F1 | 1994-2020, ventisei anni senza Ayrton. E non è più domenica

Sono passati 26 anni dalla scomparsa di Ayrton Senna a Imola, il 1° maggio 1994. Cosa ci resta e cosa ci manca del pilota probabilmente più amato di sempre

Ayrton Senna avrebbe compiuto 60 anni - Motori - Rai Sport
credits: Rai Sport

Ayrton perdonaci. Ogni anno si rischia di scadere nella banalità e nella retorica. Guardo fuori, c’è il sole, è la festa del lavoro anche se parlare di lavoro in questo periodo è come camminare sui carboni ardenti. Oltre al peso dell’emergenza sanitaria che stiamo attraversando, c’è un enorme rammarico: quello di non poter uscire ed evadere. E andare a Imola, autodromo Enzo e Dino Ferrari, lustrato e rimesso in moto da qualche anno dopo l’oblio. Dopo l’ultimo GP di San Marino nel 2006, che ha chiuso ventisei anni di storia del circuito intrecciata a quella della Formula Uno.

Eccolo l’incontro con la retorica: andare a Imola, camminare nel parco fin dietro il Tamburello, con tanto verde intorno, magari una leggera brezza e il debole suono del fiume Santerno che scorre alle spalle. Non potrò farlo, non potremo farlo. La retorica è dire che ci manchi, che sei stato un grande pilota, che sono fuggito di qua per venire a renderti omaggio. Perché a Imola c’è un po’ di Brasile, perché il Brasile è lontano e almeno abbiamo una specie di cimitero di Morumbi, località San Paolo, anche qui da noi, per venire a parlarti.

Macché retorica, in fondo: 26 anni non sono abbastanza, e nemmeno 30 o 40. Tra cinquant’anni saremo ancora qui dietro quella curva, che ora è una variante e non un arco da percorrere a tutta velocità come nel 1994, a pensare che in fondo, Schumacher, Hamilton o chi verrà dopo, non possono sostituirti. E’ così, non è retorica o banalità. E passa in ogni angolo della testa Monaco ’84, Brasile ’91, Donington ’93 e sì, anche quella vendetta giapponese del 1989, che avevamo ricordato anche con Giancarlo Minardi, quello per cui avresti corso dopo aver vinto 5 Mondiali, come gli avevi promesso.

Ayrton Senna, una morte che segna la Formula 1 - 1° maggio 1994
credits: borderline 24

Un campione da comprendere per la sua maniacalità nella messa a punto, nella cura dei dettagli, nel giro di pista a piedi da fare ogni prima volta in un nuovo circuito, perché così si metteva già davanti a tutti, capendo quali erano i punti critici e cosa doveva fare in una determinata curva quando l’indomani sarebbe salito in macchina.

Ayrton Senna da Silva, nato il 21 marzo 1960 da mamma Neide e padre Nilton. Che gli mise in mano un kart da giovane, perché quel bambino, pure sul triciclo, faceva il verso della frenata e dell’acceleratore. Viveva in macchina nella sua testa, ancor prima che nella realtà. Nato per le corse, vissuto per le corse, morto per le corse. Il 1° maggio, da quel 1994, non è stato più il solito 1° maggio. Cesare Cremonini, cantautore bolognese, li ha messi insieme in una canzone: Baggio e Senna, che da quando non ci sono più loro, uno ritirato dal campo e l’altro dalla vita, non è più domenica.

Due nomi non a caso: gli unici che hanno unito un intero paese, un intero continente, probabilmente un intero mondo. Al di là della maglia che vestiva l’uno, della livrea dell’auto su cui correva l’altro. Senna e Baggio, la totalità, lo sport che è sport fino a un certo punto, perchè poi c’è altro. Volontà, determinazione, vele spiegate in mare aperto, soli anche contro mille tempeste, perché anche se ti chiami Senna o Baggio la vita è pur sempre quella dei comuni mortali.

Ayrton Senna, un'altra storia - Quattro Tre Tre
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Ayrton è stato tutto questo ancor prima dei Mondiali e dei podi, e qualcuno aveva deciso che a 34 anni poteva bastare così. Quel qualcuno che vedeva sui traguardi dei Gran Premi, a cui era devoto in modo maniacale, e a cui riconduceva tutte le sue fortune: la famiglia e la loro fazenda in Brasile, il rifugio tropicale di Angra dos Reis dove si ritemprava in inverno per ripartire davanti a tutti, come sempre, come al solito.

Su quel muretto a Imola, 26 anni fa, ci siamo fermati un po’ tutti. Quanti ne ho sentiti che non hanno più seguito la Formula Uno da quel pomeriggio, soleggiato anch’esso, ma pieno di nuvole. Dentro un week-end maledetto, che ha cambiato per sempre la storia della Formula Uno. Impossibile scegliere un solo messaggio dei tanti depositati l’indomani su quella recinzione dov’è finita la vita di Senna e forse una parte di quella di tutti noi. Ma ce n’era uno che vorremmo tanto fosse vero: “E’ stato solo un brutto scherzo della vita”. Eppure, non ha riso nessuno. Non abbiamo più riso, da quel 1° maggio. Peccato, oggi c’era proprio un bel sole, là fuori.

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