ESCLUSIVA – Schumacher 50: racconto di un regalo speciale

“Cinquant’anni sono un’età importante per ogni uomo, in qualsiasi situazione si trovi. La mostra Schumacher 50 rappresenta il regalo che ho voluto fare a Michael in occasione del taglio di questo traguardo.” Così Filippo di Mario, l’artista dell’obbiettivo che più di tutti ha saputo raccontare Michael Schumacher attraverso le immagini, ha voluto spiegarci il motore primo della suggestiva mostra itinerante che racconta, attraverso la storia di un’amicizia, il Kaiser della Formula 1 nella sua veste più umana. F1inGenerale ha incontrato Di Mario a Palazzo d’Accursio, storica sede del Comune di Bologna, dove Schumacher 50 rimarrà in esposizione fino al 24 Marzo. Quanto segue è il racconto del caleidoscopico viaggio spaziotemporale compiuto, attraverso la visita della mostra, nell’uomo Michael. Con gli occhi di Filippo.

Credits: Filippo Di Mario

Retroscena

La mostra

L’esposizione è composta da ottanta fotografie di Di Mario (disposte in ordine cronologico) stampate su tela e modificate con pittura ad olio. Ciò che raccontano è l’avventura di Schumacher in rosso, dall’esordio a Fiorano con la F310 del 1996 fino all’ultimo traguardo tagliato a bordo di una Ferrari in occasione del Gran Premio del Brasile 2006. Mostra Schumacher 50 Mostra Schumacher 50

Incastonati tra questi due estremi temporali vi sono i momenti emozionalmente e storicamente significativi che hanno reso il decennio rosso di Schumacher unico ed irripetibile. A far da cornice, è proprio il caso di dirlo, alle tele troviamo la storia dell’amicizia che venne ad instaurarsi tra pilota e fotografo, tra “eroe e cantore”, per usare la felice espressione coniata da Leo Turrini per descrivere il legame tra i due. Un legame che iniziò poco dopo il debutto di Michael in Ferrari.

Tutto cominciò da una frenata

È stato lo stesso Filippo a raccontarci, durante il percorso che abbiamo compiuto insieme a lui attraverso le opere protagoniste dell’esposizione, la genesi del suo rapporto con il campione tedesco:

La prima circostanza in cui ebbi un contatto diretto con Michael fu in occasione dei primi test che la Ferrari svolse ad Imola con la monoposto del 1996. Fu durante quelle prove che mi resi conto del suo stile di guida totalmente peculiare: dalla postazione lungo il tracciato che solitamente prediligevo per realizzare le mie fotografie non riuscivo, nel suo caso, a capire in che momento iniziare a scattare. Non mi era infatti assolutamente chiaro quando cominciasse a frenare. Tornato ai box a causa della pioggia, gli chiesi tramite un meccanico che si offrì da interprete spiegazioni, e lui mi confessò che frenava ed accelerava quasi nello stesso momento, in modo da poter uscire dalla curva con qualche metro di vantaggio rispetto agli avversari. Dunque sarebbe stato impossibile per me cogliere nettamente il frangente della frenata, a meno di errori o problemi. Gli lanciai allora una sfida: sarei riuscito a immortalarlo nel modo giusto, era solo questione di tempo. E così andò.”

Imola, 1996 – Credits: Filippo Di Mario

Solo Michael

Dopo il primo incontro, Filippo decise di dedicare la quasi totalità dei suoi sforzi fotografici al racconto delle gesta di quel campione timido e riservato che di lì a poco avrebbe regalato alla Scuderia di Enzo Ferrari sei titoli costruttori e cinque titoli piloti, diventando una leggenda.

Fu proprio il focus su Michael a permettere a Di Mario di divenire il cronista più attendibile e completo del personaggio Schumacher di quegli anni. Ciò avvenne innanzitutto grazie alla complicità del diretto interessato: sin dalla visione dei primi scatti che gli sottopose, il pilota di Kerpen rimase infatti stupito dal peculiare stile di Filippo, in particolare dal modo pittorico in cui riusciva a studiare le fotografie, e a comunicare le emozioni. Con il tempo, decise dunque di eleggerlo a suo fotografo di elezione.

Come ci spiega lo stesso Di Mario, il suo obiettivo è infatti sempre stato quello di realizzare, in ogni foto, un’opera d’arte. Non limitarsi alla cronaca, come la maggior parte dei fotografi sportivi, ma creare delle opere immortali. Ed è impossibile creare opere d’arte senza l’attento studio e la ponderazione di ogni particolare.

La cifra stilistica di Filippo presto attirò anche l’attenzione di Bernie Ecclestone, patron della Formula Uno, che gli propose nel 2001 una collaborazione esclusiva con la FOM (non rientravano nell’esclusiva unicamente le immagini artistiche fornite alla Ferrari o appartenenti al marchio sviluppato da Filippo nel 2000, Passione Rossa). Fu proprio questo accordo esclusivo a permettere a Di Mario di potersi concentrare solo su Michael. E il continuo rapporto ravvicinato che i due vivevano durante i weekend di gara non poté che generare una forte intesa.

La visita della mostra

Proprio la complicità tra Michael e Filippo portò alle cronache di storia ed emozioni che ora vediamo esposte e che dimorano nelle migliaia di diapositive che Di Mario (che non è mai passato al digitale) custodisce nel suo studio fotografico ad Anzola dell’Emilia.

Il campione

Partendo da una partita di pallone improvvisata nel paddock di Imola, che vedeva schierati meccanici contro tecnici (compreso un giovane Binotto), il visitatore è accompagnato nella storia di Michael, passando per la prima pole in rosso avvenuta in occasione del Gran Premio di San Marino del 1996, la sua prima vittoria per il Cavallino al Gran Premio di Spagna dello stesso anno, il primo incontro con Agnelli, il battesimo sulla neve di Fiorano della F310B nel 1997, la lezione di guida sul bagnato al Gran Premio di Monaco 1997, il secondo titolo mondiale con la Ferrari festeggiato al Gran Premio di Ungheria 2001, la conquista del terzo titolo consecutivo a Magny Cours nel 2002, la vittoria del mondiale in Giappone nel 2003 dopo essere stato insidiato dal fratello Ralph, lo stupendo trionfo del GP di Malaysia nel 2004. Fino a giungere all’ultima vittoria della sua carriera (Gran Premio di Cina 2006), e all’ultimo weekend in rosso tra le curve di Interlagos.

L’uomo

Accanto a quella delle gesta sportive, ad essere raccontata è però anche un’altra storia: la storia emozionale di Michael, che passa attraverso i festeggiamenti a seguito delle vittorie,  la profonda concentrazione prima di una gara, i momenti di commozione – come le lacrime sul podio del Gran Premio di Ungheria a seguito della vittoria del mondiale nel 2001 (disse a Filippo che si commosse perché, secondo il suo punto di vista, la cosa che rende davvero grandi non è vincere, ma ripetersi; e lui l’aveva fatto) – fino al bacio che regala alla moglie Corinna dopo la vittoria del GP del Belgio del 2004, e il conseguente quinto titolo consecutivo, prima di andare dai suoi tifosi. Non mancano infine i sorrisi d’intesa che spesso regalava allo stesso Filippo, e che lui prontamente immortalava.

Michael e Corinna, Spa 2004 – Credits: Filippo di Mario

Come infatti ci ha spiegato Di Mario:

Il nostro è stato sempre un rapporto di poche parole. Molto di più facevano gli sguardi d’intesa, i sorrisi, e il rispetto e la stima reciproci.

L’ultimo traguardo

Terminato il regno in pista del Kaiser;di Kerpen, Filippo decise di rendere omaggio a Michael dedicandogli un libro fotografico che intitolò L’ultimo traguardo, di cui stampò solo venti copie. Si tratta di un racconto puntuale di ogni momento saliente di quell’ultimo weekend in rosso, a partire dal Giovedì fino a giungere, appunto, all’ultimo traguardo.

Quando Filippo, in occasione del Gran Premio di Montecarlo dell’anno successivo (2007 ndr), mostrò a Michael il frutto del suo lavoro, il;pilota tedesco ne rimase entusiasta. Gli disse di non aver mai visto niente di simile: era riuscito a raccontare perfettamente, soltanto attraverso le immagini, tutto ciò che accade in un weekend;di gara, oltre a quello che lui stesso aveva provato durante quel particolare fine settimana. Ciò che piaceva particolarmente a Michael era la quasi totale assenza di testo: aveva infatti sempre preferito i fatti alle parole. Si salutarono in quell’occasione con un progetto: realizzare un libro dalla filosofia analoga che celebrasse i cinque titoli mondiali conseguiti con la Ferrari.

Sentieri interrotti

Poi, la vita portò Filippo e Michael su strade diverse: il campione tedesco iniziò a cercare qualcosa che saziasse il suo bisogno di velocità , e passò alle moto. Finché nel 2009, in seguito al brutto incidente occorso a Massa durante il Gran Premio d’Ungheria, la Ferrari chiese a Schumacher di sostituire Felipe.

Il 31 Luglio Michael compì alcuni test al Mugello: i tempi erano ottimi, tuttavia i fastidiosi dolori al collo, retaggio di un seria caduta in moto risalente a qualche mese prima, lo costringevano a fermarsi di continuo. Per questo, decise di rinunciare all’incarico. Sfumò così l’opportunità di vedere il pilota che più aveva vinto con la Ferrari nuovamente di rosso vestito.

Nel Dicembre dello stesso anno decise invece di vestire altri colori, quelli della Mercedes.  Al suo ritorno ai Gran Premi il Kaiser trovò ad attenderlo Filippo, che continuò a seguirlo anche nell’avventura con il team di Stoccarda. Tuttavia, il cambio di casacca aveva avuto come conseguenza la sospensione del progetto di realizzazione del libro.

Dopo due anni, nel 2012, arrivò il ritiro definitivo. Michael decise di prendersi un lungo periodo di stacco, al termine del quale tornò in contatto con Filippo. I tempi sembravano finalmente maturi per mandare avanti la realizzazione dell’opera. Purtroppo, la vita aveva altro in serbo per Michael: l’incidente di Meribel del 29 Dicembre 2013 interruppe bruscamente ogni progetto.

La risposta

“Dopo l’incidente, ho passato cinque anni difficili. Non sapevo più quale fosse il modo migliore per raccontare tutta la vita agonistica ed emozionale di Michael nel corso dei Gran Premi. Solo l’anno scorso ho finalmente trovato la risposta: ho pensato di poter raccontare la sua storia esattamente come avevo fatto ne “L’ ultimo traguardo”, questa volta attraverso l’arte. E quale occasione sarebbe stata più appropriata del suo cinquantesimo compleanno? Così il 3 Gennaio di quest’anno ho scelto Brisighella come primo luogo ospite di “Schumacher 50”. Questa mostra rappresenta dunque il grande regalo che ho voluto fare a Michael.”

L’esposizione delle sue opere in occasione dei cinquant’anni di Michael ha inoltre suggerito a Filippo un’ulteriore idea: sta infatti lavorando;alla realizzazione di un libro fotografico che contenga cinquanta foto che descrivano la parabola di Michael, stampate su materiali innovativi.

Al termine della visita, chi scrive ha lasciato la sala d’esposizione con la forte sensazione di essere diventata testimone dell’interessante e commovente processo di cristallizzazione che sta velocemente trasformando un regalo in un monumento perenne a Michael, e Filippo in un novello Orazio:

“Exegi monumentum aere perennius […] quod non imber edax, non aquilo impotens possit diruere aut innumerabilis annorum series et fuga temporum.”

“Ho eretto un monumento più durevole del bronzo […] che né la pioggia devastatrice, né la furiosa tramontana, né l’innumerevole successione degli anni o la fuga del tempo potrebbe distruggere”

(Orazio, Odi III, 30, vv. 1-5)

Filippo e Michael, Interlagos 2006 – Credits: Filippo Di Mario

 

Informazioni utili

La mostra sarà aperta tutti i giorni fino al 24 Marzo dalle 9:00 alle 18:30. Una volta lasciata la sala Farnese di Palazzo D’Accursio, l’esposizione si sposterà al Museo Checco Costa dell’Autodromo di Imola in occasione del Minardi Day e dell’ Ayrton Day,;per poi approdare al Motor Show dei due Mari a Montebello Ionico, e successivamente a Monza, a Paderborn (dove affiancherà una mostra dedicata a Tazio Nuvolari), e infine ad Abu;Dhabi in occasione del Gran Premio di Formula 1.

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