non solo per il tipo di alimentazione (che non necessita di combustibili fossili per muoversi), ma anche perché offriva un tipo di mobilità che risulterà in anticipo rispetto a quei tempi, e che vedremo prendere piede solo quaranta anni dopo. 

POSTERIORE FIAT X1/23

Quando parliamo di questa vettura, teniamo presente una cosa: tutta questa elettronica che vediamo oggi sulle auto elettriche non esisteva. 

Fatta questa piccola premessa, le batterie della X1/23 a parità di peso e dimensioni, erano in grado di fornire alte prestazioni. Venne equipaggiata con accumulatori al nichel-zinco in grado di erogare una media di 70-90 Wh/kg (in quegli anni la media era, per le batterie al piombo, di gran lunga inferiore, circa 35Wh/kg).

Questa vettura, purtroppo, non vide mai una catena di produzione a causa dei costi. Questo non fermò di certo Fiat, che in quegli anni progettò e mise in produzione la Panda Elettra. Era il 1990. 

ALFA ROMEO GIULIA

ALFA ROMEO GIULIA 

Negli anni ’60, per Alfa Romeo,  arrivò il momento di trovare una degna sostituta della Giulietta. Venne presentata, al Salone internazionale di Monza, la Giulia, vettura che della Giulietta, ne ereditava la meccanica di base.

Questa vettura fu molto apprezzata, tanto che ne vennero prodotte, in 15 anni, circa 1milione di esemplari. Ciò la rese una delle vetture più vendute della storia del Biscione. 

ALFA ROMEO GIULIA, VISTA LATERALE

Come detto precedentemente, la meccanica era ereditata interamente dalla Giulietta. Il motore, infatti, era il quattro cilindri, con distribuzione bialbero, costruito interamente in alluminio. 

L’ auto dimostrò subito la sua ottima tenuta di strada, questo grazie ad uno schema di sospensioni che prevedeva anteriormente quadrilateri sovrapposti e all’ posteriore un ponte rigido, che pur essendo una soluzione “classica” venne reso più efficiente spostando gli attacchi delle molle e degli ammortizzatori dai semiassi ai bracci longitudinali. 

In questa vettura, non solo la meccanica era all’ avanguardia, ma anche la forma della carrozzeria. Sì, perché la sua forma venne studiata, dagli ingegneri, in galleria del vento. Da questi studi, ne uscì una vettura che, grazie alla sua coda tronca, alle incavature laterali alla base della linea di cintura e al muso basso e sfuggente, aveva un coefficiente di penetrazione (CX) basso per l’ epoca e per la categoria (0,34).

Come sperato, la Giulia si impose alle rivali, posizionandosi al vertice della categoria. Pensate che, nel 1965, Quattroruote fece una comparativa, confrontando la Giulia con altre 12 rivali. L’ auto ne risultò la più veloce con 175,979 km/h, con gli altri modelli che oscillavano tra i 132 km/h e i 165 km/h. 

Quale auto d’ epoca, tra quelle scelte, conoscevate già?


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