F1 | GP Abu Dhabi, analisi pista: le difficoltà di correre al tramonto

Analisi della pista di Yas Marina, sede del Gran Premio di Abu Dhabi e dell’ultima prova del campionato del mondo di Formula 1.

Analisi pista Abu Dhabi
Elaborato da F1inGenerale (foto di sfondo: Alfa Romeo Racing media center)

Il Gran Premio di Abu Dhabi, che si disputa sull’ultramoderno impianto di Yas Marina, è giunto all’undicesima edizione e segna la conclusione del campionato del mondo di Formula 1 2019.
Il tracciato conta 21 curve dislocate lungo 5554 metri e tre rettilinei, di cui uno superiore al chilometro di lunghezza.  Gli allunghi contribuiscono a portare al 62% il tempo sul giro speso con l’acceleratore a tavoletta. La parte ibrida della power unit permette un miglioramento di 2,3 secondi al giro e un incremento della velocità di punta di 16 km/h (dati Magneti Marelli). analisi pista Abu Dhabi

Dal giorno alla notte: assetto di difficile interpretazione

L’autodromo presenta principalmente curve ad angolo retto e a bassa velocità. Il grip meccanico garantito dalle sospensioni riveste quindi un ruolo importante insieme a quello generato dal carico aerodinamico.
Gli assetti scelti dai team vedono un livello medio di carico, per non intaccare la prestazione sui rettilinei del tracciato. La trazione in uscita dalle tante curve lente è cruciale ad Abu Dhabi. Per tale motivo un retrotreno più stabile grazie a delle regolazioni più morbide del gruppo sospensioni al posteriore potrebbe giovare all’assetto complessivo.

Sia le qualifiche che il Gran Premio prendono il via all’imbrunire e si concludono sotto le luci artificiali della sera. L’abbassamento delle temperature si aggira intorno ai 10-15° C. La conseguente evoluzione della pista è un fattore da tenere in considerazione durante la messa a punto delle monoposto. Tuttavia, soltanto una delle tre sessioni di prove libere si disputa in queste condizioni, aggiungendo un’ulteriore difficoltà per piloti e ingegneri.

La poca abrasività dell’asfalto e la bassa velocità media in curva rendono le forze laterali e l’usura degli pneumatici più bassi rispetto che sulle altre piste. Questo ha consentito alla Pirelli di portare ad Abu Dhabi le mescole più morbide dell’intera gamma: C3, C4 e C5.

Elaborato da F1inGenerale (foto di sfondo: La Croix)

Massima severità per l’impianto frenante

L’evoluzione della pista dal giorno alla sera abbassa il livello di grip, costringendo i piloti a modulare l’intensità delle frenate nel corso della gara.
Al circuito di Yas Marina i piloti azionano i freni 11 volte al giro, valore secondo esclusivamente alle 15 frenate di Singapore. Non è un caso quindi che la pista di Yas Marina sia stata classificata dai tecnici Brembo come di livello 5 su 5 per quanto riguarda la severità dell’impianto frenante.

Nel corso del singolo giro il pilota esercita una forza equivalente a 970 kg sul pedale del freno, che diventano 53 tonnellate e mezza nell’arco dell’intera gara.
La decelerazione media nella prima metà del giro, quella in cui sono presenti i rettilinei principali, si aggira intorno ai 4,6 g. Le curve lente del terzo settore invece abbassano la media complessiva a 3,6 g.

La staccata più impegnativa è quella precedente a curva 8, al termine del rettilineo più lungo dell’intero impianto. Le vetture decelerano da 338 km/h a 83 km/h nello spazio di 125 metri e in meno di 2,6 secondi. I piloti devono esercitare un carico sul pedale del freno equivalente a 186 kg, necessari per raggiungere il picco di 5,6 g di decelerazione (dati Brembo).

La Formula 1 ha gareggiato nel solo 2019 su 21 tra le più spettacolari piste del mondo, ognuna delle quali con le proprie peculiarità. Il circuito di Yas Marina segna la conclusione di questo viaggio e avrà l’arduo compito di regalare per l’ultima volta agli spettatori una gara all’altezza delle aspettative.

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Carlo Platella

Nato e cresciuto a Torino, studio ingegneria dell'Autoveicolo nel Politecnico della mia città. Ho una grande passione per il motorsport in tutte le sue forme che mi piace trasmettere negli articoli. Ho lavorato nella Squadra Corse della mia università con la speranza un giorno di entrare in Formula 1.