F1 | Addio Vettel-Ferrari: questione di sacrifici

Secondo Auto Motor und Sport dietro la sepazione Vettel-Ferrari ci sarebbe la strategia del team italiano che non prevede due primi piloti all’interno dello stesso team. A parere di Michael Schmidt, infatti, anche un uomo del Cavallino avrebbe ammesso che “a Sebastian è stato chiesto di fare dei sacrifici, lui però non è riuscito ad accettarli”

Vettel Ferrari

Quando la Ferrari ha annunciato che Vettel non avrebbe più corso con loro è stato per molti un colpo al cuore.  Sebastian Vettel, 32 anni e 4 titoli mondiali in tasca, infatti, non è stato un pilota qualunque.

Arrivato a Maranello nel 2015, per molti è stato fin da subito l’erede di Schumacher, il ragazzo che avrebbe ridato sogni e speranze al Cavallino. Non è stato così. Qualche settimana fa, infatti, il team italiano ha annunciato la separazione dal pilota tedesco che verrà rimpiazzato dallo spagnolo Sainz.

Dietro all’addio le ragioni, ovviamente, sono tante. Tra le altre uno dei motivi principali della separazione è proprio la mancanza di fiducia del team nei confronti del quattro volte campione del mondo.

A parlare della questione è stato anche il giornale tedesco Auto Motor und Sport che ha svelato parecchi retroscena. Secondo Michael Schmidt, infatti, “Hanno chiesto a Sebastian di fare dei sacrifici nella stagione 2021 e lui non ha accettato”

Sacrifici, non facili da fare per Vettel che da quattro volte campione del mondo avrebbe, secondo Schmidt, dovuto accettare un ruolo secondario rispetto a Leclerc.

E a pensarla così non è solo Schmidt. Secondo l’ex pilota di F1 Martin Brundle il rapporto tra la scuderia italiana e il tedesco si sarebbe rotto in Brasile l’anno scorso. “Il rapporto si è rotto perché manca la fiducia. Credo che il momento in cui è accaduto tutto è stato il GP del Brasile”

Il 17 novembre 2019, durante il GP del Brasile, infatti Vettel e Leclerc si scontrarono. Il risultato del contatto fu l’eliminazione di entrambi i piloti e secondo Schmidt, la consapevolezza che due primi piloti non possono stare nello stesso team.

Tutt’altra storia, invece, per la scuderia che possiede la migliore macchina. Secondo Auto Motor und Sport, infatti, solamente i team con la macchina più competitiva si possono permettere due piloti di punta. Opinione questa condivisa anche da un uomo Ferrari che, a quanto riportato da Schmidt, avrebbe ammesso: “Se in Mercedes nel 2017 ci fossero stati Hamilton e Rosberg, invece di Hamilton e Bottas avrebbero potuto perdere. Dopotutto in quel periodo la nostra macchina non era male e avremmo potuto approfittare dei conflitti all’interno del team avversario”

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