Formula 1

F1 | Lie-Gate, Hamilton squalificato per aver mentito ai commissari: “Volevo ritirarmi”

Nel 2009 Lewis Hamilton fu squalificato in seguito ad una bugia detta ai commissari sotto ordine della McLaren.

La McLaren negli anni Duemila ha fatto parecchio parlare di sé non solo per i risultati in pista. Dopo l’esclusione dal mondiale 2007 a causa dello Spy-Gate, anche all’inizio del 2009 fu coinvolta in uno scandalo, il Lie-Gate. Il team inglese infatti chiese ad un giovane Lewis Hamilton di mentire in seguito ad un episodio in pista. Se all’inizio la bugia sembrava aver funzionato, il GP successivo Hamilton venne scoperto e squalificato dai commissari.

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Jarno Trulli e Lewis Hamilton durante il GP d’Australia 2009 – Credits: Toyota

Il team radio “fantasma” 

Il fattaccio accadde in Australia, nelle gara di apertura del mondiale 2009. In quell’anno cambiarono drasticamente i regolamenti e a dominare fu la neonata Brawn GP con il suo doppio diffusore. McLaren e Ferrari avevano portato in pista della macchine davvero poco competitive, soprattutto ad inizio anno.

Il GP di Melbourne fu dominato dalle due Brawn ma l’attenzione venne rubata da quello che accadde alle loro spalle, che passò alla storia come Lie-Gate. 

Al 55esimo la Safety Car entrò in pista in seguito ad un incidente tra Vettel e Kubica. In quel momento la classifica vedeva Trulli terzo ed Hamilton quarto. L’italiano però uscì di pista andando lungo ed Hamilton si prese così la terza posizione. In Mclaren però non erano sicuri che la manovra di Hamilton fosse legale e dunque gli chiesero di lasciar passare la Toyota. 


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Il pilota inglese lo fece ma in quel momento la Safety Car era ancora in pista. I commissari dunque punirono Trulli con 25 secondi di penalità per aver superato in regime di Safety Car. La sanzione fu inflitta sulla base delle prove fornite da Hamilton e Dave Ryan, team manager McLaren, secondo cui non c’era stato nessun team radio che dava istruzione di far passare la Toyota.

La svolta arrivò alla gara successiva, in Malesia. Venne infatti trovata un’intervista di Hamilton in cui si capiva chiaramente che c’era stata una comunicazione via radio, la bugia fu quindi scoperta. I commissari squalificarono Hamilton dal GP d’Australia, restituendo così la terza posizione a Trulli. McLaren licenziò immediatamente Dave Ryan, reo di aver ingannato i commissari.

Hamilton fu vicino al ritiro dopo quella bugia

Dopo la vicenda, Hamilton accettò di essere stato squalificato e si scusò con i media ed i commissari. L’inglese tornò a parlare della vicenda solo alcuni anni dopo.

“È stato molto difficile gestire tutto quello che era successo. Tengo molto al modo in cui la gente mi guarda. Ho pensato: ‘Ehi, forse non dovrei essere in questo sport‘. Ma la McLaren era la squadra dei miei sogni e devo ritenermi fortunato di aver corso con loro fin dall’inizio della mia carriera in F1”.

“Non volevo guidare per un’altra squadra. Non pensavo di lasciare il team ma solo di smettere di correre. Per un attimo ho pensato: ‘È troppo da gestire. Come faccio a tornare indietro?’. Amo le corse, ma non sapevo… a volte è difficile affrontare le conseguenze. È difficile avere a che fare con persone che appena ti voltano le spalle parlano subito di te. Si è creata un’energia negativa e questo non mi piaceva”.

“Tuttavia”, ha spiegato Hamilton, “ho capito subito che non si trattava solo di energia negativa. Ho ricevuto molto sostegno e rispetto. Questo mi ha reso più forte. È stata un’esperienza straordinaria. Mi piace vincere in modo corretto. L’integrità è molto importante per me”.

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Copertina: Getty Images