Charles e Max: l’eterno ritorno, presente e futuro della F1

L’idea dell’eterno ritorno, seppur antica e con diverse sfumature, prevede una concezione ciclica del tempo in cui ogni evento torna ripetutamente a ripresentarsi. Leclerc e Verstappen anche con un dosaggio anormale di immaginazione, mai avrebbero pensato di battagliarsi in F1, dopo batoste continue in categorie minori. Leclerc Verstappen F1
Max Verstappen (Red Bull) e Charles Leclerc (Ferrari) – Fonte: Nos.Nl

L’idea dell’eterno ritorno, seppur antica e con diverse sfumature, prevede una concezione ciclica del tempo in cui ogni evento torna ripetutamente a ripresentarsi. In modo non omogeneo, per ciascuna esistenza, accadimenti diversi si materializzano in un arco temporale variabile. Una circostanza prende forma, si manifesta, e fa ritorno, prima o poi. Perché prima o poi tutto ritorna. Come gli amori: non finiscono, fanno un giro immenso e poi ritornano, Venditti dixit. Amori e altro, amicizie o esperienze, per (s)fortuna. Nel cerchio nietzschiano rientrano anche rivali abbandonati nel dimenticatoio, impolverati sotto uno stelo annerito di ricordi nel tempo. Piloti persi in qualche categoria inferiore, saltati in altri campionati, e poi eccoli, te li ritrovi accanto sulla griglia di partenza, in un torrido sabato austriaco. Leclerc e Verstappen anche con un dosaggio anormale di immaginazione, mai avrebbero pensato di battagliarsi in F1, dopo batoste continue in categorie minori.

Passato

Lontano 2012, campionato FK2 Euro Series, circuito di Val d’Argenton, pochi giri al termine. Due quindicenni brufolosi e con capigliature scomposte, si azzuffano per la prima posizione. Un piccolo Charles e un piccolo Max. Le cose in comune nel loro insieme d’intersezione sono solo due: età e guida aggressiva. Fuori tracciato hanno personalità speculari, esuberante e sprezzante uno, pacato e distaccato l’altro. Ma nelle ultime tornate all’Argenton sono “solo” due testardi adolescenti che si sportellano l’un l’altro, pur di vedere per primi la bandiera bianca e nera. L’olandese schiaffeggia la ruota del rivale che lo fa retrocedere di dieci posizioni, e lui, senza mugugni, zitto zitto, riarrampica la classifica, lo avvicina, e alla staccata restituisce il favore, regalando un giro in aquaplaning al rivale, che avrà invece molto da ridere a motori spenti. Leclerc che scende, Leclerc che ritorna, Leclerc che passa e vince. Anzi no, perché verranno entrambi squalificati. È un primo ritorno, il serpente che si mangia la coda, uno dei tanti giri di boa.

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Max Verstappen e Charles Leclerc all’età di 15 anni –  Fonte: Gettyimages

Presente

Spielberg, 29 Giugno 2019. Le qualifiche del GP d’Austria si sono appena concluse. Come due ex che si erano ignorati per mesi e si rincontrano nel loro locale preferito, Charles e Max (dopo la retrocessione del Re Nero per aver ostacolato Raikkonen) si ritrovano in prima fila. Rendez-vous inaspettato, secondo ritorno. Non sai ma quando accade, ma prima o poi succede. Max e Charles per non farsi trovare impreparati, si sono fatti le ossa e ora hanno spalle larghe. Delle lontane bordate e contatti per sfilare la posizione, ha preso vita l’esperienza calcolatrice di chi ha capito l’importanza di due punti in meno che una macchina fuori. Soprattutto Max, nelle ultime due stagioni, frazionando incidenti e rischi in favore di una guida matura al netto di scatti improvvisi. Se all’amore non si comanda, tanto meno all’istinto. La gara è oramai avviata, procede verso la fine. Charles trotteggia verso la prima vittoria in F1, è calmo, ha un’andatura costante, quando improvvisamente sente lo stridere del Falco che si avvicina. Max sta divorando il margine con la Ferrari e ha un passo superiore. Come sei anni prima, ma a parti invertite. Lui insegue, l’altro è braccato. L’altro ritorno: Max arriva in zona DRS, gli prende l’interno, e alla staccata serve freddissimo la vendetta che si è preparato negli anni, spingendo Charles fuori e prendendosi la posizione. Vince lui e Charles si accoda secondo. Destino. Coincidenze?

Futuro?

Per chi crede alla filosofia dell’eterno ritorno, la vita è un pacato alternarsi di alti e bassi. Ora va così, ma poi splenderà il sole, e viceversa. Si procede diritti sulla linea, scendendo e salendo in balia degli eventi dell’esistenza. Tutto accade, finisce e poi ritorna. Che i due fenomeni siano imbattuti in quel duello sul circuito d’Austria e sia successo quel che è successo, sembra quasi uno scherzo del destino, che ha fatto lo sgambetto a centinaia di telespettatori, increduli della loro storia. Effetto sliding doors e commenti a cascata. La cosa rassicurante per la F1 è la certezza che i due sono predestinati a far scrivere pagine di storia nel medio/lungo futuro. Tutti sicuri dai: la battaglia è appena finita, e se si attende, prima o poi ritorna…

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Studente di lingue e marketing, scrittore notturno, chitarrista a tempo perso, appassionato dai tempi di Jean Todt

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