Donne e motori: è giusto confinarle in categorie solo per loro?

Maria Herrera ne è un esempio: competerà di nuovo contro gli uomini. Sono davvero necessarie le categorie solo femminili? Donne motorsport

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Sophia Flörsch pilota tedesca impegnata in Formula 3.

Mercoledì 24 ottobre la motociclista spagnola ha annunciato che nel 2019 correrà nel campionato Moto E, nel team Angel Nieto. Competerà, quindi contro uomini. Viene da chiedersi se sia davvero necessario far competere le donne solo fra loro o se sia possibile il confronto con gli uomini.

È di qualche settimana fa l’ufficialità di una nuova categoria, chiamata W-Series, dove la W sta per Women, in cui appunto correranno solo donne. Per partecipare, non si dovrà versare una somma ingente, ma bensì si verrà selezionate tramite test. I sedili disponibili saranno circa 18-20; le gare saranno 6, tutte in Europa e dureranno 30 minuti.

Gli organizzatori hanno ribadito che la W Series è stata creata per permettere alle donne di migliorare le loro capacità di pilotare, per far si che un confronto futuro con gli uomini, possibile a quanto dicono loro, non presenti disparità.

Fra i sostenitori c’è David Coulthard che si è espresso così: “Per competere nelle gare automobilistiche devi essere bravo, determinato, coraggioso, competitivo e avere un po’ di forza. Quest’ultima, comunque, non è fondamentale come in altri sport. Inoltre, non è necessario essere maschi. Per questo noi della W Series crediamo che il confronto fra maschi e femmine non presenterebbe grandi disparità.

Sfortunatamente le ragazze arrivano ai livelli della GP3 o della Formula 3, senza poi riuscire a proseguire. Non per la mancanza di talento, ma perché non trovano sponsor che investano in loro aiutandole a sopportare gli alti costi dell’automobilismo. Per questo hanno bisogno di un ambiente in cui crescere e fare pratica, per poi passare in categorie più alte.”

Molte donne si sono esposte durante gli anni per ottenere pari diritti in questo panorama. Prima fra tutte Susie Wolff, team principal del team Venturi di Formula E e moglie del team principal della Mercedes Toto Wolff, che con il suo progetto ‘Dare To Be Different’ (osa ad essere diverso) con l’aiuto di altre donne coinvolte, fra cui Tatiana Calderon, attuale test driver della Sauber, promuove progetti per avvicinare il sesso femminile ai motori.

Molto diverso da quanto fatto da Carmen Jorda, ex tester Renault, la quale affermò che le donne potevano al massimo arrivare in Formula E perché Formula 1 e Formula 2 richiedono forza che loro non hanno. Jenson Button è corso in difesa del sesso femminile dicendo che si stava sbagliando e di guardare Danica Patrick, ex pilota Nascar e IndyCar, la quale ha più forza di lui e lo avrebbe sicuramente battuto in pista e anche in palestra.

Creare categorie esclusivamente femminili con lo scopo di forgiare giovani campionesse è il passo giusto verso l’integrazione nelle gare con i maschi? O le ragazze saranno destinate a correre in competizioni dedicate solo a loro?

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Simona Dominici

Studentessa di lingue appassionata di motori che spera, un giorno, di poter trasformare la sua passione nella sua professione.