F1 | Jacques Villeneuve e il rapporto con papà Gilles: “La sua morte un momento forte che ricordo bene. Fiero di essere suo figlio, ma correvo per me”

Il ricordo di papà Gilles e l’influenza sulla propria carriera: il campione del mondo Jacques Villeneuve si racconta in occasione del suo 50° compleanno.

jacques villeneuve gilles

Nell’ambito di un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, Jacques Villeneuve si è aperto nel ricordo di papà Gilles, autentico mito della F1 e della Ferrari di fine anni ’70 e inizio 80s. Il campione del mondo del 1997 racconta alla testata meneghina il rapporto con il padre e l’influenza che il cognome ha avuto nella carriera del 50enne (da domani) canadese.

Essere il figlio di un pilota tra i più influenti ed amati della storia della Formula 1 certamente non ha aiutato Jacques nel brillare, agli occhi altrui, di luce propria: “Sono riuscito a togliermi l’etichetta di <<figlio di Gilles>> gradualmente. Il primo passo è stato il successo a Indy poi, soprattutto, è arrivato il mondiale di F1. Da quel momento – rivela l’ex Williams – la gente ha cominciato a vedere due persone distinte, prima ne vedeva una sola”.

Qual è stata, viene chiesta a Jacques, la differenza? Il problema non era essere considerato figlio di Gilles anzi, ne andavo fiero. Tuttavia, la gente si arrabbiava quando dicevo che correvo per me, così ho scelto di non tirare più fuori l’argomento. Papà mi ha fatto conoscere le corse, ma correvo per me stesso, non per continuare ciò che si era interrotto, confida l’ex pilota di Saint-Jean-sur-Richelieu.

Dopo questo tema, Jacques Villeneuve passa in rassegna un altro tema, ancor più delicato. Il canadese parla della morte di papà Gilles, avvenuta nelle tragiche qualifiche del GP di Zolder dell’8 maggio 1982. All’epoca Jacques era un bambino, aveva solo 11 anni, ma i ricordi restano vividi: “Quel giorno ero a casa. Purtroppo ricordo tutto benissimo, era la prima gara alla quale mia madre non andava: è stato un momento forte”.

La mancanza di Gilles fece piangere per giorni il piccolo Jacques, che si fece però poi forza per andare avanti: “Questo atteggiamento ha avuto pro e contro: ho perso anni di infanzia. Mi ha fatto crescere, ma ha anche causato qualche danno“.

Infine Jacques conclude ricordando i giri di pista con la Ferrari 312 T4 nel 2012: “È stata un’opportunità meravigliosa. Mi sono immaginato quello che passava nella testa di papà che si calava nell’abitacolo per la prima volta, in una monoposto così divertente ma pericolosa per noi, e così tecnologica per l’epoca”.

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Francesco Rapetti

Aspirante giornalista, studente di Scienze Politiche all'Università di Genova. Appassionato di Formula 1 fin da piccolo.