F1 | Quando è in gioco il DNA della Formula 1 e la Ferrari minaccia di lasciare

L’ipotesi della Ferrari di lasciare la Formula 1, trapelata mercoledì, ma poi smentita è stata più volte ventilata anche in passato, prima da Luca di Montezemolo e poi da Sergio Marchionne e sembra tornare in auge ogni qual volta che il Cavallino vede minacciato il DNA delle corse automobilistiche e la sua stessa entità.

FERRARI LASCIARE FORMULA 1
Foto: Montezemolo e Marchionne

Nei giorni scorsi, è stata pubblicata un’intervista concessa da Mattia Binotto, Team Principal della Scuderia Ferrari, alla testata inglese The Guardian, che insisteva sulla possibilità del team di lasciare la Formula 1 nel caso in cui dovessero essere imposti limiti al budget ancora più severi.

Tuttavia, la Ferrari ha voluto prontamente chiarire, mediante un comunicato, che le parole di Binotto sono state mal interpretate e che quindi la Scuderia non sta minacciando di abbandonare il Circus.

“Binotto non ha mai accennato ad un addio della Scuderia Ferrari dalla F1, al contrario, ha detto che non vorrebbe mai trovarsi nella posizione di guardare ad altre opzioni, oltre a continuare a correre per sviluppare il nostro DNA da corsa, nel caso in cui il budget cap fosse drasticamente ridotto, mettendo a rischio il posto di centinaia di dipendenti”.

Marchionne e Binotto: questione di DNA del motorsport

Insomma, un monito, quello di Binotto che non sa di nuovo. Nel 2018, Sergio Marchionne, allora A.D. della Scuderia Ferrari, rivelava: “Capisco che il loro aspetto sia quello commerciale – riferendosi a Liberty Media -, ma quello tecnico è importante e non può essere messo da parte. Bisogna proteggere il DNA tecnico delle competizioni che non voglio venga diluito da altri aspetti”.

La Ferrari era pronta a muovere guerra alla dirigenza americana, probabilmente, troppo accecata dagli introiti del business commerciale e poco attenta all’aspetto tecnico. “Se non posso distinguere la Rossa dalla Mercedes non ha senso nemmeno correre, ce ne stiamo a casa. Degli aspetti tecnici non sanno nulla, quindi ci lascino lavorare”, tuonava ancora Marchionne.

Montezemolo e l’alternativa endurance

Anche l’ex presidente della Ferrari Luca Cordero di Montezemolo, nel 2014, non è stato meno combattivo. Infatti, in un intervista rilasciata al Wall Street Journal rivelava: “La Formula Uno non funziona. Il circuito è in declino. È in calo perché la Federazione ha dimenticato che la gente guarda le gare per le emozioni che suscitano. Nessuno vuole vedere un pilota che risparmia gomme e carburante. Vogliono vedere monoposto che spingono dall’inizio alla fine. È uno sport, certo, ma è anche uno show. Il Cavallino potrebbe abbandonare il circuito entro il 2020. Il futuro, forse, nelle gare endurance”.

In quel periodo, era in atto un duro scontro contro la FIA, in quanto il team italiano contestava il punto del regolamento, che non consentiva di sviluppare le unità motrici delle monoposto. Montezemolo, inoltre, evidenziava quanto poteva essere giusta la “formula endurance” sia per lo spettacolo che garantiva al pubblico sia per la possibilità di sperimentare soluzioni tecnologiche innovative che potevano essere adottate sulle vetture stradali di Maranello.

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Un fattore etico

Un unico filo conduttore e un’unica unità di intendi lega Mattia Binotto, Sergio Marchionne e Luca di Montezemolo. La Ferrari è l’unica squadra ad aver gareggiato in F1 dal 1950, è il simbolo del Circus, il suo fiore all’occhiello. La scuderia è sinonimo di passione, tecnologia, performance e sviluppo, che sono la linfa vitale della F1 e mai dovranno essere messe in secondo piano.

I rischi della riduzione del budget cap

E’ palese che il Cavallino si batta al fine di tutelare la propria immagine e non solo. Vedi la querelle a cui assistiamo negli ultimi giorni, di fronte alla richiesta di alcuni team di limitare ulteriormente il limite delle spese. L’introduzione del budget cap è certamente qualcosa di interessante nell’ottica di favorire i team minori e livellare le prestazioni, ma ciò comporterebbe il rischio di ridurre il livello e avvicinarsi alle formule inferiori. Il tutto non agevolerebbe le squadre che dispongono di un budget più elevato, come la Ferrari che sarà costretta a rivedere la propria struttura aziendale.

Intanto, mentre tiene banco la discussione sul limite delle spese, Greg Maffei, presidente e CEO di Liberty Media, ha affermato di aver assegnato una quota economica ad ogni team vista la situazione d’emergenza.

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Giuseppe Cinotti

Laureato in Operatore Giuridico d'Impresa e specializzando in Relazioni Internazionali e Cooperazione allo sviluppo presso L'Università per Stranieri di Perugia. Autore per F1ingenerale.com. E’ appassionato di Formula 1 fin da bambino. Ama questo sport perchè è il suo sogno da sempre. Ama il rumore assordante, l'odore della pista, l'attesa, la tensione, le macchine che scattano impazzite, il brivido, la strada che corre veloce, i sorpassi, la paura di sbagliare, il coraggio, il superare se stessi. Il suo motto: "Non si può descrivere la passione, la si può solo vivere" cit. Enzo Ferrari.