F1 | Bottas e il periodo più nero della sua carriera: “Non ero più io, ho pensato al ritiro”

“Dovevo prendere un aereo e la mia ex moglie mi augurò di fare buon viaggio. Io le dissi che non mi interessava. Al massimo sarei potuto morire e non mi importava. Non ero più io…” così Bottas ha parlato di uno dei periodi più complessi della sua carriera…

Bottas
SPA, BELGIUM – AUGUST 30: Second placed Valtteri Bottas of Finland and Mercedes GP looks on in parc ferme during the F1 Grand Prix of Belgium at Circuit de Spa-Francorchamps on August 30, 2020 in Spa, Belgium. (Photo by Dan Istitene – Formula 1/Formula 1 via Getty Images)                                                  

“Un giorno dovevo prendere un aereo e la mia ex moglie mi aveva augurato che il volo andasse bene. Io le ho detto che non mi interessava, al massimo sarei morto. Non mi importava più di niente. Stavo morendo piano piano dentro” così Valtteri Bottas ha parlato nel corso di un’intervista in cui ha raccontato uno dei periodi più complessi della sua vita.

Il pilota finlandese, infatti, ha affermato di aver vissuto un periodo difficile all’inizio della sua carriera e di essere arrivato al punto di pensare al ritiro. un momento nero, dunque, iniziato con la perdita ed il controllo eccessivo del peso per cercare di aumentare la competitività.

“Una volta dovevo prendere un volo e la mia ex moglie mi augurò di fare buon viaggio. Io le risposi che non mi importava, al massimo sarei morto e non me ne feci un problema. Non mi interessava più nulla, stavo morendo lentamente dentro” ha detto Bottas.

“Quell’anno era il 2014 ed i piloti dovevano ridurre il loro peso. Io esagerai e portai il mio corpo ad un affaticamento assurdo. Lo feci per essere competitivo ma in realtà creai dei danni al mio corpo”

“Mi pesavo due volte mattina e sera, per esempio, e diminuivo sempre di più. Anche quando facevo gli esercizi di corsa li facevo due volte. Una volta con il mio allenatore ed una volta da solo. Lui non lo sapeva ma io lo facevo e questo mi iniziò a creare dei danni ovviamente”

“Prima di tutto cominciai ad avere problemi fisici. Avevo difficoltà a dormire. In una notte, per esempio, mi svegliavo e non riuscivo più a riaddormentarmi. Quando non dormi più bene e sei sempre stanco, ovviamente, anche il tuo umore ne risente ed inizi a cambiare. Mia moglie mi disse che non ero più io e che dovevo andare da uno psicologo, avevo bisogno di essere aiutato”  ha continuato il pilota finlandese che ha poi spiegato come anche la morte di Jules Bianchi non sia stata d’aiuto.

“La morte di Jules non ha aiutato e ci ho messo parecchio per riuscire a riprendermi. Ho sofferto anche di aritmia e ho pensato di ritirarmi. Non ce la facevo più, non mi piaceva più. Per uscirne ho lavorato con uno psicologo. Lui mi ha fatto capire, pian piano che avevo preso troppe cose sul serio, che dovevo cambiare il mio modo di vedere le situazioni, la mia prospettiva”

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