Esclusiva 24 Ore di Le Mans con Emanuele Pirro: “L’Hypercar sarà difficile da implementare. Audi e Lamborghini? Osservano la situazione…”

Ci sono alcuni nomi che non hanno bisogno di alcuna presentazione nel mondo del motorsport. Uno di questi è sicuramente Emanuele Pirro, entrato nella storia della 24 Ore di Le Mans con ben cinque vittorie overall e nove podi. Alla vigilia dell’edizione 2020, di cui è Grand Marshal, ci ha offerto la sua prospettiva sui cambiamenti che l’Endurance è in procinto di affrontare.

Le Mans Pirro

“Le LMP1 sono state vetture straordinarie” Le Mans Pirro

Sig. Pirro, ci spieghi in cosa consiste il ruolo di Grand Marshal a Le Mans.

Il Grand Marshal è una figura istituzionale che ricopre una carica onorifica, non operativa. Lo paragonerei a un “maestro delle cerimonie”, che presenzia a tutte le attività ufficiali e che guida la macchina apripista, di fatto dando il via alla gara.

Al netto degli ovvi stravolgimenti causati dalla pandemia, il 2020 sarebbe stato comunque un anno di transizione per il WEC e per Le Mans. Ci sarà un evidente cambio di passo, con l’avvento delle Hypercar prima e delle LMDh poi. Lei che è stato uno dei protagonisti della storia delle LMP1, che bilancio può fare della classe regina e cosa si aspetta dal futuro della categoria?

Quello delle LMP1 è stato un periodo storico in cui la tecnica è stata la vera protagonista. Ad oggi, i regolamenti LMP1 sono stati quelli ad offrire la maggiore libertà agli ingegneri nel costruire vetture straordinarie. Sfortunatamente, questo non è più al passo con i tempi. La tecnologia a disposizione è diventata così sofisticata da rendere i costi insostenibili, soprattutto in un periodo di crisi. Già da qualche anno i tempi erano maturi per proporre qualcosa di più abbordabile dal punto di vista dei costi. Il regolamento Hypercar era stato pensato in un momento in cui la partecipazione di molti costruttori era più probabile, ma le cose sono cambiate velocemente e forse va rivisto. La convergenza ACO/IMSA, in arrivo nel 2022, sarà secondo me la migliore soluzione per tutti. Bisogna trovare l’equilibrio fra l’identità del costruttore e la necessità di avere componenti in comune per tutti.

A tal proposito, il dibattito a seguito dell’annuncio della convergenza si è soffermato sulla scelta di far competere Hypercar e LMDh sullo stesso piano, per la vittoria overall. Considerando che il costo di mantenere un programma LMDh sarà nettamente inferiore rispetto a quello necessario per la piattaforma di sviluppo delle Hypercar, quali incentivi potrebbe avere un costruttore per scegliere quest’ultima?

Francamente vedo pochi motivi, e infatti pochi costruttori hanno deciso di partecipare. Per me la strada più giusta rimane quella delle LMDh, ma capisco che per l’ACO sia difficile fare dietrofront sulle Hypercar. La convivenza per il bilanciamento delle prestazioni sarà davvero difficile, le caratteristiche tecniche sono estremamente diverse. D’altronde, già (pochi) costruttori si erano impegnati con le Hypercar, e sarebbe stato difficile cancellare tutto.

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L’equilibrio fra sicurezza e spettacolo

Tornando alla 24 Ore di le Mans 2020, dalla sua ultima partecipazione nel 2010 il tracciato ha subito alcune modifiche. Cosa ne pensa della nuova configurazione, dovendo fare il giro per la prima volta?

Non vedo l’ora di guidare! Ho seguito l’evoluzione del progetto prima come consulente tecnico per Le Mans, poi per la FIA, ma non ho mai avuto occasione di provare la nuova configurazione. Le curve Porsche erano ad altissima velocità e con vie di fuga estremamente limitate, che sono state allargate. La sicurezza adesso è migliorata, ma questa modifica ha fatto perdere un po’ quello che le caratterizzava, ossia l’attenzione nel non commettere neanche un piccolo errore. I tempi vanno avanti, e la sicurezza è importantissima. Personalmente, in linea generale non condivido l’introduzione di vie di fuga troppo larghe, perché si perde un po’ la magia del guidare al limite, senza superarlo.

Nell’immaginario collettivo, il nome di Emanuele Pirro è indissolubilmente legato ai successi Audi, e lei adesso collabora con Lamborghini. Qual è stata la vettura Audi più piacevole da guidare, e quali sono le prospettive di ritorno di questi brand nella classe regina dell’Endurance?

Per Lamborghini sono anche consulente proprio in questo ambito, stiamo sicuramente osservando l’evoluzione del mondo dei prototipi. Sono anche responsabile dello sviluppo della SCV12 Essenza [la nuova hypercar track-only Lamborghini, ndr]. Per quanto riguarda Audi, è difficile scegliere una sola vettura. Sicuramente quella che ha segnato la storia è stata la R8, di una longevità straordinaria. Il primo amore non si scorda mai: quella vettura portava anche dei concetti tecnici molto innovativi. La possibilità di cambiare pezzi in pochissimo tempo ci ha consentito di finire un numero enorme di gare. Se Audi tornerà a occuparsi di prototipi? Nel gruppo Volkswagen, sono Audi e Lamborghini a rappresentarne l’essenza sportiva. Il mondo sta cambiando in modo talmente veloce che fare previsioni è impossibile, ma quando un brand ha un DNA sportivo così pronunciato, qualcosa dovrà pur succedere. Io lo spero vivamente.

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Aurora Dell'Agli

Classe 1997, studentessa di Giurisprudenza, blogger su @theracingchick. Ho un occhio di riguardo per Endurance, competizioni GT, Formula 1 e Formula E.