F1 | 60 anni di Senna, 60 anni di leggenda

A 60 anni dalla nascita di Ayrton Senna, non possiamo non fare un bilancio di ciò che il brasiliano ha dato alla F1 e non solo. Perchè campioni, lo si può essere in pista e nella vita a pari merito

60 anni Senna
Ayrton Senna esulta come sempre portando la bandiera brasiliana – Foto: flickr.com

A 60 anni dalla nascita di Ayrton Senna, il suo ricordo è ancora in grado di unire interi Stati. 21 marzo 1960 a San Paolo, in Brasile, dove la disparità economica tra le classi sociali è talmente grande da somigliare ad un abisso, nasce Ayrton Senna Da Silva.

A lui è andata bene. Suo padre, proprietario di una fazenda, può concedergli agi e comodità che altri bambini non hanno. Nonostante ciò, il futuro campione capisce in fretta che la ricchezza non è tutto, che ciò che conta è ben altro.

A vederlo non si sarebbe mai detto che, un giorno, quel bambino gracile e timido sarebbe diventato un tre volte campione del mondo di F1. Eppure Beco, come la famiglia lo ha sempre chiamato, si era innamorato dalle macchine, tanto da spingere suo padre a costruirgliene una.

Un go-kart per la precisione. Con il suo mini bolide, Ayrton, macinava chilometri, diventava grande, sorprendeva e vinceva. Tanto. Così tanto da arrivare dal Brasile al Regno Unito, destinazione Formula Uno, a soli 24 anni. Il resto è storia. Tre titoli mondiali vinti (1988, 1990, 1991) , 80 podi, 65 pole position, 19 giri veloci, per un palmarès da fare invidia a molti suoi colleghi.

Ciò che però colpisce di Senna non è semplicemente il talento, Ayrton ha di più. Il suo stile di guida ha qualcosa di diverso da quello degli altri. Qualcosa di unico. Senna vola sull’asfalto bagnato, realizza sorpassi dove in pochissimi si azzarderebbero, inventa tecniche di guida più uniche che rare, nuove. Nel giro di poco tempo si guadagna il soprannome di “magic”, lui che di magico ha decisamente qualcosa.

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Ma Ayrton non é soltanto questo. Il 28 agosto 1992, durante il GP del Belgio, Erik Comas, pilota francese della Ligier, perde i sensi all’interno dell’abitacolo. A questo punto, a causa del surriscaldamento del motore, rimasto acceso, la monoposto sarebbe potuta esplodere. Per fortuna a vederla, è proprio il pilota brasiliano, che, senza perdere un attimo, scende dalla vettura, attraversa la pista correndo, spegne il  motore e salva Comas.

Forse è proprio da questo episodio che si può comprendere a fondo l’asso di San Paolo. Coraggio,  anche quando il nemico con cui discutere si chiama Balestre ed è il presidente della FIA, una sensibilità rara, una dolcezza che contrasta una grinta in pista  più unica che rara. Si dice che persone così nascono ogni mille anni, probabilmente a noi è stato strappato via troppo presto. Auguri Ayrton!

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