CRISI dei CHIP – Perchè non se ne producono più? Quanti ce ne sono in un’auto?

Oramai se ne sente parlare giorno e notte, la crisi dei chip sta letteralmente mangiando il mercato dell’ auto. Una crisi iniziata nel 2020 con lo scoppio della pandemia ma i cui effetti si iniziano a vedere solo oggi.

crisi dei chip

Come è nata?

Oggi siamo continuamente circondati da oggetti elettronici: dal computer con il quale stiamo scrivendo questo articolo alla macchina da cucina. Il 90% delle nostre azioni giornaliere è fatto di tecnologia. Tecnologia che è entrata nelle nostre case ancor di più con lo scoppio della pandemia: computer, console o semplici oggetti di svago. Qualsiasi di questi oggetti ha in comune almeno una cosa: i CHIP. Componenti elettronici i quali traducono impulsi elettrici in segnali elettronici.

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I CHIP sono principalmente composti da BAUXITE, una roccia sedimentaria, fortemente presente nei semiconduttori. Nel corso degli anni leader dell’estrazione e dell’esportazione della BAUXITE è stata la Cina in primis colpita dalla pandemia. Il fabbisogno mondiale di così tanta BAUXITE ha portato ad una veloce carenza di materia prima, tanto da costringere la Cina a chiudere le frontiere dell’ esportazione. Con questa soluzione la Cina provvede dapprima alla fornitura nazionale e poi a quella internazionale che rappresenta un’ enorme fetta del mercato dell’ auto.

Quanta ce n’è in un’ auto?

La BAUXITE è la principale causa della crisi dei chip, una crisi non solo difficile da risolvere ma che aumenterà sempre di più nel tempo. La causa è l’ aumento della percentuale dei semiconduttori in un’ auto. Oggi il 30% di una vettura premium è fatta di semiconduttori al fronte di un 8% di soli 10 anni fa. Un incremento esponenziale al quale hanno contribuito: sistemi elettronici di aiuti alla guida, infotainment sempre più SMART e il radicale quanto imponente cambio di motorizzazione da motori termici ad elettrici. Un fabbisogno che oggi si fa davvero fatica a soddisfare e al quale non c’è un effettiva soluzione altrettanto economica. La crisi dei chip è solo la seconda crisi che i costruttori stanno affrontando e come dichiarato da STELLANTIS sembra pesare più della pandemia stessa.

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Il mercato delle auto

La crisi dei chip oggi ha portato molte fabbriche a chiudere con uno stop alla produzione che influisce prima sul salario dei dipendenti e poi sui clienti che vedono i tempi di attesa per la propria vettura raddoppiarsi di settimana in settimana. Un mercato con un trend più che negativo. A luglio le immatricolazioni erano calate del 28% fino a superare il 33% nel primo mese di ottobre. Un andamento negativo che preoccupa non poco i capi di STELLANTIS. La società che nei prossimi mesi dovrà presentare alcuni modelli che più che mai hanno ricevuto forte investimenti. Parliamo senza ombra di dubbio di Maserati Grecale, Maserati Gran Turismo ed MC20 Elettrica. Una preoccupazione che potrebbe estendersi fino ad Alfa Romeo con la commercializzazione del terzo modello in gamma Alfa Romeo Tonale, chiamato a risollevare le vendite del biscione.

La crisi dei chip ha messo a dura prova il mercato dell’ auto, con clienti che sempre più richiedono tecnologie ed assistenza all’informazione e alla guida. Un’ esigenza che fa crescere la richiesta di chip e semiconduttori di oltre il 20% per ogni vettura e che porta i tempi di attesa ben oltre i 100 giorni. Si stava forse meglio quando si stava peggio?

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