F1 amarcord | 8 ottobre 2000: 21 anni dopo, 21 anni fa

L’8 ottobre del 2000 Michael Shumacher riportò il titolo iridato a Maranello 21 anni dopo Jody Scheckter. Riviviamo insieme i ricordi di una storica giornata per lo sport italiano.

8 ottobre
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Venne chiamato in Ferrari nel 1996. L’allora due volte campione del Mondo decise di intraprendere una nuova strada, una strada che, dopo qualche anno, lo avrebbe portato nell’Olimpo. Campione lo era già, aveva vinto l’iride negli ultimi due anni, ma a lui non bastava. Voleva qualcosa di più, qualcosa che potesse accostarlo tra i più grandi e anche oltre. Quale miglior occasione di approdare nella storica Scuderia con il cavallino rampante, la quale non vince un mondiale da quasi 20 anni. Era il lontano 1979 quando Jody Scheckter conquistò il suo unico mondiale con la Rossa. Occasione perfetta per il pilota tedesco, chiamato a riportare la Rossa dove merita, in cima alla classifica. I primi 4 anni del Kaiser saranno caratterizzati da trionfi, imprese, ma anche da cadute, incertezze ed errori. Fattori che hanno portato il tedesco ad essere a secco di mondiali con la Ferrari, fino a quel momento.

E’ l’8 ottobre del 2000. Siamo in Suzuka, Giappone. In quello che sembra essere l’anno buono per la Ferrari, in quello che deve essere l’anno buono per tornare a trionfare, Shumacher è in piena lotta per la conquista del titolo mondiale. Per portarsi a casa l’iride, deve vincere. Ancora una volta l’ultima battaglia sarà con Mika Hakkinen, storico rivale del Kaiser. Come ormai era la prassi i due sono in prima fila, con la Ferrari numero 1 davanti.

Allo spegnimento dei semafori, però, il finlandese ha uno scatto bruciante, si prende la testa della corsa e vola via. Shumacher viene ancora una volta beffato in partenza, così come era successo l’anno prima, e vede la freccia d’argento lentamente più distante. La tensione della partenza viene sovrastata dalla paura, paura che ancora una volta quel mondiale possa andar via. Hakkinen è leader, Shumacher insegue. Sembra destinata a finire così, un epilogo amaro che per l’ennesima volta vede la Rossa perdere il titolo. Tuttavia, la Ferrari ha ancora un’arma da giocare: Ross Brawn. Genio, stratega, colui che Shumacher definisce “Il maestro”, il quale anche quel giorno mise a segno la strategia perfetta.


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Shumacher si fermò due volte (prima sosta con più carico di benzina) così come il pilota McLaren. Dopo la prima sosta il tedesco era ancora dietro, la situazione non era cambiata. Alla seconda sosta, però, arriva la svolta: Shumacher esce dalla pit-lane, e davanti non vede la freccia d’argento. La intravede negli specchietti nel momento in cui imposta la traiettoria per entrare in curva 1. E’ di nuovo davanti, a 13 giri dalla fine, da vivere comunque con il fiato sospeso.

Bandiera a scacchi. Sono lacrime di gioia nel box della Ferrari, sono lacrime di gioia anche quelle dei tifosi della Ferrari. In un attimo, vengono cancellati 21 anni di digiuno, di agonia, di sofferenza. Neanche Shumacher trattiene le lacrime. “Sei un grande Ross, sei un grande! Tutti voi ragazzi”, le prime parole in radio di colui che aveva appena terminato la scalata e aveva raggiunto la vetta più alta, per la terza volta. Ma questa volta era diverso: lo aveva fatto con la Ferrari, aveva vinto quando altri come Prost e Mansell avevano fallito. Ma soprattutto, in quell’8 ottobre, aveva regalato a migliaia di tifosi una giornata che difficilmente avrebbero dimenticato. 21 anni dopo, 21 anni fa.

Puoi rivedere qui il GP del Giappone 2020 [Commento RAI]

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Michele Guacci

Classe 2003, studente ed appassionato di F1 sin dall'infanzia.