F1 | Analizziamo il meccanismo del DRS e le sue applicazioni

Proviamo a capire i dettagli del meccanismo del DRS con le nostre foto scattate da vicino. Qual è la soluzione più estrema?

Retrotreno di Red Bull, Mercedes e Ferrari

Essere presenti in pista ci permette di approfondire al meglio i particolari delle vetture. Abbiamo deciso di analizzare, in più articoli, alcuni dettagli del retrotreno. In particolare, vogliamo esaminare insieme il DRS e il suo meccanismo. Dalle nostre foto si nota come sia Ferrari, Red Bull e Mercedes adottino concetti diversi. Ma cos’è, di preciso, il DRS?

Come funziona il DRS

Il DRS, acronimo di Drag Reduction System, da quando è stato introdotto ha attirato grandi critiche ma ad oggi è uno dei dispositivi più conosciuti della F1. Il suo funzionamento si basa sulla riduzione della resistenza all’avanzamento mediante l’apertura del flap superiore dell’ala posteriore. Nel corso degli anni sono state adottate diverse soluzioni per il meccanismo del DRS e, grazie alle nostre foto, abbiamo l’opportunità di vederli da vicino.

Il meccanismo di apertura del DRS varia da vettura a vettura. In generale, impiega un sistema di controllo elettro-idraulico. Infatti, il circuito che alimenta l’ala mobile è un’estensione del circuito idraulico che si occupa delle funzioni del cambio. Nonostante penalizzi, anche se in maniera ridotta, le prestazioni dell’ala, tutte le scuderie montano il piloncino sopra l’ala stessa e non direttamente sul flap mobile. Non appena il pilota preme il bottone sul volante, la pressione idraulica viene indirizzata verso una valvola che, tramite un computer, si apre. Questo induce il movimento di un attuatore, composto da un cilindro e da un pistone, che provoca l’apertura dell’ala. La chiusura, invece, avviene grazie alla forza del flusso d’aria sopra l’ala posteriore. Infatti, non appena il pilota ordina di chiudere il DRS, la pressione all’interno del cilindro decade e la chiusura avviene in modo spontaneo.


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Zoom sulle scuderie

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Analizzando la soluzione Ferrari, notiamo subito due tiranti. Quello evidenziato dalla freccia rossa, carenato, fornisce un supporto strutturale. Mentre, quello evidenziato dalla freccia grigia ha il compito di azionare l’ala mobile. Il pilone nel quale è contenuto il meccanismo non occupa una superficie eccessiva sull’ala, ma, rispetto ad altre scuderie, presenta dimensioni maggiori. In casa Red Bull, il pilone principale del DRS presenta ingombri minori e, in aggiunta, il supporto superiore non presenta carenature. La freccia rossa, in questo caso, mette in evidenza la particolarità di questo supperto. Infatti, la scuderia di Milton Keynes ha scelto un’opzione con tirante biforcato. Quello inferiore, invece, adotta la stessa idea di Ferrari. Mercedes, adotta una soluzione che si discosta dagli altri due team. Prima di tutto, il pilone di ancoraggio posto sull’ala occupa una superficie maggiore ma ha un’altezza minore rispetto a Ferrari e simile a Red Bull. La particolarità è nel tirante, che come si nota dalla freccia turchese, è soltanto uno. Non sappiamo per ovvi motivi quale tra queste sia la soluzione migliore, però, ancora una volta, mostra quanto queste auto, pur sembrando simili tra loro, presentano molte differenze.

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