F1 | Ferrari: stay hungry, stay foolish, la storia insegna e racconta

Sentirsi affamati è un catalizzatore che accende il desiderio, un grimaldello che apre la porta delle nostre necessità. Si arriva solo dove c’è qualcosa che ci muove verso qualche dove. Appagati e soddisfatti, appollaiati sulla poltrona del compiacimento, i sogni sarebbero una notte livida, la Via Lattea riempita di nero. F1 Ferrari

Foto Ferrari

È opinione comune secondo alcune ricerche, che il digiuno faccia bene a mente e corpo. Mangiare poco, vivere meglio, più a lungo. Non sempre, chiaro, cibarsi solo d’aria sarebbe abbastanza controproducente. Ogni tanto, una volta a settimana, non di più, mantenere viva la fame, renderla una costante, avere dei richiami vividi. Sentire sempre il bisogno di agguantare qualcosa, che soddisfi, per non allentare l’intensità dei nostri slanci. Sentirsi affamati è un catalizzatore che accende il desiderio, un grimaldello che apre la porta delle nostre necessità. Si arriva solo dove c’è qualcosa che ci muove verso qualche dove. Appagati e soddisfatti, appollaiati sulla poltrona del compiacimento, i sogni sarebbero una notte livida, la Via Lattea riempita di nero. Se la notte è scura, però, i colori dalle parti di Maranello sono ancora scintillanti, gradazioni intense, non sfocate. F1 Ferrari

Che il 2019 sia iniziato con un piede sbagliato, non è più notizia. È stato come svegliarsi la mattina, scendere dal letto e, scalzi, poggiare il piede su qualcosa di appuntito o sbatterlo su un mobile sporgente nel corridoio sulla strada per il bagno. Visti i pronostici di Barcellona, è sembrato piuttosto uno secchio d’acqua appena appisolati.

Che le Frecce D’argento continuino ad annebbiare con i loro gas di scarico (anche se non è sempre è stato così, Canada vedesi), a Binotto & Co. deve apparire ragione in più per mostrarsi voraci, avidi, non costruendo castelli di rabbia (Baricco non me ne voglia). Protendere verso la vittoria, anche se essa non arriva, metterla a mirino nella caccia a quelli di Stoccarda. Le Creature Rosse devono continuare a sentire il languore di successi, pronte a leccare il sapore della vittoria non appena tornerà. Sentire il fragore del tappo che scheggia via è melodia, musica celestiale se lo champagne viene versato dal gradino più alto. Il passato racconta e insegna.

Jean Todt e Michael Schumacher – Foto: GettyImages

La storia del Cavallino è intrisa di stagioni ingorde, prendi tutto, intervallate a periodi acquietati, dalla pancia piena. Così il prima e dopo Schumacher. Il prima fatto di vent’anni di digiuni, il dopo dal binomio AB: Alonso/Briatore e dominio Mercedes, con il piccolo intervallo Iceman, che, ossimoro, arderà sempre nel cuore Ferrari. Per questo la Rossa non deve perdere l’ardire, la voglia intrinseca di acciuffare quelli davanti. Al pari di stay hungry, stay foolish.

Affamati, persino un po’ folli. Eliminando certe vettelate, si intende, chiaro, non perdendosi sul più bello, quando si è arrivati davanti al portone della festa in smoking e con le rose in mano. Un po’ con lo stile indossato da Charles, silenzioso, dinamico, pronto all’insolito. Con cautela, scivolando sinuosi verso la gloria che attende. Che prima o poi si arriva.

Binotto sta facendo un lavoro egregio, portando cautela e armonia in una stanza a soqquadro, dove cemento e fondamenta erano state smantellati da insuccessi e malumori. L’uomo di Losanna trasmette calma ad un team che trasudava, e forse lo fa ancora, impazienza. Che quelli davanti da un momento all’altro si sentano sazi? “Abbiam fatto tanto” ormai il distacco è sicuro. E invece no. Perciò si deve arrembare, guardinghi, raccogliendo punti e opportunità. La vittoria appaga, la sconfitta affama.

Qualche +25 sarebbero ottimali, certo ma per adesso è meglio tenersi sgonfi, pronti a ripartire veloci. Lo streben di Fichte suggerisce, l’anelare verso un qualcosa, con passo sicuro ma breve, intenso ma avveduto. Avere fame e continuare ad averla, stay hungry, stay foolish: Ferrari, la storia insegna.

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Studente di lingue e marketing, scrittore notturno, chitarrista a tempo perso, appassionato dai tempi di Jean Todt

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