F1 | GP Brasile, analisi pista: correre sulle colline di San Paolo

Andiamo a conoscere il tracciato di San Paolo, sede dell’imminente Gran Premio del Brasile di Formula 1 e teatro di gare storiche.

L’autodromo Carlos Pace di San Paolo ospita il Gran Premio del Brasile, penultima prova del campionato del mondo 2019 di F1.
Il tracciato conta 15 curve dislocate lungo i 4309 metri del giro, da percorrere per 71 volte in gara.

Quando corrono sul circuito brasiliano, le monoposto viaggiano con il gas spalancato per il 68% del tempo.
La componente ibrida della power unit inoltre abbassa i tempi sul giro di oltre 2 secondi e aumenta la velocità massima di quasi 15 km/h (dati Magneti Marelli).
I consumi in gara non solo elevati, permettendo ai team di partire con un quantitativo minore di benzina o di usare delle mappature più spinte.
Un parametro da tenere in considerazione tuttavia è l’affidabilità. Essendo la penultima prova del campionato, le power unit hanno già un considerevole chilometraggio alle spalle. Sarà quindi necessario contenere l’aggressività e preservare il motore.

 

Assetto: le colline spezzano i rettilinei

La pista vede un primo e un terzo settore molto veloci. Nell’ultima parte del circuito le vetture viaggiano in pieno per 1230 m e oltre 15 secondi, sfiorando i 350 km/h.
Il settore centrale vede invece un susseguirsi di tornanti e curve lente, dove il grip meccanico garantito dalle sospensioni assume importanza maggiore del carico aerodinamico.
Costruito lungo il pendio di una collina inoltre, l’autodromo presenta un discreto dislivello altimetrico. Non sono poche le curve in contro-pendenza, dove l’inclinazione tende a far scivolare le monoposto verso l’esterno.

L’assetto più indicato vede un livello intermedio di carico aerodinamico, salvaguardando l’aderenza in curva senza intaccare eccessivamente la velocità di percorrenza dei due lunghi rettilinei. Gli 800 metri di altitudine tuttavia abbassano la densità dell’aria del 10%, spingendo gli ingegneri ad adottare configurazioni aerodinamiche leggermente più cariche rispetto che in altre condizioni.
Data la scarsezza di rapidi cambi di direzione, le regolazioni del gruppo sospensioni-barre anti-rollio vertono verso livelli più bassi di rigidezza. In questo modo ne guadagna la percorrenza in curva, a scapito della precisione in ingresso.
Un assetto più morbido al posteriore inoltre favorisce la trazione, fondamentale per scaricare a terra tutti i cavalli in uscita dai tornanti. E’ necessario tuttavia trovare il giusto compromesso, per non sfociare in una tendenza sottosterzante della vettura. Come sempre, il bilanciamento finale viene raggiunto con una saggia interazione tra le regolazioni delle sospensioni e del pacchetto aerodinamico.

Foto di sfondo: Scuderia Ferrari

Pista poco impegnativa per gomme e freni

La lunga sequenza di curve nel settore centrale innalza le temperature degli pneumatici.
Pirelli ha deciso di portare le mescole più dure dell’intera gamma: C1, C2 e C3. Questo, unito alla scarsa abrasività dell’asfalto, permetterà ai piloti di spingere senza preoccuparsi eccessivamente del degrado gomme.

I freni vengono impiegati per 7 volte nell’arco del giro, pari a 12 secondi, e il 19% della durata di gara. Si tratta del terzo valore più basso del numero di staccate, dopo le 5 di Hockenheim e le 6 di Monza e Montreal. Brembo ha classificato la pista come di livello 3 su 5 per la severità dell’impianto frenante.
In gara il pilota sprigiona fino a 45 tonnellate di pressione sul pedale del freno. Il calore dissipato dai dischi invece è di 206 kwh, pari a quello necessario per portare a ebollizione 2210 litri d’acqua.

La frenata più impegnativa è la staccata di curva 1. Le vetture passato da 346 km/h a 130 km/h in 2.2 secondi nello spazio di 135 metri. Il pilota esercita una forza equivalente a 168 kg di peso sul pedale del freno, raggiungendo una decelerazione massima di 5.6 g.
La soglia dei 5 g di decelerazione viene superata anche alla staccata di curva 4, mentre la media sul giro è di 3.6 g (dati Brembo).

Con quasi novant’anni di storia, l’autodromo Carlos Pace è pronto per regalare un’altra entusiasmante edizione del Gran Premio del Brasile. F1 San Paolo

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Carlo Platella

Nato e cresciuto a Torino, studio ingegneria dell'Autoveicolo nel Politecnico della mia città. Ho una grande passione per il motorsport in tutte le sue forme che mi piace trasmettere negli articoli. Ho lavorato nella Squadra Corse della mia università con la speranza un giorno di entrare in Formula 1.