Ericsson: “Le Indycar sono più difficili da guidare delle formula 1”

I recenti test della Indycar che si sono disputati sul tracciato di Austin hanno evidenziato le grandi differenze tra la serie americana e la Formula 1. Nonostante i tempi sul giro più lenti, Marcus Ericsson ha definito le Indy car come “più impegnative da guidare” rispetto alle formula 1.

Foto: NTT Indycar Series

La Indycar series è scesa in pista al Circuit of the Americas ad Austin a inizio febbraio per una sessione di test collettivi. Il tracciato è lo stesso su cui si disputa il Gran Premio degli Stati Uniti di Formula 1. L’occasione ha quindi permesso di confrontare alcuni aspetti dei due campionati.

I tempi sul giro evidenziano una grande differenza prestazionale, con le Indy car che hanno girato circa 15 secondi più lente rispetto alla pole position ottenuta da Lewis Hamilton nella passata stagione. Le monoposto americane tuttavia presentano delle difficoltà di guida assenti in Formula 1.

Marcus Ericsson, pilota con un’esperienza di quattro stagioni in Formula 1, nella prossima stagione gareggerà nella Indycar Series. Dopo aver preso parte ai test di Austin, ha così commentato lo stile di guida delle monoposto americane, come riportato dal portale ufficiale della NTT Indycar Series.

“In generale è completamente un’altra tipologia di auto da guidare, con molto meno carico aerodinamico. Allo stesso tempo c’è anche meno potenza. Non c’è il servosterzo, hai meno aderenza nelle curve e il volante è molto più pesante. Serve un po’ per abituarsi”.

Le formula 1 generano un carico aerodinamico tale da “incollare” l’auto all’asfalto. Le Indy car invece sono molto più instabili. Essendo sprovviste di servosterzo inoltre, richiedono un grande sforzo fisico da parte del pilota, il quale deve girare il volante senza alcun tipo di aiuto.

“E’ stata una specie di processo per me. Tornando qui ad Austin, hai le tue curve di riferimento dalla Formula 1. E’ molto diverso in Indycar. Amo ancora il tracciato con le formula 1, ma allo stesso tempo lo amo con le Indy car. E’ ancora super impegnativo e molto veloce, specialmente nella prima parte del giro.”

Il pilota fa la differenza

Se il grande carico aerodinamico delle formula 1 rende difficile per i piloti fidarsi e spingere per trovare il limite, la situazione nel campionato americano è completamente differente.

“Nella NTT Indycar Series il limite lo trovi, ma poi hai un confine molto fine tra andare oltre o restare sotto al limite. E’ difficile rimanere esattamente al livello di grip che hai in una Indy car.”
“Il bilanciamento da curva a curva cambia molto di più rispetto a una vettura di Formula 1, dove hai tutti gli strumenti per adattarti a ogni tipo di curva. Credo che da pilota si possa fare molto più la differenza in una Indy car, poiché secondo me è un’auto molto più difficile da guidare”.

Foto: NTT Indycar Series

Grazie ai numerosi settaggi disponibili sul volante, uno fra tutti la ripartizione di frenata, le formula 1 sono in grado di cambiare il proprio assetto in movimento. Se da un lato questo conferma la serie come l’apice della tecnologia del motorsport, dall’altro diversifica il ruolo del pilota dalle altre categorie.

“Penso che la Formula 1 sia diversa nel senso che sai solamente di essere tanto forte quanto la vettura in cui ti trovi. Ovviamente in Indycar è comunque necessario avere una buona macchina e un buon team intorno a te, per assettarla ad ogni evento su un tracciato diverso, ma è molto di più un campionato piloti. Penso che quando trascorri tanti anni in Formula 1, sia un elemento di cui senti la mancanza il fatto di poter fare la differenza come pilota. E’ qualcosa per cui sono molto eccitato”.

Verso la 500 miglia di Indianapolis

Le difficoltà evidenziate da Marcus Ericsson dimostrano il grande livello dei piloti che prendono parte alla Indycar series. Inoltre mettono in luce il grande lavoro di adattamento che Fernando Alonso dovrà fare per provare a conquistare la 500 miglia di Indianapolis e quindi la Triple Crown. Marcus Ericsson ha commentato anche questo.

“Ne ho parlato brevemente con Fernando quando sono stato annunciato l’anno scorso come pilota Indycar e mi ha detto ‘la amerai, sarà un’esperienza fantastica’.
Tutti quelli con cui ne ho parlato, come Alex Rossi e questi ragazzi, dicono che è un evento speciale e sono molto, molto emozionato”.

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Carlo Platella

Nato e cresciuto a Torino, studio ingegneria dell'Autoveicolo nel Politecnico della mia città. Ho una grande passione per il motorsport in tutte le sue forme che mi piace trasmettere negli articoli. Lavoro nella Squadra Corse della mia università con la speranza un giorno di entrare in Formula 1.