Economie di scala nel motorsport? Toyota spera nella condivisione della tecnologia ibrida

L’attesa convergenza fra ACO e IMSA nei regolamenti tecnici sulle classi prototipo ha aperto degli scenari del tutto nuovi nel mondo del motorsport. La possibilità di impiegare le stesse risorse, parallelamente, su diversi progetti è una prospettiva allettante per tutte le case madri. Toyota, in particolare, guida il gruppo di pressione sulla condivisione della tecnologia ibrida fra diverse categorie, con un fornitore unico per il powertrain.

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Rimanere credibili

In una recente intervista a Sportscar365, David Wilson (Toyota Racing Development) rivela l’importanza di alcune trattative “dietro le quinte”, non solo fra ACO e IMSA, ma anche fra altri promoter.

“Implementare un sistema comune fra ACO, IMSA e NASCAR [che debutta con tecnologia ibrida nel 2022, ndr] ha assolutamente senso. Ho parlato con Jay Frye sul fronte IndyCar. Ovunque ci siano competizioni motoristiche professionali, si discute seriamente sulla tecnologia ibrida. Che si tratti di NASCAR, IMSA, IndyCar, siamo tutti alle prese con le stesse sfide: come implementarla in un modo che sia accessibile, che sia sicuro, eppure rimanga completamente credibile”.

La preoccupazione di Wilson, infatti, è correre il rischio di appiattire la competizione solo in nome di un sistema spec che potrebbe ridursi a una semplice trovata pubblicitaria.

“Sono un grande fan delle collaborazioni. Allo stesso tempo sono un grande fan dei regolamenti e di specifiche che siano diverse dove devono esserlo, ma comuni dove possono esserlo.”

Costi e benefici

L’utilizzo di componenti (o addirittura interi sistemi) standardizzati è considerato particolarmente allettante dagli automaker per una serie di motivi. Fondamentalmente, quello di più immediata comprensione è l’abbattimenti dei costi. La produzione “di massa” di uno specifico componente ne abbatte sia i costi di produzione (per il fornitore unico) che quelli di vendita ai vari outfit privati. Anche a livello di ricerca e sviluppo, peraltro, il knowledge sharing porta benefici di tutto rispetto. Wilson ne è ben consapevole, e non lo nasconde.

“Se ci potessero essere delle tecnologie condivise, se non addirittura un sistema condiviso, questo aiuterebbe a ridurre i costi, perché si creerebbero economie di scala e condivisioni di informazioni. Potremmo aiutarci a vicenda, ed è una buona cosa”.

I rischi delle economie di scala toyota ibrida

Il concetto di economie di scala, utilizzato in questo frangente da Wilson, è uno dei fondamenti dello studio dell’economia politica. Volendo offrirne una nozione, si può dire che il termine identifichi la relazione fra aumento della produzione di un bene e diminuzione del suo costo unitario. Ma quali sono i pericoli intrinseci che ne derivano? toyota ibrida

Le economie di scala sono tradizionalmente considerate incompatibili con un regime concorrenziale, degerando, inevitabilmente, nel monopolio della prima impresa capace di abbattere i costi tanto da estromettere le altre dal mercato. Questo paradosso, definito dilemma di Cournot, è un pericolo concreto anche in un mercato fortemente regolato ab origine come quello del motorsport.

La disciplina di appalto delle componenti standardizzate (tender), infatti, dovrebbe porre un freno alle naturali tendenze monopolistiche di questo modello economico. L’appalto ha una durata definita nel tempo e, alla sua scadenza, qualunque altra impresa può potenzialmente offrire i propri servizi e inserirsi nel mercato. Ma è davvero così in un settore, quello del motorsport, dove lo sviluppo è fortemente condizionante e condizionato dai test in pista?

Si tratta di un circolo vizioso a cui, periodicamente, assistiamo. Nei prototipi, Oreca sembra aver monopolizzato la produzione, nonostante agli altri fornitori non manchi la possibilità formale di partecipare. Lo stesso si può dire di Dallara e Spark nella telaistica di monoposto, nonché di Pirelli in Formula 1. Il mercato del motorsport, infatti, esclude chi non ha la possibilità di mettere alla prova, concretamente, la propria ricerca in pista. Possibilità, questa, che è sempre più difficile ottenere senza un contratto di fornitura esclusiva.

La domanda che conclude questa breve riflessione, quindi, è la seguente: è davvero possibile implementare delle economie di scala autenticamente funzionanti in un mercato che sembra improntato al modello dell’oligopolio naturale? La risposta potrebbe essere ancora lontana, e sicuramente non di facile determinazione.

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Aurora Dell'Agli

Classe 1997, studentessa di Giurisprudenza, blogger su @theracingchick. Ho un occhio di riguardo per Endurance, competizioni GT, Formula 1 e Formula E.