ESCLUSIVA | Auto contro moto: perché le quattro ruote scarseggiano di talenti italiani? Lo abbiamo chiesto a un pilota

In occasione dell’International GT Open a Monza le nostre redattrici Martina e Aurora hanno avuto modo di chiacchierare con Luca Filippi, impegnato al momento nel TCR Europe, e di fare qualche scambio di vedute su svariati argomenti di cui nel motorsport si parla sempre molto. Vediamo quali sono le opinioni di questo talento nostrano sul vivaio piloti italiano, di cui vi avevamo già parlato qui. auto moto italiani

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foto: Marco Borgonovo per F1inGenerale
Il quadro attuale sul vivaio piloti italiano, specialmente per quanto riguarda le monoposto, non è molto roseo. Essendosi la tua carriera precedente basata principalmente sulle ruote scoperte, qual è la tua visione sulla situazione?

Purtroppo per il futuro la vedo dura. Facciamo un paragone con le moto: lì innanzitutto dal punto di vista economico il peso è decisamente minore, mentre per quanto riguarda le macchine i costi sono molto più elevati. Per come in Italia si è mosso il motorsport e per i costi incredibili anche già dai kart è molto difficile intraprendere una carriera. Se oggi -e parlo da padre- mio figlio mi dicesse che vuole correre sui kart mi dispererei [ride, ndr]; per questo motivo di soldi, quindi,;un aspirante pilota è già propenso a lasciar perdere in partenza. auto moto italiani

Perché le moto rappresentano, a scapito delle quattro ruote, una scelta più centrata in questo ambito?

Nelle moto c’è una filosofia molto più “semplice”, meno impostata rispetto al mondo delle macchine,;e questo, insieme al fatto che un giovane pilota di moto può guadagnare bene già a 16 anni – mentre un sedicenne che corre sui kart deve fare degli investimenti spaventosi per sperare di continuare – è sicuramente un incentivo per la corsa su moto e un grande blocco per coloro che puntano alle auto. Se a questo aggiungiamo il fatto che, al momento, i pochi piloti italiani che abbiamo spesso faticano ad imporsi in pista, il quadro non può essere visto con ottimismo.

Nelle moto, invece, vedo un gran futuro e un vivaio piloti molto più consistente anche nell’era post-Valentino. Non ci sarà un nuovo Rossi, certo, ma di sicuro ci saranno dei piloti che vinceranno gare e campionati; nelle macchine è tutt’altra situazione: in Formula 1 abbiamo Giovinazzi,;che è lì perché è bravo e perché ha saputo intraprendere le strade giuste e trovare qualche aiuto; ma è uno, e magari non ce ne sarà un altro per i prossimi quindici anni. Per il resto, tutto si basa sul budget delle famiglie dei giovani piloti: se si vuole intraprendere questa carriera oggi,;bisogna che la famiglia metta in conto un budget sui 10 milioni di euro per arrivare ai piani alti. Questo in partenza esclude il 99% degli aspiranti piloti. Dell’1% che rimane, poi, bisogna sperare che ce ne sia uno bravo. Purtroppo oggi non ci sono soluzioni definitive perché il problema è all’origine, nei kart. auto moto Italia

E per i giovani che puntano alle ruote coperte?

Per quanto riguarda il GT o le ruote coperte in generale,;il problema è risolto solo a metà, perché i costi sono dimezzati ma sono comunque alti; se ci pensiamo, nelle massime competizioni GT è difficilissimo trovare un pilota italiano giovane: la maggior parte hanno tutti più di trent’anni. Questo perché nelle gare endurance la squadra punta sull’esperienza,;e questo è un altro problema. Nel GT il vantaggio c’è ed è che l’imbuto è un po’ più largo,;con dei costi più bassi, ma il problema non si risolve qui.

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Martina Andreetta

Studentessa di lingue e comunicazione con una grande passione per il motorsport. Un giorno sogno di far parte di questo mondo.