F1 | Lewis Hamilton: “Credete sempre nei vostri sogni”

Fresco del suo settimo titolo mondiale, Lewis Hamilton si è lasciato andare a una lunga intervista in cui ha parlato del sogno realizzato non arrendendosi mai.

Lewis Hamilton
Foto: autoweek

L’unica cosa più difficile di vincere è ripetersi. Essere in grado di migliorarsi anno dopo anno non è da tutti. Ci sono piloti nella storia recente della Formula 1 che hanno deciso di ritirarsi subito dopo aver raggiunto l’apice della loro carriera. È il caso, ad esempio, di Nico Rosberg che dopo essersi laureato campione del mondo nel 2016 decise di dire addio al mondo del corse perché stremato fisicamente e mentalmente dalla rivalità con Lewis Hamilton. Proprio quel Lewis Hamilton qualche giorno fa è riuscito a mettere in bacheca il suo settimo titolo mondiale, eguagliando il record di Michael Schumacher.

Eppure la sua carriera da pilota non è stata tutta rosa e fiori come potrebbe sembrare. Il britannico ne ha parlato ai canali ufficiali della Formula nel corso di una lunga intervista a cuore aperto. “Mi manca il respiro se penso al 2006. Molte persone forse l’hanno dimenticato mentre io ricordo benissimo che l’anno prima il mio contratto con McLaren era stato strappato. Insieme a mio padre andammo alla ricerca di sponsorizzazioni che potessero permettermi di andare in GP2 in fretta. Riuscimmo a risolvere la situazione con McLaren e così partecipai alla GP2 del 2006. Sapevo che molti weekend erano sovrapposti a quelli della Formula 1 e che molti manager mi avrebbero guardato, soprattutto Ron Dennis, che per me era il più importante. Avevo molta pressione addosso.

Mi avevano sempre dato la possibilità di far parte due anni consecutivi di un campionato, uno per imparare e l’altro per vincere. E se non avessi vinto nel secondo anno significava che non ero bravo abbastanza. Ma in quella stagione sapevo che se avessi vinto al primo tentativo avrei avuto chance di andare in Formula 1 nel 2007. Ero determinato e sotto pressione allo stesso tempo. Tutti ricordano la gara in Turchia. Fu molto difficile. Mi girai. Ricordo quella sensazione, cercavo di evitare le macchine che arrivavano. Poi semplicemente non mi arresi, spingendo come non mai e arrivando secondo. In quel momento in tanti pensarono ‘Quel ragazzo è speciale’.

Raggiungere Schumacher era visto come impossibile  anche se era realizzabile. L’ho sempre sognato. Sognavo anche di andare sullo spazio, magari un giorno ci riuscirò.  Credo nei sogni. Credo che quando sogni ci sia sempre qualcosa di reale, anche se sembrano idee folli. Sta all’uomo capire come fare per realizzarlo. Non importa quanto sia dura la strada, bisogna sempre lottare per quello che si desidera ottenere. Conosco molte persone che sono costrette ad abbandonare i propri sogni. Mia mamma danzava ma dopo aver partorito dovette lasciare la danza. Mio padre aveva dei sogni suoi, ma li ha abbandonati per seguire i miei. Se qualcosa va storto ci sarà sicuramente un’altra opportunità, ce ne sono sempre”.

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