F1 | GP Arabia Saudita – Jedda sotto attacco: le conseguenze della guerra in Yemen per la Formula 1

Durante le Prime Prove Libere del GP d’Arabia Saudita, uno sciame di droni ha colpito la raffineria di Jedda: le conseguenze per il Circus del correre durante la guerra Houthi/Arabia Saudita

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Il fumo nero della raffineria ARAMCO, a 12 km dal circuito di Jeddah

La Formula ha iniziato il suo secondo su 23 weekend nel teatro del Jeddah Corniche Circuit, in Arabia Saudita. La festa per la monarchia petrolifera, sponsor primario in Formula 1 con l’azienda di stato Aramco però potrebbe essere guastata dalle conseguenze di una lunga guerra in cui il regno è imbrigliato da decenni.

La guerra Houthi-Arabia Saudita, in breve

Perchè sì, l’Arabia Saudita è in guerra, nel caso non vi interessi molto la geopolitica internazionale. Un conflitto a bassa intensità in confronto a quello Ucraina/Russia, ma che non manca di fare molti morti, oltre ad aver creato una catastrofe umanitaria in Yemen. I weekend di motorsport in Arabia Saudita, con tutta l’attenzione della stampa internazionale, sono un ottimo obiettivo da colpire. Ma facciamo un passo indietro.

I prodromi

La ribellione Houthi nello Yemen ha radici piuttosto antiche: precisamente nel 1962 quando una rivolta militare terminò la millenaria monarchia degli Zaydi, imam sciiti, portando al potere il generale Saleh. Un governo dittatoriale decisamente corrotto, tra parentesi.

Abbiamo anche la rivolta del Sud Yemen nel 1994, che porta vicini al potere fazioni wahbiste (stessa interpretazione estremamente restrittiva dell’Islam adottata e finanziata dai Sauditi). Gli sciiti legati agli Zaydi, opposti al potere di radicali sunniti, si raccolgono attorno al carismatico leader Hussein al Houthi, e nel 2004, dopo l’assassinio di Houthi da parte del governo la rivolta vera e propria di queste fazioni radicali ha inizio.

L’ingresso dell’Arabia Saudita

Non spieghiamo tutte le fasi della guerra, perché questo non è un sito di analisi militare, ma sostanzialmente il coinvolgimento dell’Arabia Saudita nel contrasto alla ribellione ha portato i leader separatisti ad attaccare anche l’Arabia Saudita. Il conflitto porta all’intervento militare dell’Arabia in Yemen nel 2015. La monarchia saudita nel frattempo acquista moltissime armi occidentali con il suo budget stratosferico, addirittura il terzo del mondo dietro Stati Uniti e Russia.

Gli Houthi, aiutati anche dall’Iran, con cui condividono la confessione sciita, e l’impostazione fondamentalista, rispondono ai bombardamenti sauditi con i “droni kamikaze”, a partire dal 2019. Si tratta di droni iraniani, impiegati come missili da crociera a basso costo, in sciami, per sovraccaricare le difese antiaeree in attacchi a lungo raggio. Sono soprattutto aeroporti e raffinerie ad essere colpiti, danneggiando l’economia dell’Arabia proprio nel suo cuore. Come avrete capito, l’escalation militare è andata avanti da lì in poi.

L’Arabia a sua volta risponde acquistando sistemi di difesa americani, che a volte sono sufficienti, a volte no. Già durante la gara di Formula E del 2020 avevamo visto un tentativo di attacco andato a monte. L’obiettivo era forse Mohammed Bin Salman, l’erede al trono e responsabile di tutte le politiche di ammodernamento (e di sportwashing) del regno.

Cosa è successo oggi

Oggi, durante lo svolgimento della Prove Libere del GP d’Arabia Saudita, uno sciame di droni ha colpito la raffineria ARAMCO a 12 km dal circuito. il fumo era ben visibile dal tracciato, e anche dalle telecamere della FOM. Il fuoco è stato spento alle ore 20, secondo le autorità (aggiornamento: non è andata così).

L’attacco è stato effettuato probabilmente con dei droni. I sistemi antimissilistici sono stati sopraffatti e l’aeronautica è dovuta intervenire, ma senza poter abbattere tutti gli obiettivi. Ci sono stati anche dei lanci di missili balistici, a quanto pare tutti finiti in mare. Nelle ore successive alla FP1 ci sono voci non confermate di attacchi secondari.

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La distanza tra il tracciato e la raffineria colpita

Inoltre sembra che il traffico aereo sia stato ridiretto a causa di una chiusura dello spazio aereo.

E questo è solo l’inizio: i ribelli Houthi hanno annunciato una grande operazione in profondità in Arabia Saudita.

Aggiornamento:

Il portavoce Houthi ha annunciato la fase 3 dell’operazione “Rottura dell’assedio”, condotta mediante droni suicidi e missili balistici contro infrastrutture cruciali, tra cui quella di ARAMCO a Jedda.

Gli Houthi non hanno interesse razionale a colpire direttamente la Formula 1, secondo l’autore. Ma il palcoscenico del Circus è per loro un megafono da ritorcere contro i Sauditi.

La risposta della Formula 1

Ufficialmente, secondo le autorità, “non si sa” cosa ha causato quel fumo che i giornalisti del paddock hanno visto in cielo. Un portavoce della Formula 1 ha comunque risposto:

“Siamo in attesa di ulteriori informazioni da parte delle autorità su ciò che è successo”

Aggiornamento 1: in corso una riunione lampo tra i team principal prima delle FP2.

Aggiornamento 2: FP2 ritardate di 15 minuti.

Aggiornamento 3: Nuova riunione dopo le FP2 tra Formula 1 e autorità locali.

Aggiornamento 4:

Tutte le sessioni PR e le interviste dei piloti di questo venerdì CANCELLATE su richiesta della FIA.

Aggiornamento 5:

F1 | Arabia Saudita – Clima incerto dopo l’attacco ma GP va avanti, Domenicali: “Ci sentiamo al sicuro”, interviste del venerdì sospese

The show must go on?

Le critiche dei fan alla gara in Arabia Saudita sono iniziate fin dall’annuncio, con ironiche contrapposizioni tra l’hashtag #WeRaceAsOne e la monarchia assoluta e decisamente sprezzante dei diritti umani che solo nelle ultime settimane ha giustiziato 81 sedicenti terroristi (o attivisti, la scelta è vostra), ma le conseguenze delle scelte della Formula One Management stavolta hanno un impatto reale anche sul paddock.

Premesso che a quanto pare nè alla FIA nè alla FOM delle questioni suddette della guerra e dei diritti umani non interessa molto, c’è almeno una domanda che va posta. Possiamo continuare il weekend con la possibilità di uno spazio aereo chiuso per uno sciame di droni e di missili e aerei militari che provano a intercettarli? Se si è negato giustamente lo svolgimento delle sessioni quando l’elicottero non si poteva alzare in volo, a maggior ragione lo si farà se c’è il rischio, anche minimo, di essere colpiti in uno scontro a fuoco?

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Tutto questo avviene in un circuito considerato dai piloti il più rischioso della Formula 1 moderna, con velocità medie elevatissime e poche vie di fuga. Già oggi nelle prove libere della Formula 2 ci sono stati due incidenti ad alta velocità. Il rookie Cem Bolukbasi  portato all’ospedale “King Fahad” per controlli precauzionali, anche se è uscito con le sue gambe (aggiornamento: non correrà questo weekend).

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Francesco Ghiloni

Studente universitario e grande appassionato di motorsport, specialmente di endurance.