F1 | Analisi di fine stagione: Ferrari, un ottovolante di emozioni e prestazioni

Archiviata la stagione 2019, è tempo di bilanci: inauguriamo con questo articolo la rubrica che vi accompagnerà in questo grigio inverno a motori spenti, nella quale analizzeremo – con numeri alla mano – l’annata delle varie scuderie, lanciando un occhio anche all’immediato futuro delle squadre nel 2020. Analisi Fine Stagione Ferrari

Analisi Fine Stagione Ferrari
Credits: Ferrari Analisi Fine Stagione Ferrari

Un’ottimismo giustificato Analisi Fine Stagione Ferrari

Il 2019 era iniziato nel migliore dei modi. La macchina del 2018, la SF71H, aveva dato prova in numerose occasioni di riuscire a lottare per il mondiale, e le speranze di poter completare il salto di qualità l’anno seguente erano alle stelle. Analisi Fine Stagione Ferrari

I test invernali avevano, in molti sensi, confermato le altissime aspettative: l’auto sembrava rivoluzionaria, l’unica – insieme alla sorellina Alfa Romeo – ad aver adottato in pieno la filosofia “outwash“, una scelta che aveva allarmato fin dal principio i diretti competitor. Vettel ha capito dalla prima staccata che la SF90 è giusta”, i commenti che arrivavano da Maranello strappavano sorrisi colmi di speranza nei tifosi italiani. Seppur la seconda settimana di test avesse palesato alcune lievi problematiche in ottica affidabilità, l’ottimismo era più che giustificato: a Melbourne per vincere, questo era nell’aria a poche settimane dall’inizio.

La realtà dei fatti

L’avvio della stagione ha fatto cadere dalle nuvole tutti gli addetti ai lavori. Dopo le deludenti qualifiche del sabato, il team radio di Vettel nel corso della gara ha rappresentato perfettamente il momento. “Why are we so slow!”, perchè siamo così lenti, un messaggio carico di rabbia mista a malinconia, seguito da un silenzio radio. Nessuno capiva, nè il team, nè tanto meno i tifosi da casa.

Sebbene poi il Bahrain avesse regalato la dolce illusione che quella di Melbourne non fosse altro che un’inspiegabile parentesi destinata a non ripetersi, – con una SF90 incredibilmente veloce sul dritto e la vittoria sfiorata di Leclerc – la trasferta successiva in Cina ha nuovamente riportato squadra e tifosi con i piedi per terra e con un quadro della situazione un po’ più chiaro: la vettura era un fulmine in rettilineo, ma soffriva di sottosterzo in curva.

Le cause delle difficoltà in curva furono presto chiare: la macchina non generava sufficiente downforce per far lavorare nel miglior modo le gomme. Il progetto in sé non era sbagliato in senso lato: la filosofia “low drag” produceva ottimi risultati nei rettilinei, ma purtroppo non permetteva agli pneumatici Pirelli di entrare correttamente nella finestra di temperatura. L’auto, quindi, non era nata storta: una monoposto sbagliata è quella che prova a generare downforce e fallisce nell’intento. In Ferrari invece volevano proprio quello che hanno ottenuto, poca deportanza e alta efficienza aerodinamica, ma è proprio il concetto di base, a posteriori, ad essersi rivelato inadatto nel corso della stagione

Dalle stelle alle stalle. Poi di nuovo stelle, poi di nuovo stalle.

Dalle stelle alle stalle, così si può riassumere la prima parte di stagione della Ferrari. Seppur a tratti la SF90 si fosse rivelata competitiva, i numeri parlavano chiaro: zero vittorie e centocinquanta punti di distacco dalle Frecce d’Argento. Ma la pausa estiva ha cambiato le carte in tavola.

In tempi non sospetti, il nostro ingegnere, Federico Albano, aveva osservato come le problematiche della SF90 potessero essere risolte anche con un piccolissimo aggiustamento. E la progressione dei risultati della vettura non ha smentito l’acuta valutazione del nostro Federico: con piccoli aggiornamenti, la vettura ha dato nettamente una svolta alle proprie prestazioni. La monoposto è d’incanto imprendibile in qualifica al rientro dalla pausa: sei pole position consecutive, di cui 5 firmate dal giovanissimo Charles Leclerc. La Ferrari comincia anche a concretizzare in gara: le tre vittorie di fila in Belgio, Italia e Singapore hanno un sapore di redenzione per le vittorie sfiorate in Bahrain, Canada, Austria.

Il trionfo ottenuto a Singapore, in particolare, fu tanto schiacciante quanto inaspettato: al debutto di un importante pacchetto che ha rivoluzionato la vettura, la macchina aveva risposto conquistando pole position e doppietta sul tracciato che più doveva essere ostico per una SF90 che non ama curvare. Dall’oggi al domani, la Ferrari era tornata sulle stelle, e anche da parte nostra c’era un certo ottimismo per il finale della stagione.

Ma l’euforia del momento è durata ben poco, la Ferrari tornerà presto ad affrontare la realtà. Quella di Singapore sarà l’ultima vittoria per la rossa, con prestazioni progressivamente in declino di gara in gara. Ad Abu Dhabi, ultimo round stagionale, la migliore delle Ferrari – quella di Leclerc – ha accusato un distacco di 45 secondi dal leader Hamilton, un ritardo non banale anche considerando che Yas Marina è da sempre terra di dominio anglo-tedesco.

Il team italiano riuscirà a concludere l’annata in seconda posizione, ma il distacco di ben 235 punti dalle Mercedes e le 4° e 5° posizioni conquistate da Leclerc e Vettel nel campionato piloti non possono che essere estremamente deludenti. Non era questo che la Ferrari si aspettava.

Il rapporto tra i piloti

L’accoppiata Vettel-Leclerc, alla vigilia, pareva una delle più delicate da gestire: da un lato un arrembante ragazzo, estremamente talentuoso e con tanta voglia di dimostrare il proprio valore; dall’altra un quattro volte campione del mondo, già ferito nell’orgoglio in seguito ad una brutta stagione nel 2018.

In diverse occasioni il rapporto sembrava stesse prendendo una brutta piega: ricordiamo l’episodio del Bahrain, quando;Leclerc ha violato l’ordine di scuderia attaccando Vettel; la tensione nelle qualifiche della Francia, con alcuni team radio scambiati in un clima di nervosismo e sospetto; il caos generato nel Q3 del GP d’Italia, a;causa del quale Vettel non ha potuto ricevere la scia dopo averla concessa a Leclerc; la partenza del GP di Sochi, che ha visto Vettel rifiutarsi di cedere la posizione a Leclerc come da patti; l’incidente del Brasile tra i due, che dopo oltre 40 anni ha visto per la prima volta due Ferrari auto eliminarsi.

I momenti di nervosismo;non sono di certo mancati, ma ci sentiamo di dire che il rapporto tra i due non sembra essersi realmente incrinato: Vettel e Leclerc si stimano a vicenda e scorre rispetto reciproco.

Ciò detto, la gestione dei due cavallini da parte del muretto non è stata ottimale: episodi come il sopracitato patatrac del Brasile non possono essere accettati come semplici “incidenti di gara”. Specie in una scuderia come la Ferrari, che storicamente esige che i piloti lottino prima di tutto per il bene collettibo. Troppo spesso, inoltre, il team ha abusato di ordini di scuderia o patti pre gara, quest’ultimi frequentemente non troppo ben definiti.

Sebbene quindi le 21 gare non siano state esenti di difficoltà sotto questo aspetto, una coppia con due campioni di questo calibro,;considerando anche tutte le circostanze del caso, poteva essere ben più esplosiva: si può quindi affermare che in Ferrari sono comunque riusciti a contenere abbastanza i danni potenziali.

Gli errori dei piloti

Un secondo aspetto non trascurabile sono gli errori dei piloti nel corso dell’anno: come da noi analizzato, la classifica a metà stagione sarebbe stata ben diversa se priva di sbagli. Vettel e Leclerc, in troppe occasioni, hanno;commesso leggerezze perdendo punti importanti o mettendo i difficoltà il proprio compagno. Impossibile dimenticare lo spin di Vettel in Bahrainil crash di Leclerc a Baku nelle qualifiche, la sbandata di Vettel in Canada, il tamponamento del tedesco ai danni di Verstappen a Silvertsone, passando per l’incidente di Leclerc in Germania e il muro centrato nel Q1 in Ungheria dal monegasco. E questa infinita serie di errori riguarda soltanto la prima metà di stagione, dopo la pausa sono sopraggiunti il;clamoroso testacoda di Vettel in Italia, il contatto di Leclerc con Verstappen in Giappone e l’incidente del Brasile.

9 errori su 21 gare rappresentano quasi una media di una gara su due: un aspetto su cui i due piloti;e il team dovranno lavorare in ottica 2020, sopratutto considerando la stagione quasi perfetta condotta dai due Mercedes sotto questo aspetto.

Voto alla stagione

Ferrari | 6.5

Valutare il 2019 della Ferrari non;è un esercizio semplice. Tirando le somme dei 21 addendi stagionali, alla Ferrari concediamo un 6.5. La SF90 ha dimostrato grandi doti nel giro secco: nove pole positions sono notevoli, per trovare un numero simile bisogna sfogliare pagine e pagine di storia Ferrari fino all’ormai distante era Schumacher. Tuttavia,;di queste nove soltanto tre si sono concretizzate in vittoria. Tre primi posti non possono che rappresentare un magro bottino, ma se consideriamo che tra queste abbiamo il trionfo di Monza, allora le;cose cambiano. La Ferrari, tornando a vincere a Monza davanti ai propri tifosi, ha salvato la stagione. Un trionfo che mancava da nove lunghissimi anni e che ha messo la parola “fine” ad un sofferente digiuno.

Credits: Scuderia Ferrari

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Le aspettative per il 2020

Sebbene le ultime gare;abbiano evidenziato come i problemi in Ferrari non siano stati definitivamente risolti, un cauto ottimismo è più che legittimo in ottica 2020. Il team di Maranello dispone del miglior propulsore del lotto, con rilievi fonometrici che hanno evidenziato differenze di anche 30CV in qualifica rispetto alla Power Unit;Mercedes. Un gap di questa portata è difficilmente colmabile in un solo inverno: è dunque opportuno pensare che la Ferrari si porterà questo vantaggio anche nella stagione 2020.

Discorso diverso invece per quanto concerne il deficit di downforce che ha caratterizzato la SF90: considerando come;alla base della filosofia scelta dal team ci fosse un’errata interpretazione degli pneumatici Pirelli 2019 (e non, quindi, nell’incapacità di trovare ulteriore deportanza) è possibile che prendendo le scelte giuste la Ferrari possa colmare in via definitiva il gap. Giunti a quasi metà dicembre, i giochi sono già;in parte fatti: la filosofia del progetto 2020 è stata già scelta da settimane e nell’inverno verrà compiuto un lavoro di fino con la galleria del vento, nel tentativo di perfezionare l’idea di base.

In Ferrari la fame;di vittoria è ai massimi storici: l’ultimo trionfo di Raikkonen pare ormai un ricordo lontano nel tempo, una fotografia sbiadita dall’inesorabile corso del tempo. Dodici anni senza vittorie pesano quanto macigni;per un team della portata della Ferrari, e di stagione in stagione la pressione crescente non giova ad un team ancora in ristrutturazione.

In Ferrari serve costanza e freddezza: da anni oramai il team vive la stagione sulle montagne russe del Ferrari World, con alti e bassi di;emozioni, picchi e crolli di risultati.

Credits: Ferrari

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Davide Galli

Studente di giurisprudenza e appassionatissimo fin dall’infanzia di Formula 1. Amo qualunque cosa faccia "bruum"