F1 | Hamilton racconta alcune difficoltà del 2019: “La W10? Non era perfetta”

A stagione conclusa, Lewis Hamilton è tornato a parlare della vettura che gli ha garantito il sesto mondiale, definendola “non perfetta” sotto alcuni aspetti che spera siano migliorati nella W11 hamilton W10 difficoltà

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Credits: mbens.it

Undici vittorie e cinque pole position, questi i numeri che rappresentano il 2019 di Lewis Hamilton. La W10, rispetto alle due vetture precedenti, ha reso piuttosto facile la conquista dei due titoli al team di Brackley, che è riuscita nell’impresa di eguagliare la striscia di sei campionati consecutivi della Ferrari nell’era Schumi (1999-2004). hamilton W10 difficoltà

Nonostante le statistiche suggeriscano altro, Lewis Hamilton racconta ad Auto Motor und Sport come la W10 avesse diversi nei che gli hanno reso complicato trovare la giusta performance durante l’anno.

“Non era il massimo sui dossi e sui cordoli”

[La W10], racconta Hamilton, era meglio della vettura del 2018. Molte cose che avevo chiesto nei briefing con gli ingegneri lo scorso anno sono state attuate nella vettura del 2019. In molte aspetti relativi all’aerodinamica e alle dinamiche di guida la W10 aveva un gran vantaggio.”

“Ma ci sono comunque alcune cose fondamentali della vettura che non erano perfette. Per esempio, non era il massimo sui dossi e sui cordoli. Quando guardavo le on-board della Ferrari di Vettel mentre passava sopra a dossi e cordoli vedevo che la sua macchina era molto più composta. Per me, la monoposto si muoveva troppo certe volte.

Le difficoltà di Hamilton in qualifica

Autore di quella che probabilmente è stata finora la sua migliore stagione, con una costanza impressionante sopratutto la domenica, Lewis Hamilton ha piuttosto faticato in qualifica rispetto agli anni precedenti. L’inglese ha spiegato la ragione delle sue difficoltà sul giro secco:

In qualifica non sono riuscito ad essere al 100% fino al termine della stagione – dichiara Hamilton -. Ci sono momenti in cui credi di aver capito tutto, e non appena cambi pista è tutto di nuovo totalmente diverso.”

“Nel corso dell’anno ci sono stati dei dossi che prima non esistevano, cerchi di capire come le gomme reagiscono ad un certo tipo di asfalto. Questa è l’arte. Voglio ancora lavorare per capire al meglio il modo in cui il grip si sviluppa nei vari circuiti.”

Siamo invece più forti per quanto riguarda altri aspetti – ha aggiunto- diventa più difficile capire le gomme perché ci sono molte cose su cui lavorare.”

“E’ affascinante. La temperatura dei freni, delle gomme, la pressione dell’aria nella gomma: gli ingegneri sono miglia avanti a me in questo aspetto. Eppure non possono calcolare quello che faccio in macchina. Sicuramente comunichiamo tra di noi in una frequenza diversa, ma siamo comunque in grado di capirci. La cosa più importante è essere chiari su ciò che possono trarre dalla mia impressione in pista.”

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Davide Galli

Studente di giurisprudenza e appassionatissimo fin dall’infanzia di Formula 1. Amo qualunque cosa faccia "bruum"