È morto Aldo Andretti, il gemello di Mario

È morto a Indianapolis Aldo Andretti, il fratello gemello di Mario Andretti: una lunga storia dagli inizi a Nazareth a Indianapolis, e poi le aziende dopo l’incidente

Nella notte americana di mercoledì 30 è morto a Indianapolis per complicanze da COVID-19 Aldo Andretti, il fratello gemello di Mario. L’annuncio è giunto ieri sera direttamente dal pilota dei due mondi:

“Aldo Andretti, il mio amato fratello gemello, il mio complice e il mio fedele miglior amico ogni giorno della mia vita è stato chiamato al cielo la notte scorsa. Metà di me se n’è andata con lui. Non ci sono parole. Sono scosso fino alle ossa.

Andretti Autosport in un comunicato ha affermato: “Anche se la vita di Aldo ha preso una direzione diversa da quella del fratello Mario, Aldo ha sempre condiviso la passione per le corse ed è stato un vero appassionato di motori e imprenditore. Spesso lo si poteva ancora trovare sul circuito di gara a sostenere e seguire la carriera della famiglia”.

Ma chi era Aldo?

Gli inizi in Italia e in America

Mario e Aldo Andretti nascono a Montona d’Istria il 29 febbraio 1940. Dopo la guerra nel 1948 si trovano insieme all’intera famiglia costretti ad emigrare nell’esodo istriano, dopo che l’intera regione passa alla Iugoslavia. Passano qualche anno a Lucca, prima in un campo profughi e poi in un bilocale. Qui iniziano a coltivare la passione per i motori, e nel 1954 iniziarono a lavorare in un autorimessa, peraltro guadagnando un viaggio al GP d’Italia a Monza con i proprietari Biagini e Seggiolini.

Nel 1956 che la vita dei due cambia quando l’intera famiglia Andretti emigra in America, e per la precisione a Nazareth, Pennsylvania, dove viveva una zio.

Nazareth non era certo la più grande metropoli d’America, ma aveva un ovale sterrato da mezzo miglio. I due lavorarono in una stazione per comprarsi delle parti d’auto usate, riuscendo ad assemblare una vecchia Hudson Hornet.

Immagini INDYCAR

aldo andretti mario morto

La prima gara fu nella primavera 1959: Aldo vinse il tiro di monetina per determinare chi avrebbe corso per primo.

Malgrado partisse in fondo alla griglia come esordiente, Aldo affrontò la prima batteria sfruttando l’interno della curva, dove  la pioggia aveva creato delle pozzanghere che gli altri piloti evitavano andando alti sul banking. Al terzo giro era già in testa, e riuscì così anche a vincere la gara principale.

Una settimana dopo Mario vinse la prima di molte gare, e in poco tempo i due gemelli identici erano i re dell’ovale di Nazareth. Alcuni del luogo dicono che Aldo era in realtà il pilota migliore. Nel corso dell’anno Iniziarono anche a correre in altre piste della regione.

Durante l’ultima gara della stagione all’Hatfield Speedway però Aldo spinge troppo, si ribalta, in un impatto violentissimo che rompe il tetto e il casco finendo in coma. In ospedale perde quasi 30 chili, e deve fare riabilitazione per tornare a camminare qualche settimana dopo.

Dal Brickyard all’ospedale

Mentre Mario inizia a guadagnare premi sempre più grandi, Aldo ritorna alle corse nelle Sprint car, le potenti auto da ovali sterrati. Aldo vinse alcune gare nei primi anni ’60, ma non tornò mai veloce come prima.

Intanto nel 1965 Mario fu protagonista di uno straodinario anno da rookie alla 500 miglia di Indianapolis, dove giunse 3°, dietro a Parnelli e al leggendario Jim Clark, nella sua unica vittoria a Indy con la Lotus. Lo stesso anno diventa il più giovane campione USAC di sempre, battendo Foyt.

Nel 1967, mentre Mario vince la sua prima e unica 500 miglia di Daytona, ci fu anche l’unica gara che vide i due fratelli assieme. Mario vinse, Aldo giunse 10° con i freni rotti. Un’altra opportunità di passare in Champ Car finì male dopo un guasto alle sospensioni durante i test.

Nel 1969 Mario si qualifica in prima fila alla 500 miglia di Indianapolis, ma subisce delle bruciature al volto durante un incidente nelle prove libere. E così nella tradizionale foto della prima fila, il pilota della #2 tra A.J. Foyt e Bobby Unser fu proprio il fratello, che fino a quel punto era del tutto indistinguibile. Mario vinse proprio quell’anno la sua unica 500 miglia di Indianapolis.

La prima fila dell’Indy 500 1969

Qualche mese dopo Aldo correva a Des Moines in Iowa. Quella fu l’ultima gara della sua carriera. Mentre era secondo, una vettura va in testacoda davanti a lui, l’impatto è di nuovo violento, l’auto si ribalta e va nelle reti. Quando si ferma è cosciente, ma ha 14 ossa rotte e l’orbita dell’occhio destro distrutta. Ha bisogno di molte trasfusioni di sangue 0-, fornite proprio dal fratello. Mario però dopo averlo visto non può che chiedergli di promettere di chiudere con le corse.

aldo andretti mario morto

Aldo inizialmente pensa di tornare in pista, ma poi, dopo la ricostruzione facciale, decide di non tornare più in abitacolo, pur rimanendo sempre vicino al paddock, seguendo Mario, e venendo spesso scambiato dai fan per il fratello.

Intanto apre e gestisce uno rivendita di gomme Firestone, vicino allo Speedway a Indianapolis, un’attività che riesce a espandere, per poi venderla e fondare nel 1986 l’Andretti Machine Engineering,  un officina di parti per letti d’ospedale e altri utensili.

John e Aldo Andretti

Ha ben 5 figli con la moglie Corky Stofflet: Carolyn, Mark, John, Mary Jo e Adam. Adam, John e Mark seguiranno le orme del padre e dello zio, il secondo, morto di cancro proprio quest’anno ha anche vinto una gara in formula CART, ed è stato il primo pilota a correre la 500 miglia di Indianapolis e la Charlotte 600 nello stesso giorno.

Aldo non si è mai lamentato della sfortuna che l’ha colpito, giungendo al massimo a dire all’Indy Star, nel 1973: “Sono estremamente orgoglioso di Mario, ma a volte sento qualcosa di simile all’invidia mescolata all’orgoglio. Non proprio invidia, ma qualcosa di simile, come se la mia vita non fosse del tutto appagata”.

Da parte del fratello non è mai mancato l’appoggio e il plauso: Come pilota gli sono state date delle carte difficili, ma non ha mai perso la forza d’animo. Questo è ciò che amavo del suo spirito, cercava sempre di tenere alto il morale.

Godspeed Aldo…

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Francesco Ghiloni

Studente universitario di Chimica e grande appassionato di motorsport, specialmente di endurance.