EditorialiFormula 1

F1 | Ferrari trionfalista con John Elkann, ma il risultato dell’Arabia Saudita è davvero entusiasmante?

Ferrari trionfalista dopo il GP dell’Arabia Saudita di F1, John Elkann euforico per la gara delle Rosse: ma è una soddisfazione meritata?

John Elkann al settimo cielo, Ferrari trionfalista dopo il GP dell’Arabia Saudita di F1. Ma quanto c’è davvero da essere contenti per un terzo gradino del podio? Essere i “secondi della classe” fino a quando potrà rappresentare una soddisfazione per il team di Maranello?

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Oliver Bearman, a punti al suo esordio in Formula 1 – Scuderia Ferrari

Sì, questa volta John ci ha fregati – Jacopo Moretti

C’è chi in quel “è stata una grandissima gara” di John Elkann al termine del GP dell’Arabia Saudita ha rivisto il “ma noi abbiamo fatto il giro più veloce” che nel 2019 attirò forti critiche avverso il Presidente della Scuderia.

Ebbene, chi la pensa così credo si sbagli.

Il Gap rimediato dalle due Red Bull al termine della corsa fa pensare ad un copione del 2023, è vero. Ma a Jeddah la vera vittoria Ferrari è un’altra, quella di squadra.

Bearman che, catapultato sulla SF-24 al posto del degente Sainz, chiude settimo davanti ad Hamilton e Norris è simbolo del successo dell’Academy della Rossa.

La fucina di talenti della Ferrari ha dimostrato di saper formare i suoi futuri piloti in casa. Qualcosa in cui Red Bull, da dopo Verstappen, non è più riuscita a ripetersi.

E che bello vedere Sainz, con tanto di papà a seguito, nel box della Rossa. Lo spagnolo saluterà il team a fine anno, ma il suo amore per la squadra è incondizionato.

La SF-24 in Arabia si conferma seconda forza. La SF-23, lo scorso anno, finiva ad oltre mezzo minuto dal leader.

Non è abbastanza, si sa. Ma perché non dare il giusto credito ad un team, che dopo anni di sconquassi interni, sembra finalmente essere tornato a lavorare “di squadra”?

Entusiasmo ingiustificato, dunque? No, non questa volta.

Siamo contenti? John! Siamo contenti? – Antonio Spina

In fin dei conti, è tutta questione di prospettiva. Un voto mediocre, al liceo, è tale soltanto se rapportato ad una precisa scala di valori. Se uno studente risolleva una pessima media a suon di sufficienze, conquistare un sette è un grande trionfo. Aiuta il morale, innesta nuovi stimoli, fa tirare un sospiro di sollievo. È un po’ quello che è successo a Maranello, dopo le prime due tappe del Mondiale.

A Jeddah, poi, la questione si è persino complicata. La prof ha deciso di inserire, nella verifica, una domanda a sorpresa, nella forma di un’appendicite che ha colpito uno dei due titolari. Eventualità che può spaventare chiunque, ma che Ferrari ha saputo gestire egregiamente. I meriti, certo, sono tutti di Oliver Bearman, vera favola di questo Gran Premio che pareva più un’interminabile ninna nanna.


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Sette pieno, per una SF-24 che rispetta egregiamente il pronostico della vigilia. Un pronostico che voleva la rinata Rossa comunque dietro i primi della classe, che il dieci proprio non lo mollano. Questione di prospettive, dicevamo. E forse anche di obiettivi.

John Elkann, la personificazione dello studente in questione, era quasi euforico. Ha definito quella araba “una bellissima gara” per la Ferrari. Bella lo è stata davvero, poco da aggiungere. Eppure, forse, è ora di cambiare prospettiva. È davvero “bellissimo” essere i primi dei perdenti? Due settimane per pensarci, poi sarà tempo di una nuova verifica.

Foto Copertina: Scuderia Ferrari

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