F1 | GP Brasile – Il motore di Hamilton avrebbe potuto cedere da un giro all’altro

A gara terminata, Toto Wolff ha svelato un retroscena: gli ingegneri Mercedes hanno salvato il motore di Hamilton in extremis da una grave avaria nelle fasi terminali della corsa. hamilton motore brasile

Foto: Mercedes

Secondo quanto riportato da crash.net, Lewis Hamilton avrebbe vinto il Gran Premio per Brasile per un autentico miracolo. La fortuna continua ad assistere l’inglese nel corso di questo campionato: dopo aver preso la testa della corsa in seguito al contatto Verstappen – Ocon, Lewis Hamilton è riuscito a scampare ad un gravissimo problema che ha afflitto il propulsore Mercedes a pochi giri dalla conclusione.
Il miracolo è stato reso possibile dai tecnici Mercedes: non appena rilevata la grave anomalia, gli ingegneri sono riusciti a rimandare di qualche chilometro la rottura definitiva del motore, permettendo così all’inglese di portare fino alla bandiera a scacchi una W09 all’orlo del cedimento.


La cronaca dell’accaduto

“In cuffia ho circa 10 canali aperti, e su uno dei dieci canali ad un certo punto ho sentito: ‘c’è un guasto imminente dell’unità di alimentazione di Lewis Hamilton! Il prossimo giro ci sarà la rottura!’

“Ho alzato il volume e ho chiesto: ‘Scusa, puoi ripetere?’ E loro hanno risposto: ‘Sì, abbiamo un grosso problema con il propulsore, cederà nel prossimo giro’.”
“Per fortuna, il guasto non si è verificato il giro successivo, quindi ho chiesto agli ingegneri: ‘Quando avete un minuto spiegatemi cosa sta succedendo!”

“Gli ingegneri mi hanno allora spiegato il problema: ‘abbiamo un grave guasto al sistema di scarico e stiamo superando tutti i limiti di temperatura.”

“Gli ingegneri hanno allora provato a risolvere diminuendo la potenza, le temperature sono scese sotto i 1000 gradi, ma erano comunque troppo alte, era una situazione orribile!”

Foto: Mercedes

Hamilton se ne era accorto

Hamilton ha raccontato l’incubo degli ultimi giri, alle prese con un Verstappen in rimonta e il proprio motore mal funzionante:

“Potevo sentirlo”, racconta Hamilton.

Guido questo motore dall’inizio dell’anno e lo conosco come le mie tasche, ogni rumore lo so riconoscere come il palmo della mia mano.”

Ad un certo punto ho iniziato a sentire che non stava funzionando normalmente. Da pilota però non posso permettere che mi venga in mente nessun pensiero negativo. Sono quindi rimasto concentrato nel tentativo di dare gas il meno possibile”

“C’è stato un grande lavoro da parte degli ingegneri, sia di quelli in pista che nel Regno Unito. Stavano lavorando per capire cosa limitare e modificare.”

“Gli sono molto grato. Il motore ha retto per gli ultimi 10 giri nei quali urlavo alla macchina “dai, piccola, puoi farcela, facciamocela insieme”.

“Il mio battito cardiaco doveva essere superiore ai 190 in quegli ultimi 10 giri in cui cercavo di aggrapparmi ad una macchina in difficoltà. A fine gara ero grato ed euforico alo stesso tempo. 

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Davide Galli

Studente di giurisprudenza e appassionatissimo fin dall’infanzia di Formula 1. Amo qualunque cosa faccia "bruum"