ESCLUSIVA, intervista a Mimmo Schiattarella: dalla Simtek alla Gialappa’s

Domenico “Mimmo” Schiattarella, milanese, 52 anni e 7 Gp in Formula 1, ci ha raccontato del suo presente e del suo passato: dalle corse americane fino alla Simtek in Formula 1 con Jos Verstappen e all’episodio che lo ha consegnato alla leggenda grazie alla Gialappa’s Band. Con uno sguardo al futuro

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Domenico “Mimmo” Schiattarella, ex pilota della Simtek in Formula 1 e Indycar (che ha già ripreso il campionato), oggi team principal e drive coach, si è concesso una lunga chiacchierata ai nostri microfoni. Tra interessanti aneddoti, soddisfazioni e rimpianti di una lunga carriera tra l’Europa e gli Stati Uniti, e quell’episodio con la Gialappa’s divenuto leggendario sul web.

Hai corso in tantissime categorie, anche dall’altra parte dell’oceano: è stato un vantaggio oppure avresti preferito mettere le radici in un solo campionato?

Avrei voluto rimanere molti più anni in Formula 1, dove sicuramente con una macchina migliore avrei potuto dire la mia. Tanti colleghi hanno avuto una carriera più lunga lì nonostante li avessi battuti regolarmente nelle formule minori. Ma questa è la Formula 1, un ambiente spietato e a volte non proprio meritocratico.

In America sono stato molto bene, passando dalla Indy ai prototipi e infine alle Gt vincendo un sacco di gare! Anni davvero belli ed intensi. Provai anche la strada verso la Nascar, ma a quei tempi era una categoria esclusivamente riservata a marche e piloti americani. Fui chiamato a fare la 24 ore di Le Mans con un team privato, la Courage-Nissan, finendo davanti a tutto lo squadrone Nissan ufficiale. Concludere la gara più difficile del mondo al 6° posto e 1° dei privati è stata forse la vittoria più bella e sofferta.

Che avventura è stata quella alla Simtek in Formula 1? L’anno del tuo debutto, il 1994, non fu certo semplice, e neppure il 1995 fu roseo per il team

Si, è stata proprio un’avventura! Oggi, con il senno di poi, sarei dovuto rimanere nella Indy. Ma a 26 anni, ti danno la possibilità di correre in Formula 1, è difficile dire di no! Ero comunque consapevole del mezzo meccanico non al top e delle poche risorse economiche. Il debutto fu difficile ma allo stesso tempo meraviglioso, perchè a Jerez riuscii a finire la gara nonostante innumerevoli problemi tecnici: per questo il team mi riconfermò’ anche per il ’95.

Ebbi Jos Verstappen come compagno. Un rapporto umano normale, cordiale, ci siamo divertiti. Io però, non avevo accesso ai suoi dati. Solo dopo due anni dalla chiusura del team il mio ingegnere mi rivelò i motivi: le nostre due vetture erano profondamente diverse nel retrotreno e in modo particolare nel gruppo cambio e differenziale. Senza contare che il motore di Jos aveva una trentina di cavalli in più del mio.

La soddisfazione più’ grande venne proprio a Montecarlo in occasione dell’ultima gara della Simtek, dove anche lui guido’ una macchina identica alla mia: in qualifica fui più veloce di lui di quasi un secondo e nel Principato non è poco! A volte si vive anche di soddisfazioni. In gara peró la squadra ci montò degli ingranaggi del cambio a fine vita, tanto è vero che io feci appena 200 metri e Jos 500. E volete sapere perchè? In questo modo si evitava la revisione motore a fine gara e quindi un risparmio di circa 300.000 sterline! Chiaro no?

Dopo Montecarlo la Simtek chiuse i battenti: ci furono contatti con altri team?

Si, avrei dovuto sostenere un test con la Tyrrell dopo il GP del Canada, ma fu cancellato per colpa di alcune situazioni antipatiche. Il programma era quello di lasciare la Simtek e cambiare squadra già dopo il Gp di Argentina. In quella gara avrei probabilmente salvato parte della stagione del team se non fosse stato per una foratura in gara che mi ha impedito di arrivare in zona punti.

Quindi saltati tutti i programmi fui chiamato a correre nella Imsa e in parte fui contento di tornare negli States.

Sei stato compagno di squadra con Jos Verstappen: che rapporto avevate?

Un ragazzo molto esuberante, duro e freddo, ma avevamo un rapporto umano normale, cordiale. Schumacher disse che era stato uno dei suoi compagni più forti di sempre.

Mi scontrai letteralmente con lui ai tempi della Formula 3 durante il GP di Monaco. Lo raggiunsi, stavamo lottando per il terzo posto e alla Rascasse frenò deliberatamente due metri prima. Lo tamponai rompendo il muso, così mi fermai a cambiarlo e montai gomme nuove: feci il record della pista che ad oggi ancora detengo! Non tutti i mali vengono per nuocere (sorride, ndr).

Cosa pensi della F1 attuale? La segui ancora?

Non la seguo molto. Non mi appassiona più vedere le gare con quel format. È tutto cosi scontato!

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Domenico Schiattarella su Simtek, Monaco GP, 1995 foto: Twitter – F1 in the 1990s

Quando si parla di Mimmo Schiattarella non si può non ricordare l’episodio con Gianni Giudici, reso famoso dallo sketch della Gialappa’s Band: “Un po’ di f**a qua?”.

Quell’episodio mi ha reso “immortale”!

Passiamo all’attualità: di cosa ti occupi oggi?

Sono il team principal di One Star Racing di Lamborghini e di un piccolo Team di Formula 4. Ho fondato un’academy insieme ad altri colleghi e abbiamo sviluppato un metodo di insegnamento che permette a tutte le persone di elevare le loro capacità di guida e la loro sicurezza ad un livello professionale. Ho una mia struttura qui in Svizzera, istruiamo persone molto facoltose a controllare i bolidi stradali che utilizzano quotidianamente. Istruiamo anche semplici persone che hanno voglia di elevare le loro capacità per guidare in maniera super sicura.

Il numero degli incidenti invalidanti in Italia sono molto piu’ alti rispetto a qualsiasi pandemia, ma nessuno fa nulla. Purtroppo si muore anche a soli 50 km/h. Si tratta di un percorso di formazione specifico, che può riguardare la guida delle loro vetture sportive stradali, fino a correre insieme a me nel campionato Ligier a bordo delle nuove Ligier JS2R, dando così la possibilità di vivere interi weekend di gara come dei veri piloti in gare di durata!

Inoltre, ho elaborato un corso online chiamato Visual Driving che permette a tutti i guidatori di apprendere le stesse tecniche che utilizzano i piloti professionisti quando guidano le loro vetture sulle strade di tutti i giorni. Abbiamo una sede qui in svizzera, mentre in Italia mi avvalgo della collaborazione della società altamente specializzata in formazione e creazione di eventi motoristici come Da Zero a 300 presso il Circuito Tazio Nuvolari di Cervesina (PV). Hangar 0 è la sede tedesca presso il circuito del Nurburgring.

Come hai affrontato questo periodo di pandemia dal punto di vista umano e professionale?

Dal punto di vista umano mi sono finalmente goduto la mia famiglia. Con due bimbi di 5 e 6 anni è molto più impegnativo che correre la 24 Ore di Le Mans! Durante il lockdown ho ottimizzato il corso online ed ho preparato il programma 2020 di coaching.

Che progetti hai per il futuro?

Assieme ad un grosso gruppo svizzero apriremo una nuova sede al Nurburgring per permettere alle persone, attraverso step formativi, di ottenere la licenza sportiva per correre nel mitico Nordschleife nella serie VLN. Poi faremo gare con le nostre Ligier JS2R nel campionato Ligier, qualche gara nel Campionato di Peroni e stiamo valutando dove correre con la Lamborghini Supertrofeo.

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Andrea Curatolo

1997, studente di giurisprudenza, appassionato di fotografia e di motorsport.