F1 | Pirelli vs Squadre: Chi sbaglia e perché?

F1 Pirelli Strategie Squadre
Le gomme Pirelli per la stagione 2019

La gara di Città del Messico ha messo in luce una difficoltà enorme dei team ad affrontare nel modo corretto il difficile quanto fondamentale capitolo gomme. Le squadre procedevano letteralmente per tentativi, quasi a sorte. Nonostante Mercedes fosse l’unica squadra dei top ad avere effettuato un long run venerdì con gomma dura,; Toto Wolff ha dichiarato che hanno capito di poterla usare così a lungo guardando l’andamento della gara di Daniel Ricciardo… F1 Problemi Gomme Pirelli

Inoltre Pirelli aveva dato come migliore strategia quella a due soste, mentre tutte e 3 le caselle del podio del Gran Premio sono state occupate da piloti con una strategia ad una sola sosta. E ancora,; era previsto un degrado enorme visto anche che la pista ritornava ogni giorno green per la pioggia notturna,; e invece con la mescola dura si è riusciti a fare quasi 50 giri senza problemi. E non solo Hamilton, anche Verstappen e Ricciardo hanno avuto passi gara analoghi.

Insomma in definitiva tutte le previsioni sono state disattese in maniera abbastanza clamorosa. La cosa ancor più eclatante di questo è che non siamo più ai primi gran premi dell’anno, quando i team non avevano ancora chiari i parametri delle nuove gomme. Bensì siamo alla diciottesima gara dell’anno, ne mancano solo 3 alla fine eppure i team ancora brancolavano nel buio… La domanda che sorge spontanea è: com’è possibile che ci sia questa situazione a questo punto della stagione? C’è qualcosa che sbagliano i team o c’è qualcosa che sbaglia Pirelli? Proviamo a rispondere cercando di analizzare i fatti.

Le richieste a Pirelli a fine 2018

Anzitutto bisogna ricordare che il prodotto 2019 è arrivato a valle di una serie di richieste portate avanti dai team e dalla federazione molto chiare e definite: si voleva anzitutto che le coperture fossero più resistenti ai problemi di surriscaldamento, per poter permettere ai piloti di osare di più e di poter seguire più da vicino l’auto davanti senza gli enormi problemi visti fino a quel momento (tipo blistering). Le gomme poi dovevano essere più resistenti strutturalmente per eliminare definitivamente qualsiasi rischio di rottura della gomma nel caso di stint prolungati oltre al naturale. Dal punto di vista prestazionale poi si chiedeva un prodotto con una performance duratura per permettere ai piloti di spingere e non dover gestire il passo tutto il tempo.

Sotto questi profili il prodotto 2019 portato da Pirelli è obiettivamente eccellente. Il problema del blistering, tanto evidente l’anno scorso, non è mai stato determinante in questa stagione. Non abbiamo visto pneumatici con problemi di affidabilità, né con necessità di cura oltre misura in quasi tutte le gare, che, al contrario, sono spesso state corse con ritmo sostenuto dai piloti. La gestione gomma farà sempre parte delle gare, ma non deve essere più importante della prestazione stessa e quest’anno il rapporto tra le due è stato più che accettabile.

La mescola dura: le squadre prima non la provano e poi la usano F1 Problemi Gomme Pirelli

Abbiamo visto, quest’anno più che in passato, le squadre portare sempre pochissime gomme dure ai Gran Premi per poi ritrovarsi a fare gli stint cruciali della corsa proprio con la mescola più dura a disposizione. Secondo noi la “colpa” di questo atteggiamento ripetuto va ripartita tra le squadre stesse e il regolamento sportivo vigente. Le squadre infatti tendono a coprirsi molto sul numero di set di gomme morbide a disposizione, lasciando un po’ più al caso l’opzione gomma dura.

Questo perché essendo il numero di set utilizzabili bloccato dal regolamento il rischio di rimanere senza la gomma morbida nuova al momento clou della gara o della qualifica è troppo alto, rispetto all’utilizzare la gomma dura alla cieca o quasi. Peraltro in passato la gomma dura aveva una mescola di solito troppo penalizzante e non era praticamente mai usata, per cui anche storicamente i team tendono a scartarla. Salvo poi ripescarla alla domenica per la gara…

Ragionando con calma questo aspetto è in realtà un altro aspetto azzeccato da Pirelli: fino all’anno scorso infatti le gare si correvano sempre con le due mescole più morbide, e la più dura era lasciata proprio ai casi eccezionali. Quest’anno invece è stata un’opzione in più, se non la favorita, in tante gare. Il che significa che le possibilità strategiche a disposizione dei team (e quindi dello spettacolo) sono molte di più. Sono quindi le squadre che su questo aspetto devono cominciare a ragionare realizzando che anche la gomma hard può essere un’opzione seria, da non scartare a priori.

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Alcune gomme in attesa di essere testate

Ma allora dove sono i problemi?

Gli indizi sembrano puntare al fatto che Pirelli abbia fatto sì un ottimo lavoro ascoltando ed implementando le richieste ricevute da team e federazione, ma che il prodotto finale sia risultato estremamente complesso. Talmente complesso che l’interpretazione e l’utilizzo sono diventati un rebus per tutto l’anno ed ancora oggi, dopo 18 gran premi, non si riesca a prevederne il comportamento con efficacia. È parere di chi scrive che il fatto che Pirelli stessa non riesca a suggerire le strategie migliori dia l’idea di quanto sia difficile interpretare e far funzionare queste gomme.

D’altra parte la prima parte di stagione è stata caratterizzata dal grande rebus della finestra di utilizzo. Abbiamo visto, ad esempio, una Ferrari che non riusciva minimamente a centrare questa finestra e a rimanervi. Come lei anche tanti altri team, ma non Mercedes. Gli anglotedeschi probabilmente sono gli unici che avevano indovinato, in fase di progetto, il giusto livello di energia da dare al pneumatico per farlo funzionare. Oltre al fatto che il loro continuo monitoraggio a tuttotondo di tutte le vetture in pista gli garantisce anche quegli insight necessari per prendere decisioni anche senza test diretti.

Oltre alla finestra di utilizzo anche la durata rimane difficilissima da comprendere. L’impressione è che lo pneumatico 2019 risulti anche molto sensibile alla temperatura ambientale. Se in passato tale parametro aveva una grossa influenza su macro aree (problemi di blistering per dirne una), oggi ha una influenza importante sulla durata della performance della gomma. Inoltre il cosiddetto “cliff” della gomma, cioè la perdita repentina di prestazione, arriva forse troppo all’improvviso. Il pilota infatti riesce a mantenere un livello ottimo di grip finché di colpo il grip se ne va quasi tutto insieme.

Gomme tecnicamente giuste ma troppo complicate F1 Problemi Gomme Pirelli

Insomma in ultima analisi la percezione è che Pirelli abbia fatto un prodotto che ha risposto bene alle richieste ricevute, che sotto alcuni aspetti ha migliorato tantissimo alcune caratteristiche (in primis la possibilità di spingere dei piloti e l’utilizzo di tutte e 3 le mescole), ma che risulti tanto, forse troppo, complicato da interpretare e far funzionare. Se c’è un aspetto importante su cui lavorare per l’anno prossimo è proprio quello di creare un prodotto più prevedibile.

Per l’anno prossimo sfida doppia

Infatti è importante mantenere la sfida tecnica sulla gestione della gomma, ma devono esserci dei parametri più semplici perché questa non diventi una roulette dove i team devono estrarre carte dal mazzo a sorte sperando di pescare quella giusta.

Di sicuro la riduzione dei test va contro questa impostazione, per cui per il fornitore italiano la sfida sarà doppia.

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Federico Albano

Ingegnere Navale, appassionato di Formula 1 e tifoso Ferrari da oltre 25 anni