F1 | Lo strano caso del Dottor Vettel e di Mr Sebastian

Analisi di un pilota dal talento cristallino a cui però troppo spesso si chiude la vena. Sebastian Vettel

Sebastian Vettel
Il contatto Vettel-Hamilton a Città del Messico – Foto: skysports.com

“Sebastian è stato ed è un driver fenomenale, ma se non sapessi che è tedesco, direi che ha un atteggiamento molto simile a un ragazzo del sud, perché è molto emotivo.”

Così Sergio Marchionne definiva Sebastian Vettel al termine del GP del Messico della passata stagione, gara in cui il tedesco, partito dalla pole position, si era visto superare al via da Verstappen ed Hamilton e in cui subito dopo la prima chicane, forò la gomma del pilota inglese con la sua ala anteriore, compromettendo la corsa di entrambi.

Una stagione che, dopo un 2016 disastroso, ha visto Seb conquistare 5 vittorie e 4 pole position e in cui è stato in lotta per il mondiale fino al fatidico trittico asiatico. Una stagione in cui si ricordano manovre di classe assoluta: vedasi il sorpasso su Ricciardo all’esterno in Cina o quello a Bottas in Spagna mettendo due ruote sull’erba e ancora quello rischiosissimo su Ocon in Canada.
A questi momenti si erano però alternati altri in cui al pilota di Heppenheim è sembrato venire meno il lume della ragione: l’episodio più conclamato è sicuramente la ruotata a Baku ai danni di Hamilton, ma come dimenticare il patatrac di Singapore…

Dulcis in fundo l’incidente alla prima chicane in Messico, che aveva portato Marchionne a rilasciare quelle dichiarazioni.
Il compianto presidente, durante la cena di Natale della Scuderia si era poi lasciato andare ad una previsione: “Credo che abbia imparato dai suoi errori, perché è un ragazzo che studia molto, anche se stesso. Credo che nel 2018 la parte ‘meridionale’ di Vettel non la rivedremo più, perché ha capito”.

Vettel supera Hamilton al Red Bull Ring – Unknown

Previsione fino adesso però non suggellata dai fatti. Anzi…

La stagione 2018 del tedesco sembra vivere sulle montagne russe ancor di più di quella passata: si passa infatti dalla perfetta gestione degli pneumatici in Bahrain, all’errore in staccata di Baku che gli costa tre posizioni. Dalla vittoria in Canada, allo speronamento di Bottas alla prima curva in Francia.

Meravigliosi poi i sorpassi su Hamilton a Spielberg e su Bottas a Silverstone,;ma poi arriva il clamoroso errore su pista umida al tornantino ad Hockenheim,;quando era in testa a 15 giri dal termine.

Fino agli episodi più recenti: grande vittoria a Spa, con tanto di sverniciata ad Hamilton sul rettilineo del Kemmel,;a cui segue l’eccessiva difesa nei confronti del rivale a Monza che gli costa un testacoda e danni alla vettura.

Un 2018 da continui su e giù, che stanno pesantemente condizionando la lotta al titolo, contro un Hamilton infallibile,;capace di massimizzare praticamente in ogni gara il potenziale della vettura,;nonostante una Mercedes leggermente inferiore alla Ferrari in questo momento.

Il testacoda di Vettel nell’ultima gara di Monza – Foto: F1.com


Da cosa deriva questa ansia eccessiva del tedesco?

Sebastian Vettel, pur essendo molto emotivo come un italiano del sud, come detto da Marchionne, è in realtà molto tedesco nell’approccio al lavoro. È una persona molto metodica e programmatica, alla costante ricerca della perfezione. Durante i weekend di gara e non solo,;lo si immagina probabilmente a mezzanotte sul suo letto d’albergo mentre guarda la telemetria per capire la miglior traiettoria possibile di una determinata curva oppure come migliorare l’assetto della sua vettura,;così come farebbe a scuola uno studente modello. Questa sua ossessionante programmazione lo fa probabilmente andare in tilt come un computer,;nel momento in cui qualcuno si mette di traverso fra sé e ciò che si era programmato precedentemente nella sua testa.

A ciò si possono aggiungere altri fattori.
Probabilmente guidare la macchina rossa non è come guidare qualsiasi altra vettura, soprattutto per Seb,;cresciuto con il mito di Schumi e con il sogno di vincere il mondiale di Formula 1 con la Ferrari. In più il fatto che quest’anno la SF71H sembra la vettura giusta per riportare finalmente il titolo a Maranello,;potrebbe aver fatto scattare nella sua testa l’obbligo di vincere.
I 30 punti da recuperare ad Hamilton possono sembrare tanti, ma con questa Ferrari e con 7 gare ancora da disputare, tutto è ancora possibile.

Ma Vettel dovrà dimostrare di essersi lasciato alle spalle i suoi errori. Occorre dunque che a calarsi nella Ferrari sia il Dottor Vettel e che Mr Sebastian resti nascosto in un cassetto.

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