F1 | GP Ungheria – Analisi tecnica Mercedes: questione di fondo

La Mercedes da anni è il team da battere nell’era ibrida della F1 e ogni anno riesce a mantenere la sua competitività. Quest’anno i tecnici di Brackley hanno fatto in passo in avanti, estremizzando dei concetti già visti su altre vetture. Vediamo come in Ungheria la Mercedes può dare un’altra prova di forza.

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Credit: Mercedes AMG F1

Il punto di partenza della nostra analisi è la generazione del carico aerodinamico. In sintesi, il carico aerodinamico è la quantità di forza che l’aria imprime alla vettura, schiacciandola a terra. Questo avviene mediante le due ali, anteriore e posteriore, e mediante l’effetto suolo grazie al fondo. mercedes ungheria f1

La parte principale del carico proviene dall’ala posteriore e dal fondo. L’ala anteriore condiziona l’ingresso in curva, garantendo direzionalità, e velocità grazie alla capacità di penetrazione aerodinamica. Se il funzionamento dell’ala anteriore e posteriore è accoppiato alle sospensioni, non è così per il fondo che non ha parti mobili. Negli anni ottanta si erano diffuse le minigonne che sigillavano il fondo. Nell’era moderna si ricorre alla minigonna pneumatica, costituita da vortici opportunamente generati, per ottenere lo stesso risultato.

Ottimizzazione dell’angolo di rake e adozione dell’ala outwash

Una delle tecniche per ottenere carico dal fondo è aumentare l’altezza da terra del posteriore. Questo crea un angolo, detto angolo di rake, un asseto picchiato. Il concetto è stato introdotto dalla Red Bull di Newey. Mercedes ne ha estremizzato il concetto. La vettura, in questo modo, va ad amplificare l’effetto Venturi. Mercedes ne ha estremizzato il concetto. La Ma come? mercedes ungheria f1

Prima di tutto bisogna dire che aumentare l’altezza da terra del posteriore, aumenta l’esposizione delle superfici al flusso d’aria, cioè aumenta il drag con conseguente perdita di velocità sul dritto. La Mercedes ha introdotto, già verso la fine della scorsa stagione, un’ala in stile Ferrari con filosofia outwash. Quest’anno si è avuta la conferma del fatto che la progettazione della W11 sia stata finalizzata alla ricerca della massima efficienza. In che modo?

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Credit: Mercedes AMG F1

Bisogna ricordare che l’ala outwash spinge i flussi verso l’esterno della vettura per allontanare le turbolenze che si generano dal rotolamento degli pneumatici. Le turbolenze inficiano la funzionalità dello stesso fondo che risente di flussi d’aria laterali. I flussi deviati dall’ala anteriore permettono di allontanare le turbolenze dal corpo vettura a vantaggio della resistenza aerodinamica.

In tutto questo, l’ala posteriore come si comporta? Abbiamo detto che aumentare l’angolo di rake permette di aumentare la portata d’aria che fluisce nel sotto vettura e che permette al diffusore di estrarre una quantità maggiore d’aria. Questo quindi fa in modo che l’ala posteriore non ha bisogno di valori di carico elevati (cioè l’incidenza del profilo è minore) e quindi ne beneficia la resistenza.

Budapest banco di prova

In Ungheria l’assetto è il punto chiave del weekend. La pista infatti ha una zona molto lunga dalla curva 6 alla 11 con vari cambi di direzione. Da un lato è quindi necessario avere un anteriore molto preciso, dall’altro serve una buona tenuta laterale che permetta al posteriore di non scomporsi e avere un’ottima trazione in uscita.

Quindi, in una pista come Budapest, con tre rettilinei e una gran varietà di curve la Mercedes W11 sembra calzare alla perfezione. Ma sarà davvero così?

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