F1 Analisi | L’incidente tra Hamilton e Verstappen in Brasile

Il momento copertina del Gran Premio del Brasile è sicuramente il contatto tra Hamilton e Verstappen al giro 48, in seguito ad una difesa estremamente aggressiva del secondo. In molti sono a giudicare la manovra dell’olandese “al limite”. In Mercedes ritengono addirittura che vada oltre, presentando ricorso alla FIA. Scomponiamo l’accaduto nelle varie fasi, per poi analizzarle mediante le telemetrie e gli on board. Analisi incidente Hamilton Verstappen

 

Sul rettilineo

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Innanzitutto, bisogna partire dal momento in cui le vetture si trovavano ancora sul dritto. Dalla telemetria si può evincere come la top speed di Hamilton, supportato dal motore endotermico nuovo nonché da scia e DRS, sia di ben 29 km/h superiore a quella del suo rivale. Analisi incidente Hamilton Verstappen

In questo istante, essendo quasi appaiati a più di 250m dalla curva, è evidente come Hamilton abbia la velocità e il tempo sufficiente per essere facilmente davanti a Verstappen al momento della staccata. Per questo motivo, si fatica a trovare una possibilità per il n° 33 di potersi difendere.

Staccata

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La stessa situazione si ha in fase di inizio frenata. Hamilton infatti, come prevedibile, è con l’interezza della vettura davanti all’avversario. Per questo, seppur si trovi all’esterno, non avendo il rivale alla sua sinistra godrebbe del diritto di traiettoria. Persiste quindi la sensazione dell’impossibilità da parte di Verstappen di guadagnare in staccata una quantità così massiccia di spazio al fine di conservare la posizione.

Entrata in curva

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Tuttavia, il leader del mondiale riesce anche in questo caso ad andare contro tutte le previsioni. Verstappen frena parecchio più tardi dell’avversario. Infatti, in fase di ingresso curva, viaggia a 257 km/h, ben 30 km/h in più dell’inglese.

In qualifica, con gomme soft nuove e traiettoria ideale, in quel tratto in genere non si superano i 253-255 km/h circa. È dunque chiaro come Verstappen, avendo una velocità addirittura maggiore, ma con traiettoria interna e gomme dure, si sia volontariamente messo in condizione di non affrontare la curva.

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Questo è evidente nel momento in cui Verstappen, pur applicando il massimo angolo volante, non riesce lo stesso ad impostare la curva, in quanto la velocità in eccesso lo “spinge” inevitabilmente fuori. In effetti, come tutti sappiamo, il pilota Red Bull uscirà di pista di diversi metri, costringendo il suo rivale a seguirlo.

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Quindi, questo contatto è stato certamente causato prevalentemente da Verstappen il quale, nel tentativo di mantenere la posizione, ha effettuato una difesa al limite.


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I precedenti

Non è la prima volta nella storia recente della F1 che succedono episodi analoghi. Tuttavia, la direzione gara ha dichiarato di aver recentemente rivisto il principio col quale giudicare determinate situazioni, andando verso l’idea di “lasciar correre” riducendo al minimo le penalità. Per questo riteniamo superfluo e inadeguato prendere come esempio dei casi risalenti ad altri anni, quale la tanto discussa penalità a Vettel in Canada 2019.

Concentrandoci quindi esclusivamente sul 2021, c’è stato un illustre precedente a Silverstone che ha visto protagonisti sempre Hamilton e Verstappen, però a ruoli invertiti. Infatti, in quell’occasione, fu il campione in carica principale causa dell’incidente del n°33, nel tentativo di difendere la posizione dall’interno. In seguito ad un violento scontro ed al ritiro del solo olandese, Hamilton fu sanzionato con 10s di penalità.

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Un altro episodio, di entità minore, si è verificato nel Gran Premio di Austin. Nella lotta tra Antonio Giovinazzi e Fernando Alonso, all’italiano è stato chiesto di cedere la posizione appena conquistata, per aver sfruttato uno spazio oltre i limiti della pista. Anche in questo caso la direzione gara sembra non aver dato fede alla filosofia di intervenire il meno possibile nelle lotte in pista.

Il nostro parere

Seppur condividiamo a pieno l’idea del “lasciar correre”, riteniamo al contempo che ci debba essere un metro di giudizio unico e coerente.

Sebbene l’epilogo dell’incidente a Silverstone sia stato decisamente più tragico, sportivamente parlando, per uno dei due, non riteniamo che quell’episodio sia “più grave” di quello avvenuto in Brasile. In quel caso si trattava di una lotta alla pari che andava avanti da diverse curve tra due contendenti del mondiale che non vogliono mollare difronte all’altro.

Mentre in Brasile le vetture alla pari non erano, dato che la top speed nettamente maggiore di Hamilton al momento del tentativo di sorpasso, lasciava a Verstappen per difendersi solo la possibilità di azioni ai limiti della correttezza. Ciononostante, seppur favorevoli a decisioni questo tipo, riteniamo che l’olandese, anche se non penalizzato, avrebbe dovuto essere quantomeno investigato, data la palese volontà di difendersi andando oltre i limiti, se non addirittura di cercare un contatto.

In conclusione, concordiamo con la non penalità presa in Brasile, ma riteniamo che questo metro di giudizio debba essere sempre optato, per evitare di favorire o penalizzare i piloti nel lungo periodo.

Il ricorso della Mercedes

La Mercedes ha presentato ricorso a questa decisione della FIA di non penalizzare Verstappen. L’interesse nasce dal fatto che Max, verso la fine della gara, è letteralmente andato in crisi con le gomme, perdendo un’ingente quantità di tempo e finendo solo 3 secondi davanti al terzo classificato Bottas. Quindi, anche l’eventuale minima penalità applicabile di 5s, regalerebbe una doppietta alla Mercedes.

Tuttavia, riteniamo che difficilmente la FIA andrà a modificare a posteriori la classifica del GP. Utilizzando infatti il senno di poi, Hamilton ha comunque ricevuto giustizia vincendo la gara e prevalendo sull’avversario. Quindi in ogni caso non sarebbe consono andare a penalizzare ulteriormente lo sconfitto Verstappen a favore di Bottas, che con l’episodio non ha niente a che fare.

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Matteo Venezia

Studente di ingegneria meccanica, classe 2002. Appassionato e studioso della tecnica di Formula 1, in particolare nell’area strategica.