EditorialiFormula 1

F1 | Il problema dei giovani piloti è l’incoerenza della Formula 1

Nessun test, nessun sedile disponibile, ma tantissimi giovani promettenti: il problema della F1 sta nella sua incredibile incoerenza.

Il problema dei giovani piloti in F1 è l’incoerenza che regna sovrana nel Circus. Non ci sono abbastanza sedili in griglia, ma non si vuole accettare un nuovo team con due nuove monoposto. Non c’è possibilità di far guadagnare esperienza alle proprie riserve, ma non si vogliono riportare i test. Una singola sessione di Prove Libere, magari rovinata da problemi tecnici, non può bastare come toppa per tutto.

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Theo Pourchaire, dirottato in Super Formula nonostante la vittoria del Titolo in F2 – @alfaromeostake on X

La Formula 1 è uno sport elitario. Non è una novità, anzi, fin dagli albori il Circus ha potuto accogliere soltanto una ristretta cerchia di piloti dal talento – o dal portafoglio – eccezionale. È normale che la stragrande maggioranza di chi la sogna, dalle categorie minori, dovrà accontentarsi di altre discipline motorsportive.

Pretendere che le squadre facciano spazio a piloti come Theo Pourchaire, Campione di Formula 2 ma dirottato in Super Formula, è assurdo. Dare loro la possibilità, seppur minima, di mettersi alla prova e dimostrare il proprio valore sulle monoposto contemporanee, invece, non dovrebbe esserlo. Una o due sessioni di Prove Libere non possono in alcun modo bastare.

Voci dal Circus

Dal momento della cancellazione dei test privati, in nome di una fantomatica riduzione dei costi, la Formula 1 ha sempre evitato di tornare sui suoi passi. Poco importa se persino personalità come Zak Brown richiedano quantomeno un ammorbidimento delle regole. Poter scegliere se investire in galleria del vento o portare le monoposto in pista, come proposto dall’americano, sarebbe puro buonsenso.

Zak Brown favorevole ai test in pista – @McLaren Media Centre

Ad ottobre ci aveva pensato Frédéric Vasseur a suggerire una modifica al regolamento, parlando del test di Oliver Bearman sulla SF-21. Secondo il team principal Ferrari, senza più i test a disposizione, il tempo per far girare collaudatori e riserve è troppo poco. Un altro appello al vento.

Ci pensa Günther Steiner a chiarire la questione: “Quante prove sono abbastanza? Non si può dire che i giovani possano fare abbastanza esperienza, ma non vogliamo riportare i test perché poi portiamo in pista le macchine e spendiamo soldi, soldi, soldi!“.

E torniamo sempre alla questione budget cap. O “riduzione dei costi“, più in generale. Fino a quando tutto ciò che c’è di sbagliato in questa Formula 1 potrà essere giustificato dalla riduzione dei costi?

Pecunia non olet

Da quando è entrato in vigore il budget cap, non c’è stata alcuna grande sorpresa fra le squadre di punta. La critica, però, non può fermarsi a questo. Il tempo trascorso dalla sua introduzione è fin troppo poco. E poi, le limitazioni ai test sono precedenti, così come quelle agli sviluppi a stagione in corso e fra stagioni successive.


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Il vero problema è quando l’attenzione spasmodica all’economia del Circus – e ai suoi giganteschi introiti – acceca il buonsenso. Quale sarebbe l’obiettivo delle varie academy, se poi non si può dare ai ragazzi e alle ragazze promettenti una monoposto da testare? Che senso ha firmare dei piloti di riserva, se il massimo del loro impiego è al simulatore o su iterazioni vecchie di due anni delle monoposto?

Riportare delle sessioni da dedicare esclusivamente a riserve e giovani, magari in un limitato numero di lunedì post-gara, in quei weekend dove non ci sono Gran Premi consecutivi, è così assurdo? Tagliare qualche appuntamento del lunghissimo Mondiale per dedicare delle giornate ai test, magari persino collettivi, lo è ancora di più?

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