F1 | Guai legali per Haas: l’analisi del caso Rich Energy

Chi è avvezzo all’uso dei social sarà sicuramente incappato nello scontro via (discutibili) comunicati stampa fra Rich Energy, title sponsor Haas, e l’azienda inglese Whyte Bikes. La questione, relativa all’utilizzo del famigerato logo e alla proprietà intellettuale dello stesso, è finita in tribunale. I guai, adesso, si fanno davvero seri per Haas: vediamo come si sono pronunciate le Corti inglesi competenti in materia.

Rich Energy Haas

La causa in tribunale Rich Energy haas

La vicenda si apre fra il febbraio e il marzo 2019, quando Whyte Bikes, azienda inglese produttrice di biciclette, lamenta un copyright infringement relativo al logo di Rich Energy, incredibilmente simile al proprio. Alle procovazioni social dell’azienda produttrice di energy drink, Whyte Bykes risponde per vie legali. Il 12 e 13 marzo 2019, infatti, si tengono due udienze presso la Intellectual Property Enterprise Court (IPEC – sezione specializzata dell’Alta Corte di Giustizia britannica), assimilabile al nostro Tribunale Unificato Brevetti.

Dopo l’allegazione delle prove e le memorie dei testimoni, la sentenza viene depositata in data 9 maggio 2019 e pubblicata cinque giorni dopo. Il giudice riconosce come pienamente valide le accuse presentate da Whyte Bikes e preannuncia la possibilità di esperire provvedimenti ingiuntivi, nonché risarcimento del danno. Pochi giorni fa, la situazione è precipitata.

Le conseguenze

Ogni questione relativa a ingiunzioni e risarcimento del danno si sarebbe risolta, su richiesta della Corte, a una ulteriore udienza tenutasi in data 27 giugno. Quel giorno il tracollo dell’impianto difensivo di Rich Energy è stato definitivo. Il title sponsor Haas è vittima di un decreto ingiuntivo particolarmente pesante. Rich Energy non potrà mai più utilizzare il caratteristico logo (il marchio registrato è stato dichiarato non valido) a partire dal 18 luglio 2019. Dalla stessa data, qualunque tipo di prodotto contenente il logo (incluse le vetture e ogni materiale del team Haas) va riconsegnato a Whyte Bikes, distrutto o altrimento reso compliant, con la possibilità quindi di salvare il salvabile eliminando ogni traccia delle “corna di cervo”.

Le conseguenze più serie, però, sono di natura economica. Rich Energy dovrà infatti rivelare a Whyte Bikes tutti i proventi derivanti dalla vendita del materiale non-compliant. Inoltre, dovrà versare oltre £35000 per coprire le spese legali e garantire un adeguato risarcimento del danno, che si può determinare consensualmente. La società non ha peraltro la certezza, al momento, di poter fare ricorso contro la decisione.

Rich Energy aveva deciso spontaneamente di ritirare il controverso logo dalle vetture Haas, per non coinvolgere in quello che l’ufficio stampa definiva “un infondato circo mediatico”. Si tratta, tuttavia, dell’ennesimo duro colpo a una azienda dalla dubbia credibilità, che pare, per modi e condotte, totalmente inadatta al mondo della Formula 1 . E perché no, del commercio su larga scala in generale.

Potete trovare i riferimenti giurisprudenziali qui citati al seguente link.

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Aurora Dell'Agli

Classe 1997, studentessa di Giurisprudenza, blogger su @theracingchick. Ho un occhio di riguardo per Endurance, competizioni GT, Formula 1 e Formula E.